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C’era una volta Cassina, “il” design, ma lo spirito ora è altrove. Il racconto di Danila

Le grandi collaborazioni che hanno consegnano l'azienda alla storia del design e la vecchia filosofia aziendale da cui è ripartita Mdf Italia

22 Aprile 2018 alle 06:05

C’era una volta Cassina, “il” design, ma lo spirito ora è altrove. Il racconto di Danila

Immagine tratta da YouTube

This will be the space. Il nuovo showroom (quasi 2 mila metri quadri) che Cassina si è regalato per i cinquant’anni di presenza in via Durini. Ha precorso i tempi Franco Cassina, che inaugurò la boutique nel 1968: cantava Ornella Vanoni e tutto fu registrato in un memorabile articolo della Aspesi su Ottagono, rivista fondata dallo stesso Cassina, Flos, Bernini e altri. Dentro, pezzi firmati da Mario Bellini, Vico Magistretti, Piero Lissoni. E oggi Patricia Urquiola che ha ridisegnato e ampliato gli interni. “Già, però quello showroom non è più nostro, la nostra famiglia non c’entra più nulla dal momento in cui abbiamo venduto l’azienda. Noi Urquiola non l’avremmo mai interpellata, brava, per carità, ma nulla avrebbe potuto c’entrare con la vecchia Cassina, quella vera”, precisa Danila Cassina figlia di quel Franco che oltre all’azienda ereditata dal padre Umberto e dallo zio Cesare (che la fondarono a Meda nel 1927) fu uno dei promotori della nascita del Salone del Mobile.

 

Tempi irripetibili? “Direi di sì. Le aziende di una volta hanno portato il design italiano nel mondo. C’era un grande fermento, designer, per la maggior parte architetti, colti e creativi, imprenditori disponibili al rischio, un mercato desideroso di novità”. Da lí è partito il rapporto con architetti e progettisti di fama. Primo Gio Ponti: la sua sedia 646, la “leggera” concepita in migliaia di pezzi per ambienti pubblici e ristoranti riscuote successo da far lievitare i fatturati. Nel 1957, non soddisfatto, Ponti, lavora a un modello di sedia di appena 1,66 chili, la ‘Superleggera’. Nascono le grandi collaborazioni che consegnano Cassina alla storia del design. Con la collezione “I Maestri” il mercato poteva acquistare repliche di archetipi disegnati dagli esponenti più significativi del Movimento Moderno: Le Corbusier, Mackintosh, Wright. E da quel momento iniziano a lavorare per Cassina i migliori progettisti.

 

Ma le cose cambiano.

 

“Nel 1989 il 50 per cento delle azioni di Cassina vengono cedute. Varie vicissitudini fino a che nel 2005 Charme, il fondo specializzato in beni di lusso ideato da Luca di Montezemolo, acquista Cassina riportandola totalmente in mani italiane. “Però, purtroppo, cambia tutto. Charme, dispiace dirlo, ha stravolto l’azienda, non hanno mantenuto quella che era la filosofia e l’immagine. Una grande amarezza”.

 

Nel 2014 Cassina è passata a Haworth, società del Michigan, venduta proprio dal fondo Charme. “Noi abbiamo percorso la nostra strada senza più occuparci di Cassina. Nel 2007 abbiamo acquisito con mio fratello Umberto e con altri soci Mdf Italia, azienda affine alla nostra filosofia, un’azienda di design, come era Cassina”. Al Salone ci saranno. Senza mettere limiti al bello. “Ce lo ha insegnato nostro padre”.

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