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Caro novembre, perché ogni anno mi odi un po’ di più?

La gomma che esplode in autostrada, la barba bianca lampeggiante e una piccola consolazione

Annalena Benini

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benini@ilfoglio.it

29 Novembre 2019 alle 11:04

Caro novembre, perché ogni anno mi odi un po’ di più?

"Autoritratto in Bugatti verde", di Tamara de Lempicka

E poi un giorno ho smesso anche di lamentarmi, perché tanto non serve a niente. Ho smesso di raccontare che cosa sto facendo, che giornata ho avuto e quanto magnesio mi servirà per affrontare tutte le incomprensioni, i dispetti, le code in autostrada e il colloquio con la professoressa di Latino che, dice mia figlia piangendo, la guarda sempre male. “Mi odia”, ha detto, e al telefono aveva una vocina così distrutta che le ho creduto, e tutto il resto è diventato infinitamente meno importante, zero importante, e volevo scendere dall’auto, scendere dal mondo e correre a scuola a pregare questa professoressa di Latino di non odiare mia figlia, proponendole in cambio di odiare me, che sono più forte, sono più abituata. Prendi me, scegli me, odia me, tanto è novembre e va tutto storto. Avevano detto che Saturno contro si era messo a favore, anche che Mercurio retrogrado era finito, ma allora cos’è quest’aria di disfatta, questo peso sul petto, questa sensazione di sbagliare tutte le parole, tutti i sentimenti, tutte le persone? Volevo scendere dall’auto, per questo peso sul petto, questo freddo sudato, questa professoressa cattiva, meditavo gesti importanti di lamentela, volevo che Saturno provasse pietà per me, lo volevo tantissimo, e purtroppo l’auto mi ha ascoltato, e con un rumore di esplosione, una specie di boato, mi ha annunciato lo scoppio di una gomma in autostrada. Sotto una galleria. Io ho il terrore delle gallerie, mi sento soffocare nelle gallerie, ho paura degli incendi nelle gallerie e non so che cosa sia la ruota di un’auto, il cerchio in lega, so a malapena che cos’è un’autostrada.

 

L’attesa del carro attrezzi è stata così lunga, così buia, così sola, che quando ho visto le luci lampeggianti ho pianto. Ho visto passare la mia vita, o almeno quest’ultimo schifoso novembre (scusa novembre, non è colpa tua se è esplosa una gomma, non è colpa tua se c’era una buca, ma vorrei soltanto sapere perché ogni anno mi odi un po’ di più). Quando mi sono sentita salva sopra il carro attrezzi, e dentro il telefono ho trovato soltanto i soliti messaggi di rimostranze, richieste, problemi, cani che abbaiano e ripetizioni di matematica, ho pianto ancora un po’, ma silenziosa, e l’autista del carro attrezzi, con una lunga barba bianca e pieno di luci lampeggianti intorno, mi ha detto: signora non è successo niente, era solo una gomma, però forse le è esploso un po’ di tutto, dentro quella gomma.

    

Mi è esploso un po’ di tutto dentro quella gomma, mi è esploso novembre, ho detto al signore con la barba bianca lampeggiante, che mi ha offerto prima un fazzoletto e poi una caramella all’arancia e ha annuito, come se succedesse sempre così sopra i carri attrezzi, come se i carri attrezzi servissero a questo: a un certo punto bisogna far salire l’esasperazione, darle una caramella e riaccompagnarla a casa. A casa ho preso appuntamento per un colloquio con la professoressa di Latino, e non ho detto niente della gomma esplosa, né della galleria, né del carro attrezzi. Perché ho capito che non serve mai a niente lamentarsi, e perché il signore con la barba bianca mi ha detto una cosa molto importante. Ha detto: signora, è finito novembre.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001. Scrive. Cura un inserto, il Figlio, che esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Lettere rubate è la sua rubrica di libri che esce il sabato.

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