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La “svolta europeista” di Di Maio e Salvini è propaganda ma dissolve il “fronte sovranista”

Capital Economics, Ubs, Teneo Intelligence, Citigroup: gli analisti internazionali considerano inattendibile l'improvviso ripensamento di M5s e Lega sulla politica monetaria

8 Settembre 2017 alle 06:30

Di Maio

Luigi Di Maio a Cernobbio

Roma. Gli analisti sono guardinghi sulla simultanea moderazione dei toni antieuropeisti manifestata lo scorso fine settimana al Forum Ambrosetti di Cernobbio dai leader dei partiti euroscettici, Luigi Di Maio del Movimento 5 stelle e Matteo Salvini della Lega. “Il M5s non vuole un’Italia populista, anti-europea, o estremista”, ha detto Di Maio. “Salvini non farà esplodere il sistema monetario europeo”, ha detto Salvini parlando di sé in terza persona. Una inversione a “u” dopo anni di propaganda in sincrono per spingere l’Italia fuori dall’euro. E’ credibile?

 

Secondo Capital Economics, società di consulenza inglese, il cambiamento di toni è opportunistico in chiave elettorale in vista delle elezioni del prossimo anno e non rappresenta un’assicurazione sull’abbandono di idee radicali come un referendum per l’uscita dall’euro dell’Italia. “Questo cambio di tattica è probabilmente il risultato di dubbi sulla capacità dell’euroscetticismo di ottenere voti. Dopotutto, i sondaggi dicono che la maggior parte degli italiani è a favore della permanenza nell’Eurozona. E la posizione ‘anti euro’ di Marine Le Pen in Francia è stata una delle ragioni della sua sconfitta alle presidenziali. Quindi stanno cercando di riposizionarsi in vista delle elezioni”, scrive l’analista Jack Allen. “Una seconda fonte di preoccupazione è che i partiti anti-euro potranno avere più seggi in Parlamento, e poi cambiare nuovamente tono dopo le elezioni. I commenti di Di Maio suggeriscono che rinnoverebbe la chiamata a un referendum [per l’uscita dall’euro] se l’Unione europea non rilassa le regole fiscali. Ed è difficile che i governi forti ammettano significativi cambiamenti. E’ utile ricordare che il Regno Unito non ha avuto concessioni dall’Unione europea prima del referendum per lasciare il blocco”. La minaccia, dunque, rimane.

 

Secondo il report “Italy: Improving economic trends” della banca svizzera Ubs, l’idea di un referendum per uscire dall’euro – peraltro incostituzionale e senza basi legali al momento – resta per il M5s e la Lega una “opzione di ultima istanza se l’Unione europea perseguirà politiche considerate penalizzanti per l’Italia”, lasciando quindi ampia discrezionalità ai partiti euro-scettici. “Le recenti posizioni più morbide di M5s e Lega – continua Ubs – dovrebbero rimuovere la percezione di uno scenario avverso per gli investitori e ridurre il gradiente di drammaticità delle elezioni”, che presumibilmente si terranno in primavera, almeno durante la fase di campagna elettorale. Il periodo in cui la presunta svolta dei partiti euroscettici potrebbe risultare credibile per i mercati è dunque limitato ai prossimi sette-otto mesi.

 

Wolfango Piccoli, co-presidente di Teneo Intelligence, società di analisi di Londra, invita inoltre a tenere in considerazione che “per Di Maio e Salvini non aveva alcun senso presentarsi a Cernobbio davanti a banchieri ed economisti con i soliti proclami anti euro o per l’introduzione di una moneta parallela: la sede non era adatta”, dice al Foglio. “Sono in campagna elettorale e non mi sorprenderebbe vedere una rinascita di questa idea da una parte o dall’altra in seguito, un cambiamento è sempre possibile. Il timore più grosso è quello di un’alleanza tra M5s e Lega capace di incontrare una maggioranza parlamentare”, aggiunge.

 

Ma su quali basi visto che l’antieuropeismo è stato in pratica l’unico argomento comune di propaganda? “Se viene meno questo collante ci si accorge che la coesione del cosiddetto ‘fronte sovranista’ è pressoché impossibile, il fronte dunque non è credibile”, dice Francesco Galietti, analista di Policy Sonar. “E poi all’interno di un partito come il M5s sensibilità diverse e talora divergenti sono inevitabili”, aggiunge. Alessandro Di Battista o Roberto Fico, che contendono la leadership a Di Maio, hanno cambiato idea sull’Eurexit?

 

Secondo il report “Could Italy Benefit from a Hung Parliament?” di Citigroup, quarta banca americana, che vede come risultato elettorale migliore quello di un governo senza maggioranza e ad interim per produrre riforme impopolari ma necessarie, il rischio rappresentato dal M5s non è tanto la posizione sull’euro bensì “la mancanza di candidati credibili con competenze ed esperienza di governo”.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    08 Settembre 2017 - 09:09

    Ma i consensi ai partiti di Di Maio e di Salvini, almeno secondo i sondaggi che regolano la vita politica italiana anche per i giornali, non arrivano sicuramente dalle posizioni politiche pro Ue o meno. Semmai sono le problematiche non risolte dal governo in carica, come voti di protesta. Infatti questi due partiti non è che abbiano programmi e valori di eccellenza.

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