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Il Paese Ritrovato, un posto per i malati di Alzheimer unico al mondo

Un villaggio che rivoluziona il modo di intendere la cura e l’assistenza e offre alle persone malate la possibilità di godere di una certa libertà e al tempo stesso della necessaria assistenza e protezione

1 Luglio 2018 alle 06:11

Il Paese Ritrovato, un posto per i malati di Alzheimer unico al mondo

Foto di Alzheimer's Association via Flickr

Roberto Mauri, direttore della Cooperativa sociale La Meridiana Due, ha una fiducia cieca nella mano divina che può aiutare gli uomini a uscire dai guai. E visto come stanno andando le cose al suo progetto, avere fede nella provvidenza, si sta rivelando un atto di dovuto. Tutto è partito 13 mesi fa. Dove oggi c’è un borgo, la brughiera attorno a Monza la faceva ancora da padrona. Il borgo oggi ha un nome speciale, il Paese Ritrovato, per cittadini speciali. Vie, piazze, giardinetti, negozi, il teatro, la chiesa, la pro loco, l’orto e gli appartamenti su una superficie di 14 mila mq. Insomma, un vero villaggio costruito ad arte con case colorate, vivaci, vive. Destinate a persone con Alzheimer e con demenza per ritrovare la vita quotidiana.

 

Un villaggio che rivoluziona il modo di intendere la cura e l’assistenza e offre alle persone malate la possibilità di godere di una certa libertà e al tempo stesso della necessaria assistenza e protezione. “Da 42 anni ci occupiamo delle persone anziane cercando di far vivere al meglio questa fase della vita – spiega Roberto Mauri – Siamo un gruppo di persone nato da una esperienza di volontariato nell’ambito della parrocchia San Biagio di Monza. Basti pensare che il primo centro diurno in Italia l’abbiamo fatto noi 35 anni fa qui a Monza”. Da allora, solo in Lombardia, ce ne sono 330. L’Alzheimer sta diventando una vera pandemia e per il sistema di welfare italiano è un problema gravissimo, rischia di far saltare tutti gli equilibri dei prossimi anni. “E’ uno scenario catastrofico con cui dobbiamo fare i conti”. Solo nel territorio della ex Asl Monza e Brianza le persone con demenza sono circa 7.500, il 4,5% di tutta la popolazione anziana. Da lì, l’idea di cercare qualcosa di diverso. “Abbiamo girato un po’ il mondo per vedere chi prima di noi avesse trovato qualcosa. Ci ha colpiti un’esperienza olandese che sembrava significativa, l’abbiamo ri-contestualizzata nella realtà italiana e studiato un nostro progetto autonomo”. E’ il primo esperimento di vita di questo tipo. Ci sono otto appartamentini per otto persone ciascuno dove la vita è pressoché normale. Possono uscire in una sorta di libertà vigilata grazie a una serie di dispositivi informatici che permettono di sapere sempre dove si trova la persona. “E’ dimostrato da altre esperienze che laddove non c’è costrizione il livello di stress si abbassa e la qualità della vita migliora”. Nulla è stato lasciato al caso a cominciare dal ruolo della comunità scientifica che ha visto in prima linea il Politecnico di Milano, la Fondazione Golgi Cenci e il Cnr. Enti che saranno chiamati a monitorare gli effetti del borgo-esperimento. Un’osservazione che culminerà, grazie agli esperti dell’Università LIUC di Varese, nella messa a punto di un modello di cura estendibile anche ad altre realtà territoriali. I primi ospiti sono arrivati da pochi giorni ed entro l’estate saranno 32 le persone che varcheranno l’ingresso del Paese Ritrovato. E 64 entro la fine dell’anno”. Poi ci sono le note dolenti: i costi. “Siamo persone povere, piene di debiti e che fanno le cose che dicono. Abbiamo speso 10 milioni di euro ovviamente senza averli. Ma siamo andati dalle persone ricche della nostra zona e abbiamo spiegato la nostra idea: se ci date una mano la facciamo altrimenti mettiamo tutto in cassetto. Così, sulla spesa complessiva di 10 milioni ne abbiamo raccolti 7 di donazioni”. Non è mancata la collaborazione con gli enti pubblici: Comune di Monza, Regione, ATS Brianza, ASST Monza. I contributi più importanti sono arrivati da tre famiglie illuminate della Brianza: Rovati, Fontana, Fumagalli. Decisivi anche gli interventi di Fondazione Cariplo, della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e dell’Associazione Petri Cagnola. Un comitato di garanzia, presieduto da Giovanna Forlanelli Rovati controllerà che tutto proceda per il meglio.

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