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L'imbarazzante riciclo di Aldo Giovanni e Giacomo

Non fate i comici, se non avete la pazienza di mettere a punto le gag

16 Dicembre 2016 alle 21:55

aldo giovanni giacomo reuma park

Aldo, Giovanni e Giacomo , Fuga da Reuma Park

Imbarazza il riciclo dello spettacolo teatrale di Aldo Giovanni e Giacomo nell’ultimo film del trio “Fuga da Reuma Park” (diretto dal trio medesimo, dicono i crediti, assieme a Morgan Bertacca). Ma in fondo è roba loro, lo spettacolo e pure il pubblico: se decidono che quest’anno va la minestra riscaldata son padronissimi di passare all’azione. Più imbarazzante ancora – e qui qualcosa da dire abbiamo, parlando di cinema – è l’esasperante lentezza con cui l’annunciato riciclo avviene. Ora lo vediamo. Dài che lo stiamo per vedere. Tutti gli ospiti dell’ospizio sono pronti e seduti per il filmino, lo spettatore assieme a loro. L’infermiera nazista dall’accento slavo prende la frusta se non ti sbrighi. Il pezzo di repertorio parte quando ormai abbiamo la mascella slogata. Pure accompagnato dal commento nostalgico: “guarda come eravamo giovani”.

 



 

“Giovani e bravi”, pensa il malcapitato spettatore. Anche un po’ irresponsabile, va detto. “Il ricco, il povero e il maggiordomo” – film rilasciato nel 2014, sempre con la complicità di Morgan Bertacca – faceva uscire dalla sala fissando la punta delle scarpe, se per caso ti eri fatto accompagnare da qualcuno non del mestiere. Giovani, bravi e magari anche lavoratori (non fate i comici, se non avete la pazienza di mettere a punto le gag). Qui l’idea semplicemente non esiste – gli scellerati fanno la parte di loro stessi truccati da vecchi, si ride solo quando in scena ci sono Ficarra e Picone nella parte dei figli mafiosi che conducono Aldo all’ospizio, appunto il Reuma Park. Nessuno pensa di salvare la situazione con qualche gag.

 

Storia veritiera, milanesissima e popolare di Aldo Giovanni e Giacomo. In un libro

Il trio è un genere difficile in comicità, perché spariglia. Ma è divino per definizione perché trova un equilibrio solo nell’armonia

 

Contestualmente, abbiamo preso atto che durante la proiezione del film (nella più frequentata e centrale sala milanese) non solo esiste ancora l’intervallo (ignoto a tutti i paesi che amano il cinema) ma l’intervallo arriva a caso. Non alla fine di una scena, neppure quando finisce quel che una volta era indicato come “primo tempo”. A caso: l’immagine sparisce e arriva il cartello nero con la pubblicità, subito abbiamo pensato a un guasto. Capita anche che prima si accendano le luci in sala e poi il film bruscamente si interrompa, in tal caso lo spettatore arriva più preparato.

 



 

Siccome ci dobbiamo portare avanti – sennò chi li smaltisce sette cinepanettoni che insieme non faranno l’incasso di Checco Zalone e di “Quo vado?” l’anno scorso – dopo i vecchietti abbiamo visto “Poveri ma ricchi” di Fausto Brizzi con Christian De Sica. Famiglia di cafoni che vince alla lotteria, quindi si trasferisce a Milano – tra il Bosco Verticale di Stefano Boeri e piazza Gae Aulenti – per far la vita dei ricchi. Scopre che son tutti di sinistra, vanno in bicicletta, per regolamento condominiale non friggono. E’ l’unica battuta che pare contemporanea (ma già a Firenze non rideranno). Il resto è un giochetto tra “arigatò” e “rigatoni” che fa ripiombare nell’imbarazzo.

Mariarosa Mancuso

Critica cinematografica, ha studiato filosofia e ha cominciato a occuparsi di cinema per le radio della svizzera italiana. Lavora per Il Foglio sin dai primi numeri e ha tradotto i racconti di Edgar Allan Poe. Ha raccolto le recensioni di un anno di lavoro in un libro del Foglio che ha preso il nome dalla rubrica del sito, Nuovo cinema Mancuso. Nel 2010 Rizzoli ha aggiornato e ristampato Nuovo cinema Mancuso, con la partecipazione di Giuliano Ferrara e Aldo Grasso.

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