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La sfida di Hearst a Condé Nast e Mondadori. Il terremoto d’autunno dei femminili

L’autunno 2018 dell’editoria inizia con una novità di assoluto rilievo, una svolta forse inattesa e che rischia di scombussolare lo status quo: Elle diventa un settimanale

9 Settembre 2018 alle 06:07

La sfida di Hearst a Condé Nast e Mondadori. Il terremoto d’autunno dei femminili

La copertina del numero di settembre

Beato il pubblico femminile. Loro, le donne, sì che possono scegliere quando si tratta di riviste da leggere per farsi ispirare. Un pubblico calante ma fedele. Ce ne fossero di testate per maschi. Invece ci si deve accontentare di tre quotidiani sportivi e qualche newsmagazine. Scherzi a parte, l’autunno 2018 dell’editoria inizia con una novità di assoluto rilievo, una svolta forse inattesa e che rischia di scombussolare lo status quo. Il colosso americano Hearst (che controlla, per dirne una, l’agenzia di rating Fitch), ha deciso di imprimere un cambio di marcia alla sua presenza sul mercato italiano. Da novembre – ma l’annuncio è arrivato formalmente lunedì 3 – la casa editrice Usa, guidata in Italia e nell’Europa occidentale da Giacomo Moletto, ex manager Mondadori, trasformerà il mensile patinato, di fascia altissima, Elle, in un settimanale. Lo farà fondendo l’ammiraglia del suo portafoglio (45 edizioni in 43 paesi, che si autodefinisce, noblesse oblige, la più importante rivista di moda al mondo) con il settimanale Gioia (anno di nascita: 1937) che sparirà, così, dal mercato.

 

Questa mossa, sinergie a parte, non è solo un modo per riposizionare un brand alquanto forte, che rivaleggia su scala mondiale con il Vogue della Condé Nast, ma rappresenta anche un vero scossone per il settore e per i rivali. Perché adesso le 63 persone che lavoreranno al progetto (direttore Maria Elena Viola) daranno del filo da torcere agli altri due settimanali di riferimento del femminile italiano: Vanity Fair, sempre di Condé Nast, e Grazia, uno dei punti di forza dell’offerta Mondadori. Un possibile duro colpo da assorbire sia per l’altro big dell’informazione americana, che negli ultimi tempi ha deciso di puntare su influencer, blogger e progetti digitali, magari per sostituire la carta stampata, sia per la casa editrice dei Berlusconi già alle prese con un lungo processo di revisione del suo portafoglio di testate periodiche che porterà, nei prossimi mesi, a vendere persino Panorama (a Maurizio Belpietro). Da novembre, quindi, sarà una corsa a tre per conquistare o fidelizzare un pubblico attento e dalla importante capacità di spesa: un target fondamentale, in un mercato decrescente e asfittico in termini pubblicitari (-9,3% la raccolta dell’intera offerta di periodici italiani alla fine dello scorso giugno) ma che evidentemente attira investimenti settoriali rilevanti e ha un suo senso. Reimpostare un mensile in un settimanale non è impresa semplice anche se a disposizione hai più di 60 colleghi. Sempre che tutti restino al loro posto. Perché, nei corridoi della Hearst, circola una voce che vuole l’azienda pronta a diversificare ancora l’offerta. Perché dopo l’esperimento, ancora in fase di perfezionamento, del progetto, questa volta maschile, Esquire (al momento resta una testata online, anche se da ottobre potrebbero uscire alcune edizioni cartacee: dalle 3 alle 5), non è da escludere che Hearst voglia portare in Italia anche lo storico (anno di fondazione: 1867) femminile Harper's Bazaar sulla cui versione internet campeggia il duo Chiara Ferragni-Fedez, reduci dal matrimonio. E per questi due progetti – anche la versione nostrana di Harper’s Bazaar partirebbe inizialmente sul web, tanto le redazioni di Hearst sono in Svizzera – la casa editrice potrebbe far ricorso a giornalisti e firme di Elle-Gioia, visti i numeri in campo.

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