Bicocca, l’Università è una finestra intelligente sul sapere

Numeri in crescita, spin-off, uno stile da campus americano. Pure il gelato-brand. Forum con il rettore Cristina Messa

23 Giugno 2018 alle 06:00

Bicocca, l’Università è una finestra intelligente sul sapere

Foto via almalaurea.it

L’ultimissima notizia, mercoledì: un milione di euro incassati per un brevetto sulle “finestre intelligenti”. Anche sull’Ambiente sono forti. E originali. Avere un centro di ricerca della facoltà di Biologia marina su un atollo delle Maldive, oppure un laboratorio sperimentale dove a - 50 gradi si studiano i neutrini sono tratti distintivi, per un ateneo. Ma all’Università degli Studi di Milano-Bicocca differenziarsi e trovare una propria strada è sempre stato un obiettivo. Bicocca compie vent’anni, è nata come uno spin-off delle Statale per alcune facoltà, ha costruito un suo percorso e una sua specificità in ambito sociologico, economico, scientifico. Con un profilo accademico e didattico che – soprattutto guardando alla qualità media degli atenei pubblici nazionali – innovativo, più da “campus” anglosassone. Essere diversi per spiegare il sapere, per attrarre risorse, per avere giovani più preparati al lavoro di ricerca condiviso. Così gli studenti più anziani fanno da tutor a quelli appena arrivati, chiaramente con un piccolo incentivo: l’orientamento è fondamentale contro gli abbandoni. Puoi andare anche a lezione di imprenditorialità, se per caso, dopo la laurea, lo studente volesse mettersi in proprio (la società che scommette sulle “finestre intelligenti” è uno dei tanti spin-off Bicocca). Se studi Medicina, il corso per imparare a comunicare con il malato è obbligatorio. Cercano così tanto la differenza che hanno inventato persino il “Gelato Bicocca”, uno degli oggetti di “comunicazione” smart e promozione del brand, e hanno una web radio, Radio Bicocca, dentro il campus. Formazione è anche saper stare insieme, orgoglio, spirito di squadra.

  

Caratteristiche come quelle trasmesse dal suo rettore, Cristina Messa, unica donna a Milano a gestire una “fabbrica della conoscenza” con 33 mila studenti, 900 docenti, 700  tra dirigenti e impiegati amministrativi. Sposata con un farmacologo, due figli. Laurea in Medicina e specializzazione in Medicina nucleare, studi all’estero, Usa e Londra. Orgoglio e sorrisi di Cristina Messa al Forum con il Foglio quando racconta la sua università e la Milano del futuro. “Gli atenei milanesi hanno aumentato le iscrizioni dell’8 per cento, superando già di tre punti percentuali l’obiettivo di Italia 2020, mentre nelle altre università italiane si è registrato un calo. A Milano ci sono quasi 200 mila universitari, il 15 per cento della popolazione. Per vincere la sfida del futuro, questa città può contare su un sistema universitario solido collocato strategicamente in aree differenti”. Atenei strettamente connessi al territorio, quindi anche Milano più connessa, attrattiva. E Bicocca che è una sorta di termilale naturale verso il nord, Monza e la Brianza. Proiezione anche internazionale? “Certo. Il 18 per cento degli studenti stranieri nelle università italiane si concentra a Milano. A Bicocca abbiamo cinque corsi di laurea magistrale interamente in lingua inglese. Abbiamo  anche un master, il Maib, in inglese. Guardiamo avanti, o meglio ci adeguiamo ai tempi”.

   

Ma come si fa a insegnare anche questa “necessità” di essere al passo coi tempi della conoscenza? “Siamo convinti che in ogni professione ci siano delle competenze traversali e personali. Dobbiamo imparare a fare più cose. In inglese si chiamano soft skills. Là fuori c’è il mondo del lavoro che ti aspetta con le sue regole non scritte ma che dobbiamo sapere”. Il mondo del lavoro è fuori? “No, è ovunque. La Bicocca ha forti rapporti con le imprese. Ci sono imprenditori che fanno ‘lezione’ da noi, altri ospitano stage. Altri ancora promuovono progetti. C’è uno scambio continuo e costante. Siamo aperti e diventeremo più grandi”. Più grandi di così? “Sì, cerchiamo un ampliamento per le strutture – rivela al Foglio – verso Sesto, dove c’era la Breda, oltre la Torre Breda che è già nostra. Poi puntiamo al recupero dell’ex centrale di A2A e alle strutture sportive della Pirelli tra viale Sarca e viale Zara.  Bicocca ha bisogno di laboratori, aule”. E’ necessario? “Sì, noi abbiamo più domanda che offerta. Oggi abbiamo una media di 9 mila matricole all’anno. Ma le richieste sono quasi il doppio. Per il 60 per cento dei corsi abbiamo il numero di studenti programmato. Non potevano fare diversamente. Ora dobbiamo cercare denaro”. Infatti alla Bicocca è nato un progetto di crowdfunding… “Sì, è il primo progetto per raccogliere finanziamenti dell’Università Bicocca aperto a studenti, ex studenti, ricercatori, dottorandi, dipendenti e aziende interessate. Un progetto in partnership con Produzioni dal basso, la più grande community digitale italiana di crowdfunding. Insieme abbiamo lanciato una piattaforma che consente di finanziare i propri progetti. Ci siamo arrangiati”.

  

Il rettore Cristina Messa dice e fa. Orgoglio e senso del lavoro davanti a un milione di euro incassati per i brevetti delle finestre intelligenti realizzati nei laboratori della Bicocca. Così la Glass toPower, società spin-off dell’ateneo milanese, ha investito per acquisire una famiglia di brevetti. Nanocristalli inseriti in lastre di plexiglass che convertono la luce solare in raggi infrarossi. Fare università oggi significa, in fondo, essere “finestre intelligenti” della conoscenza, trasparenti luoghi di interscambio con il territorio, l’impresa, la ricerca degli altri, la necessità degli studenti di non essere solo dei “frequentatori” passivi. E significa collaborazione, “con gli altri atenei lavoriamo bene, in competizione positiva”, dice Messa. Che qualche mese fa è stata cooptata da Roberto Maroni nel “dream team” di lavoro per la trattativa Lombardia- Stato sull’Autonomia. Tanto per ricordare che il sistema del sapere deve essere al centro di ogni idea di sviluppo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi