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Storia di una Goccia

Vicenda istruttiva, in Bovisa, di una grande incompiuta urbanistica. Ma ora si cambia

8 Aprile 2018 alle 06:19

Storia di una Goccia

Parco la Goccia, via Flickr

Da oltre un secolo è conosciuta come la Goccia, per via della sua forma topografica, e rappresenta (ha rappresentato) una della più grandi incompiute della storia di Milano degli ultimi anni. Ex area industriale, transennata nel 1994 e oggetto di ripetuti tentativi di riqualificazione puntualmente falliti, la Goccia è un esempio di come le capacità di rigenerazione urbana possano segnare il passo anche nelle città italiana che meglio di tutte è approdata alla fase post industriale. Una storia istruttiva.

  

Vasta 850 mila metri quadrati, quanto il Parco Sempione, incastonata tra Villapizzone e la Bovisa, un tempo due “borghi”, la Goccia segna la storia industriale di Milano fin dalla seconda metà dell’800 con l’insediamento dello stabilimento Candiani che produce acido solforico. Siamo nel 1882, da sei anni in Bovisa è arrivata la ferrovia. Il salto di qualità avviene nel 1908 con Union de Gaz che costruisce i celebri gasometri dei quadri di Sironi che ancora oggi costituiscono l’emblema della Goccia e che producono gas metano per tutta la città. Con gli anni si susseguono diverse proprietà tra cui Smeriglio, Montedison, Ceretti & Tanfani: il quartiere caro a Giovanni Testori diventa un centro delle tute blu, uno dei tanti in città. Alla fine degli anni ’60 i primi segnali di una crisi che procede irreversibile, tant’è che quando nel 1994 si mettono i sigilli l’attività è già ferma da tempo e si ragiona su come riutilizzare gli spazi.

 

Il primo progetto è del Politecnico che vuole lanciare un nuovo polo nel Nordovest: le intenzioni sono serie confermate dall’acquisto di un lotto della Goccia nel 2000, affiancandosi così a Aem che aveva rilevato i terreni dismessi. Il Comune assume la regia e promuove nel 1997 il primo accordo di programma con Aem e Politecnico che redige un bando di gara per la bonifica dell’area inquinata da un secolo di industrie della chimica. Dopo tre anni si rinuncia per via dei costi: è il primo tentativo che fallisce il bersaglio. Nel 2002 si ritenta: il Comune affida a MM la bonifica grazie anche ai 12 milioni ottenuti dalla vendita dei lotti al Politecnico ma anche stavolta ci si ferma prima di iniziare per le proteste del quartiere contrario allo sviluppo edilizio: un classico del conservatorismo italiano a livello locale. Con l’amministrazione Moratti si ritenta con un progetto che prevede un mix di edilizia, polo universitario e verde: la breve vita dell’amministrazione lascia il piano nelle mani di Pisapia che riprova nell’impresa. E qui avviene un fatto paradossale: proprio l’amministrazione con la più spiccata vocazione ambientalista degli ultimi vent’anni si trova invischiata in un duello con il Comitato la Goccia, sorto nel 2012, e animato da Giuseppe Boatti che elabora un piano alternativo a quello di Palazzo Marino. Per l’architetto il parco La Goccia e lo scalo Farini devono essere fusi in un unico corridoio verde che colleghi la Bovisa alla città. Nasce un confronto durissimo con Lucia De Cesaris, titolare dell’Urbanistica, cui neppure un lungo workshop da lei voluto per trovare una soluzione condivisa con il comitato sortisce effetti. Nel 2015 il Comune affida sempre a MM i lavori per la bonifica del primo lotto A1: subito il Comitato promuove il ricorso al Consiglio di Stato che nel luglio del 2016 ferma i lavori. Secondo i residenti la bonifica è troppo invasiva e comporta due rischi: danneggerebbe il verde in modo tale da rendere poi il terreno edificabile. Con oltre 2.000 alberi, è la loro tesi, si deve procedere con un risanamento soft che salvaguardi la natura.

 

Siamo così ai nostri giorni. Lo scorso 20 febbraio il Consiglio di Stato dichiara la “sopravvenuta carenza di interesse” per i ricorrenti, e dà il via libera alla prosecuzione dei lavori che il Comune annuncia immediati. Quanto al futuro, l’obiettivo per l’amministrazione Sala resta “un incremento del verde e una destinazione prevalente delle volumetrie per la realizzazione del campus del Politecnico” ma appare arduo, alla luce degli ultimi anni, giurare sulla sua esecuzione senza intoppi.  

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