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Quella medicina (non amara) che si chiama ricerca

Farmaci, salute e cultura scientifica. Cosa fa il Mario Negri. Forum col prof. Garattini

26 Gennaio 2017 alle 15:59

Quella medicina (non amara) che si chiama ricerca

(foto LaPresse)

Duro con i pediatri che si oppongono le vaccinazioni: “Sono da espellere dal’Ordine dei medici”. Sarcastico con un sistema (europeo) che mette sul mercato farmaci sicuri, per qualità, efficacia e sicurezza (come prevede la legge), ma senza un vero valore aggiunto terapeutico. Preoccupato per lo smog sottovalutato, “c’è relazione tra aumento dell’inquinamento e mortalità”. E soprattutto rottamatore del pensiero unico dell’ovvio: contro chi non usa lo zucchero, contro chi non dà la carne ai bambini, contro, addirittura, chi diffonde la cultura dell’oroscopo, “una tv di stato non dovrebbe proporli, così ci allontaniamo dalle verità”. Contro, soprattutto, una cultura e una pratica informativa ancora molto antiscientifiche, che spacciano opinioni false come fossero dati misurabili: dall’ostracismo sugli ogm al veganesimo, ai vari casi Stamina. Silvio Garattini, classe 1928, al Forum del Foglio. Garbato e polemico sul futuro, forte sostenitore del Servizio sanitario nazionale, “da preservare e tutelare”. Un testimone dell’eccellenza della ricerca milanese, tutt’altro che rivolto al passato.

E’ il 1957 quando il fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri ha la possibilità di visitare ospedali e laboratori farmaceutici negli Usa. Una folgorazione. “Sono rimasto stupito. In Italia la ricerca era considerata un’attività accessoria, negli Stati Uniti una vera professione. Avevo due scelte: rimanere là o ritornare in Italia e cambiare le cose”. E’ nato così l’Istituto farmacologico Mario Negri nel 1963. L’incontro tra il gioielliere milanese Mario Negri, filantropo con la passione della medicina, e il giovane medico ricercatore Silvio Garattini, nei corridoi della facoltà di Medicina, è stato determinante per la vita di questi due visionari. L’imprenditore nel ’60 scopre di avere un tumore e pochi mesi di vita. All’apertura del testamento, Garattini scopre che Negri gli ha lasciato 100 milioni di lire e le azioni di una ditta farmaceutica. Nel 1963 Garattini inaugura l’Istituto di ricerca. “Da allora ci occupiamo di ambiente, malattie rare, tumori e tante altre cose. Facciamo formazione, informazione e ricerca. Oggi la ricerca in Italia non va bene. Abbiamo dei bravissimi ricercatori, ma sono pochi, la metà della media dei ricercatori europei. In media l’Europa investe il 2,3-2,4 per cento del pil, noi ci avviciniamo all’1,2. Ma nemmeno è un dato corretto, perché il 50 per cento dei fondi pubblici delle universitari nominalmente a vantaggio della ricerca sono molto meno. Dovremmo avere il doppio di ricercatori”. La ricerca in Italia è stata abbandonata. Non a Milano, non in Lombardia, ma sul totale del paese la media si abbassa fortemente. E pensare che – dati Ue – con un euro speso in ricerca ritornano alla collettività 23 euro in innovazione, in pil. Senza ricerca non c’è futuro. “A Milano non bastano moda e design”. Un dato in controtendenza, a Milan: “Abbiamo invece tanti donatori. Basta pensare alla Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro. Lo stesso Mario Negri è stato ed è sostenuto dai donatori. Settecento dipendenti e tre istituti non sono pochi”. Con la stridente contraddizione, comune ad altre istituzioni simili, di 280 mila euro di Imu pagati allo stato. “Una botta e una beffa”. Garattini sogna una Milano piena di laboratori con giovani in camice bianco al microscopio. E spera che l’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, traslochi da Londra a Milano. “Sarebbe fantastico. Mille dipendenti, tanti posti di lavoro nuovi, formazione. Ma bisogna trovare subito una location adatta. Il Pirellone andrebbe benissimo”, dice – anche se Giovanni Azzone, che ora guida Arexpo, ha in mente il Palazzo Italia. L’Ema attirerebbe a Milano tutte le aziende farmaceutiche europee. Una rivoluzione e un’opportunità per il mercato e la ricerca. Ma la concorrenza è forte.

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L’Isituto Mario Negri fa molte cose, per la città non solo. E sforna metodologie di ricerca che poi vengono copiate nel mondo. Ad esempio ha studiato il fenomeno inquinamento attraverso il controllo delle fogne. I ricercatori hanno cercato residui di salbutomolo, un principio chimico contenuto negli spray per i malati di asma. Risultato? A un aumento delle polveri sottili a Milano corrisponde un aumento di salbutomolo. Lo studio delle acque fognarie era già stato utilizzato per monitorare l’utilizzo di droghe: cocaina, cannabis, anfetamine. “Abbiamo esportato il know how. Dal punto di vista scientifico un successo dei ricercatori del Mario Negri. Si può raccontare una città partendo dalle fogne. Inutile dire che Amsterdam è risultata la città europea più a rischio droghe”. Il Mario Negri, ama precisare Silvio Garattini, non brevetta. È tutto a disposizione. Programmi, studi, ricerche. Un’assoluta trasparenza lontano dalle sirene delle aziende farmaceutiche. “Così siamo più liberi. Ci devono spiegare come mai un farmaco sotto brevetto costa più di un altro di medesima resa? I farmaci incidono nella spesa sanitaria per il 17,1 per cento nel 2016. Prima eravamo al 14,85 per cento. Un miliardo e 600 milioni in più. E’ troppo, è eccessivo”.

Un istituto indipendente come il Mario Negri potrebbe fare da modello sul ruolo che potrebbe svolgere un’autorità terza, se venisse istituita. La realtà e che l’Ema, così come l’Aifa, non sono autorità terze e possono svolgere tale ruolo. Eppure: “Serve più appropriatezza sulla prescrizione – dice il professore – prendiamo gli antitumorali, che stanno facendo lievitare la spesa farmaceutica. Si immette sul mercato un farmaco che non ha in generale un valore aggiunto: ad esempio, una volta assunto non allunga la vita. Che senso ha? C’è una spesa esagerata e una informazione in mano ai 20 mila informatori farmaceutici. Certo, abbiamo fatto passi da gigante. Negli anni ’50 per l’approvazione di nuovi farmaci bastava la firma di cinque primari d’ospedale”. Al fondo c’è un problema culturale, che Garattini evidenzia parlando di un tema assai dibattuto oggi, i vaccini. Se le organizzazioni mondiali e nazionali della salute sostengono che è’ una follia non vaccinarsi, non vedo perché si debba aprire un dibattito. E’ sbagliato. Certo, non c’è l’obbligatorietà della vaccinazione, ma è anche vero che per avere l’immunità generalizzata si deve vaccinare il 95 per cento della popolazione”. Garattini offre un ordine di grandezza per capire il problema: in Europa , l’Italia ha avuto il più alto numero di bambini malati di morbillo. “Si, credo sia un problema culturale. Lo ripeto. Come per gli ogm. Dobbiamo capire i fattori di rischio. Dobbiamo essere più scettici, critici. Non più creduloni”. Infine, il sistema della Sanità. che ne pensa della riforma sanitaria lombarda targata Maroni? Garattini individua i due nodi: le liste d’attesa e i pronto soccorso. “L’idea di far lavorare insieme i medici di Medicina generale e quelli dell’ospedale, è giusta. Ad esempio sulle cronicità. Bisogna liberare gli ospedali dai malati cronici con lievi patologie e trasferire gli interventi alla Medicina generale sul territorio”. Su questo, il giudizio è positivo. Poi c’è la faccenda delle liste da accorciare. Qualcosa si sta facendo, ma Garattini ha da sempre una posizione critica su un aspetto che, a suo avviso, complica anche questo aspetto.: “Io eliminerei l’intramoenia”.

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