La “famiglia Moncler” entra nella cucina di “Da Vittorio”

Dalla trattoria di famiglia al lusso esperienziale, tra memoria della vecchia Milano e nuove alleanze finanziarie, con il pesce diventato simbolo di un’Italia che cambia. Viaggio in un mito italiano

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28 MAR 26
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Foto tratta dalla pagina Facebook del ristorante "Da Vittorio"

Alla storia della famiglia Cerea del ristorante-brand “da Vittorio” che compie sessant’anni e dove è appena entrata al 40 per cento la famiglia Ruffini, o per meglio dire uno degli eredi di Remo patron di Moncler, Pietro, votato alle attività di diversificazione nel cosiddetto “lusso esperienziale” con la società Ou(R) Group che già partecipa a Langosteria e ad altri riferimenti della nuova Milano, è intrecciata quella di molti esponenti della vecchia Milano e di una certa noblesse, anche solo di modi ma in genere non solo, ché nel piccolo ed eccellente ristorante originario, lungo la strada che porta da Bergamo bassa alla città alta, arrivavano solo per il piacere del menu. Per esempio i Pirelli, talvolta Giulio Andreotti che era notoriamente molto parco a tavola ma apprezzava, come tutti, la buona cucina, come ovvio i Percassi, ma qualcuno ricorda esponenti della famiglia Agnelli: sulla carta c’erano già i paccheri, ancorché non fossero la mania di oggi per la quale la scorsa settimana, alla cena post-sfilata di Valentino a Roma al Casino dell’Aurora, abbiamo visto lunghe file di ospiti in attesa, pronti a sdegnare i trionfi di fruits de mer e ahinoi anche il celebre e solitamente inaccessibile Caravaggio al piano superiore pur di non perdersi il celebre sugo.
E qui arriviamo al punto, perché se adesso ci riempiamo, letteralmente, la bocca con la narrativa del pesce che bene si mangia solo a Milano e dintorni, molto lo dobbiamo a Vittorio Cerea che, con la moglie Bruna, nel 1966 decise di offrire pesce in un paese che aveva appena potuto iniziare a permettersi due fettine di fesa di vitello alla settimana e il pollo la domenica. Spaghetti pollo insalatina e una tazzina di caffè, avete presente. Nel 1978 sarebbe arrivata la prima Stella Michelin, nel 1996 la seconda e successivamente la terza, ma è in mezzo a quelle due prime date, cioè negli anni della Milano da bere, che nella cerchia dei Navigli si inizia a raccontare delle gite fuoriporta per l’Accademia Carrara e il celebre “giro-pesce” di Vittorio Cerea. Quando la famiglia, con i quattro figli, nel 2005 trasferisce e amplia le attività a Brusaporto, inaugurando La Dimora, primo locale del circuito Relais&Chateaux della zona, la fama è talmente consolidata da trasformarsi in brand, attirando inevitabilmente le attenzioni di chi di posizionamento vive, e cioè la moda, per la quale il catering di Vittorio diventa quello che un tempo si definiva un must e oggi che nessuno ha più bisogno di niente un must lo stesso. Cucinelli, Ruffini, Kering e la famiglia Berlusconi, matrimoni reali e simbolici inclusi. Oggi che le attività si estendono dal ristorante e caffè nella boutique Vuitton di via Montenapoleone allo Splendido Mare di Portofino, alle biscotterie-cioccolaterie “Pastry Lab” approdate anche all’hotel Minerva di Roma e il fatturato consolidato ha raggiunto i 120 milioni di euro, può comunque capitare che vi vengano a tirare su il morale con una delizia se giacete in un letto d’ospedale con una gamba rotta o con un piatto speciale se siete confinati in casa per la pandemia.