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Macron a Davos invoca l’Europa a due velocità

La Francia è tornata. Il discorso del presidente francese e l’ambizione dell’Ue da recuperare

24 Gennaio 2018 alle 19:15

Emmanuel Macron a Davos

Emmanuel Macron a Davos (foto LaPresse)

“Con questa neve è difficile credere nel cambiamento climatico”. Ha iniziato così il suo discorso al World Economic Forum di Davos il presidente francese Emmanuel Macron. Intervenuto nella giornata in cui hanno parlato anche il primo ministro italiano Paolo Gentiloni e la cancelliera tedesca Angela Merkel, Macron ha per prima cosa rivendicato il ritrovato ruolo del suo paese nello scenario globale: la Francia è tornata, “France is back”, ha detto in uno dei passaggi più intensi del suo discorso.

 

Cooperazione internazionale, lotta alle “numerose sfide” che l’Europa si trova di fronte. Macron, dopo aver enunciato le riforme da attuare nel suo paese, ha sottolineato che “non ci può essere un successo francese senza un successo dell’Europa”. Il presidente ha avvertito della “responsabilità di costruire una Francia prospera e aperta al mondo”, che allo stesso tempo sia “al fianco di chi è rimasto indietro” per colpa della globalizzazione. Globalizzazione di cui Macron è uno dei più strenui sostenitori, a una condizione: “Ho dovuto combattere con un partito nazionalista”, che proponeva l’uscita dalla globalizzazione come soluzione, in realtà “c’era soltanto una mancanza di comprensione”. La soluzione è qui, ora, attraverso un “nuovo patto globale” che la renda sostenibile attraverso il multilateralismo. “Dobbiamo decidere se far prevalere gli interessi e il bene comune” nel lungo periodo oppure no, se realizzare “l’idea di progresso oppure no”.

 

Macron ha poi parafrasato il titolo del forum di Davos di quest’anno: “Creare un mondo condiviso in un mondo frammentato”, aggiungendo che “se vogliamo evitare una frammentazione internazionale abbiamo bisogno di un’Europa più forte”. Una visione su cui è d'accordo con Angela Merkel. Con la cancelliera Macron condivide anche il fatto di non aver mai citato direttamente Donald Trump nel suo discorso, in cui si è concentrato invece sul significato dell’Europa.

 

L’Europa a più velocità

 

Più ambizione, dobbiamo muovere le avanguardie del continente, è l’appello di Macron ai colleghi europei, senza nascondere cosa pensa dell'opzione a due velocità: “Non si può aspettare che tutti attorno al tavolo siano d’accordo. Se alcuni sono pronti a integrarsi si devono muovere. La porta resta aperta, ma non possiamo bloccare chi è più ambizioso”. L’idea è quella di definire un programma a breve termine per l’Unione europea su alcuni impegni: digitale, Difesa comune, migrazioni, investimenti, energia. Una strategia per i prossimi dieci anni: “L’Europa ha una responsabilità e un ruolo definito tra Cina e Stati Uniti. Viviamo in equilibrio tra libertà, giustizia ed eguaglianza, a differenza degli Stati Uniti che hanno un approccio molto diverso. Dobbiamo rivendicare il diritto a investire ma anche quello a proteggere, altrimenti non convinceremo nessuno nelle classi medie e tra i lavoratori sul modello di globalizzazione”.

  

Tassa sul digitale

  

Macron ha parlato anche del ruolo dei giganti della Silicon Valley, come Facebook, Google e Apple. Secondo il presidente francese “c'è una doppia morale: non posso dire a una start-up tecnologica che deve pagare le tasse e non farle pagare ai giganti del web, bisogna porre fine a questo modello su scala globale”, ha detto il presidente francese. Tutti elementi che vanno nel senso della costruzione di una “nuova cooperazione internazionale condivisa”, da realizzare con l’attribuzione al Fondo monetario internazionale della sorveglianza del sistema finanziario globale, compresi i nuovi settori, dai Bitcoin al sistema bancario ombra.

 

Meno armi e più cervelli 

 

Il nostro mondo è cambiato, le persone devono essere istruite, ha detto ancora il presidente francese nella parte del suo discorso dedicata a illustrare la sua strategia per la Francia, che prevede un investimento da 10 miliardi in un fondo per l’innovazione, che “spingerà i nostri giovani verso il cambiamento”. “Abbiamo bisogno di un migliore accesso all’università. Di meno armi e più cervelli”, ha aggiunto.

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