GranMilano
La legge della Regione sui data center e la sfida dei sindaci nimby
Provvedimento utile, perché la Lombardia è già oggi un hub di livello europeo per l’Ai. Parla l’assessore Sertori
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21 MAY 26

Massimo Sertori (foto Lapresse)
L’Italia, con la Lombardia, si candida a diventare il principale hub mediterraneo per i data center e per l’Intelligenza artificiale. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ci crede e ha deciso di accelerare “perché sono una necessità strategica”; così anche la Regione, che ha elaborato un progetto di legge destinato a favorire il loro insediamento, prioritariamente, sulle aree industriali dismesse, ha pensato di bruciare le tappe. Benché una pattuglia di sindaci di centrosinistra stia tentando di ostacolarne il progetto. Freni da classica politica “nimby” permettendo, la Lombardia si candida a diventare uno dei maggiori hub europei nella gestione delle infrastrutture chiave per sostenere la crescita di cloud e Ai. Negli ultimi anni il settore ha registrato un’accelerazione significativa: in Italia la capacità installata cresce del 17 per cento annuo e gli investimenti hanno raggiunto i 7 miliardi di euro, di cui circa il 70 per cento concentrato proprio nell’area lombarda, come spiega lo studio “Bit e Watt” di Engie e Key to Energy.
L’assessore alle Risorse energetiche, Massimo Sertori, ha lavorato ad una legge che dovrà essere approvata la prossima settimana: ma che sta fomentando una corposa opposizione. Gli chiediamo: Quali sono i punti di forza? “Il primo è che la Lombardia decide finalmente di dare una cornice chiara a un fenomeno che è già in corso. La nostra Regione è già oggi uno dei territori più attrattivi a livello europeo per l’insediamento dei data center. Questo dipende dalla forza del sistema produttivo lombardo, dalla qualità delle infrastrutture, dalla posizione geografica, dalla presenza di filiere industriali avanzate e dalla capacità della regione di attrarre investimenti internazionali. Fino a oggi, però, questo sviluppo è avvenuto in assenza di una disciplina organica. Il rischio era quello di avere iniziative frammentate, gestite caso per caso, con Comuni spesso lasciati soli a confrontarsi con operatori molto strutturati e con investimenti di dimensioni enormi. Con questa legge vogliamo colmare questo vuoto, introducendo regole certe, procedure omogenee e un quadro stabile per gli investitori e per i territori. L’obiettivo della legge è favorire l’insediamento in aree già urbanizzate, produttive o dismesse, valorizzando anche i percorsi di rigenerazione urbana e riducendo la pressione su ambiti agricoli o meno adeguati, nel rispetto della normativa e con un particolare riguardo al contenimento del consumo di suolo. In sintesi, i punti di forza sono: certezza delle regole, tutela del territorio e capacità di attrarre investimenti strategici”.
Il Politecnico di Milano ha presentato di recente la mappatura lombarda dei data center. La Lombardia ospita quasi la metà di quelli presenti sul suolo italiano. A oggi, la sola area milanese include 33 data center attivi sui 49 totali in Lombardia distribuiti su 32 comuni della Città metropolitana; altri 10 sono in costruzione (con prospettiva di apertura tra il 2028 e il 2029), mentre altri 23 sono in valutazione presso gli Enti locali preposti. Il principale mega data center europeo in via di sviluppo è il campus hyperscale di Apto a Lacchiarella, alle porte di Milano. Con un investimento di circa 3 miliardi di euro, sarà il più grande d’Italia, estendendosi per 228 mila metri quadrati e raggiungendo una potenza pianificata fino a 300 MW per l’Ai. Uno tra i più potenti sorgerà in provincia di Lodi, nel Comune di Bertonico, nell’area industriale dismessa della ex Gulf. Altri due saranno collocati nell’hinterland di Milano, a Opera e Settimo Milanese.
Trascinati dal sacro furore della difesa ambientale – con alcune domande gravi e serie, come quelle sul consumo di acqua e surriscaldamento, altre che assomigliano un po’ alle scien chimiche grilline – una cinquantina di sindaci del sud milanese e di altre province, per lo più di centrosinistra, seguendo le orme dei no-Tav e dei no-termovalorizzatori – hanno deciso di mettersi di traverso alla legge regionale in discussione, imponendone il rinvio (doveva essere approvata il 12 maggio scorso). Nel pavese, a Bornasco, è sceso in campo anche il comitato Sentinelle del territorio per boicottare i nuovi insediamenti. Ma nella bassa bergamasca, ad Arcene, l’amministrazione comunale, in controtendenza vorrebbe trasformare in hub tecnologico un’area agricola, attraendo così investimenti e portando nelle casse comunali milioni di euro in oneri e tasse. A Bollate è in corso braccio di ferro legale tra Legambiente e operatori costretti a massicce compensazioni ambientali per ottenere l’autorizzazione.
Oggi al Pirellone è in programma un incontro con i sindaci che vorrebbero rimandare nel tempo la legge. Assessore Sertori, cosa si sente di rispondere? “Le preoccupazioni dei sindaci – risponde – sono comprensibili ma proprio i Comuni sono una delle ragioni per cui questa legge serve adesso. I data center si stanno già insediando e continueranno a farlo, la domanda di infrastrutture digitali crescerà ancora. Molti Comuni, soprattutto quelli più piccoli, si trovano a confrontarsi con grandi operatori internazionali, dotati di strutture tecniche, legali ed economiche molto forti. Una legge regionale serve anche a riequilibrare questo rapporto, dando agli enti locali strumenti più chiari e un quadro entro cui esercitare meglio il governo del territorio e ad orientare il tema delle compensazioni ambientali e territoriali. Le preoccupazioni sui consumi energetici, sull’acqua, sul consumo di suolo e sull’impatto territoriale sono questioni serie. Ma proprio perché sono serie, vanno affrontate con una legge, non lasciate alla gestione caso per caso. Il testo, infatti, interviene su questi aspetti. Privilegia le aree dismesse e già urbanizzate, disincentiva il consumo di suolo, promuove tecnologie di raffreddamento più efficienti, incentiva il recupero del calore residuo e introduce compensazioni per gli interventi che comportano impatti sul territorio. Rimandare questa legge significherebbe lasciare un vuoto regolatorio. Non vogliamo subire lo sviluppo dei data center, vogliamo governarlo attraendo gli investimenti migliori, evitando insediamenti disordinati, tutelando il suolo agricolo, valorizzando le aree dismesse e garantendo compensazioni adeguate ai territori”.
Cosa si attende dal governo per un settore strategico come questo? “Ci attendiamo che continui a considerare i data center come infrastrutture strategiche per il paese, ma sono contrario al commissariamento (ipotesi molto concreta, ndr) e credo che gli enti locali possano affrontare progetti strategici autonomamente. Prova ne è la legge che stiamo approvando in Lombardia”. Ora la speranza è che la Regione tiri diritto, senza permettere a chi protesta di spingere queste infrastrutture nella palude dei rinvii.