Quel girasole che non appassirà mai

Dal playground di via Dezza a Milano parte un messaggio d’amore pronto a rimbalzare

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16 MAY 26
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Il campo dei girasoli in via Dezza a Milano, uno dei mitici campi da basket della città, ricolorato per ricordare Alessandro Meszely, morto per un attacco di cuore a 15 anni mentre giocava proprio qui (foto Zapelloni)

Aveva ragione Alberto Savinio: c’è sempre qualcosa di speciale nei viali alberati di Milano, quando scoppia la primavera. Via Dezza non fa eccezione, devia leggera fra le strade discrete che abbracciano piazza Po e il Parco Solari. Nei giardinetti che lambiscono villette e palazzi spunta, inconfondibile, il playground del basket: uno dei più famosi della città, un’accademia a cielo aperto della palla a spicchi. È intitolato a Mario Borella, che ha allevato generazioni di cestisti dell’Olimpia e viveva a pochi passi, ed è anche il luogo del ricordo di Gabriele Piazzolla, leggenda del basket urban dei primi anni Duemila. Attorno alle panchine di legno verde, fra ragazzi che si scambiano battute, birrette e abbracci, si sono giocate migliaia di partite e sono nate e finite storie d’amore. Un romanzo di formazione interrotto, lo scorso novembre, da una frattura che lo ha trasformato in una storia esemplare di cuori grandi, girasoli e di un certo modo di essere Milano.
Ale, racconta sua mamma Laura Scolari, portava il sole ovunque andasse. Da quando il suo cuore ha smesso di battere su quel campetto – era il 2017, aveva quindici anni – Laura è tornata ogni giorno a lasciare un girasole sulla rete metallica che lo delimita. Un gesto piccolo, ostinato, una specie di rito: nei primi anni è diventato il modo in cui via Dezza riconosceva il passaggio delle stagioni. Lo sapevano i ragazzi del playground, lo sapeva il vicinato, lo sapevano i passanti che senza conoscere la storia rallentavano un istante. Un rito silenzioso, condiviso con il papà Giorgio Meszely e con i tanti amici di Ale. È durato otto anni, finché lo scorso novembre una mano anonima ha cominciato a strappare il girasole, giorno dopo giorno, in nome di una personalissima idea di decoro e con parole ostili (non solo nei confronti della grammatica): “Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano diventerebbe una spazzatura”. Uno schiaffo. Ma la città ha risposto come sa fare, senza retorica: pochi fronzoli e molti sorrisi, migliaia di fiori arrivati anche dal resto d’Italia nelle settimane successive, lasciati sulla rete per ribadire che il vuoto si riempie, non si nega. Un abbraccio culminato in una parata di stelle del basket, ai primi di dicembre. Al campetto si sono viste molte Scarpette Rosse del presente e del passato: Peppe Poeta, trentotto anni, coach dell’Olimpia, è arrivato a braccetto del suo predecessore Sandro Gamba, novantatré primavere e nessuna intenzione di rassegnarsi alle brutture del mondo.
Giorgio e Laura hanno scelto l’unica risposta possibile al dolore: ricostruire, declinare i verbi al futuro. Il girasole è diventato simbolo di ripartenza. Grazie a un accordo con il Comune e a fondi privati, il playground è rinato ed è già un piccolo format virtuoso. Sono bastati dieci giorni di lavoro per posare le vernici antiscivolo di ultima generazione. Visto dai balconi, all’inaugurazione di sabato scorso, partecipata da oltre 200 persone, il nuovo campo è una botta di colore: caldi flussi di vernice gialla, rossa e blu attorno all’elemento centrale della pavimentazione. “C’è un enorme girasole disegnato, anzi: incastonato nel campo”, racconta Meszely. “Così nessuno potrà più strapparlo. E poi altri girasoli più piccoli nei cerchi olimpici, come in un’ideale legacy. I petali irraggiano anche il centro della lunetta. In ogni palla a due è come se ci fosse Ale, a iniziare il gioco”. La sua storia è diventata un passaporto di umanità: c’è chi è arrivato per giocare apposta da Roma, da Padova, da Trieste, e ciascuno ha messo del suo. Il design del campo è di Francesca Cassani, in arte NineInThePaint, conosciuta oltreoceano per il campetto dedicato a Kobe Bryant in Val Madrera, riprodotto anche nel libro ufficiale Nba di celebrazione della leggenda che amava l’Italia. E ancora: i palloni sono stati donati dall’Urania Basket, una associazione di floricoltori ha offerto centinaia di girasoli che abbracceranno l’Abbazia di Chiaravalle, in un campo dedicato ad Alessandro. Le foto più belle della giornata le ha scattate Matteo, suo cugino. I primi canestri nella sfida tra Nazionale Giornalisti e Nazionale Artisti: sfida sempre in bilico, risultato finale pareggio.
Ma quel fiore strappato ha generato altra bellezza. Meszely, un passato al marketing dell’Inter e dell’Olimpia, dopo la morte del figlio ha fondato The Dab Game, associazione che fa ripartire strutture sportive di base in difficoltà. La prima riattivazione nel carcere di San Vittore, perché il calcio a 5 è un diritto anche dietro le sbarre. Ora un progetto che riguarda altri quarantuno playground pubblici di pallacanestro in città. “Mi piacerebbe che dopo via Dezza il girasole diventasse una sorta di marchio di empatia, in una visione che unisca associazioni sportive, Comune e imprese disposte a ristrutturare godendo di agevolazioni fiscali: un’occasione per creare cultura sociale all’interno delle strategie aziendali. Ogni campo sarà dotato di un defibrillatore e di un pacchetto di lezioni per il corretto utilizzo, in accordo con l’ospedale di Niguarda”. È partita la prima mappatura degli spazi, l’obiettivo sono gli Stati Generali dello sport di base, per rilanciare la pratica sportiva dal basso. Una richiesta che dalla città arriva forte.
Pensieri sotto il sole cocente del primo giorno sul nuovo campo dei girasoli. Savinio, in fondo, aveva visto giusto. C’è qualcosa di speciale sui viali di Milano, quando sboccia la primavera. Dalle parti di via Dezza, fra un tiro a canestro e l’altro, non ci si vergogna a chiamarlo amore.