Lupi spacca il centrodestra prima ancora di candidarsi a sindaco

Il leader di Noi Moderati punta a Palazzo Marino e usa la candidatura anche in chiave nazionale. Ma la coalizione non ha ancora deciso se vuole un politico o un civico

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14 MAY 26
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Maurizio Lupi (foto Ansa)

Lupi spaccatutto. Che il presidente di Noi Moderati sia persona determinata è cosa risaputa. Maurizio, il figlio della Milano popolare, venuto su dal nulla con la volontà, lo studio e l’intelligenza e una band of brothers. Una piccola grande storia della Milano che fornisce un ascensore sociale a chi ha il coraggio e la forza di prenderlo. Questa la narrazione, e contiene anche una buona dose di realtà, su Maurizio Lupi. Che Maurizio Lupi voglia fare il sindaco è cosa nota, dunque la narrazione serve. Il primo accordo fu con Ignazio La Russa. Il presidente del Senato – grande vecchio della politica milanese e lombarda, attivo su tutte le partite da lungo tempo – ha capito subito che Lupi poteva essere una opzione buona. Per molti motivi, tattici e strategici. Il primo: mettere una bandierina facendo il king maker per Fratelli d’Italia senza esporre il partito a una possibile (probabile?) sconfitta. Il secondo: proporre una candidatura politica ma senza implicazioni identitarie di destra, moderata ma non incontrollabile come una candidatura civica. Sottintesa una scommessa: se sarà Pierfrancesco Majorino, dall’altra parte, contro un politico è meglio un politico. Lo stesso Lupi, che è uno che sa far di conto e che sa per certo che il senso del ritmo in politica è tutto: le elezioni amministrative possono essere un boost per Noi Moderati anche in chiave nazionale.
Eppure lunedì, alla lunga giornata di riflessione politica “Futuro Direzione Nord” presso Assolombarda, Lupi è diventato – abbastanza involontariamente peraltro – lo “spaccatutto”. Apre le danze il sindaco Beppe Sala, che pur dicendo che il centrosinistra è avvantaggiato, ha detto che a Milano la partita è aperta perché tutto dipende dal candidato. Quindi, “il centrodestra ha chances”, detto dal sindaco di sinistra. Poi arriva Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato. Una sicuramente critica con la linea di Antonio Tajani, e che occupa da sempre una posizione completamente opposta a quella di Alessandro Sorte, il coordinatore regionale. Sul palco tira una bordata a un’eventuale alleanza con Carlo Calenda, poi davanti ai microfoni scandisce un “Lupi, perché no?” che fa tanto distinguo rispetto al mantra ripetuto degli azzurri preferiscono un civico. Tra Sorte e Ronzulli non si sente la voce (almeno in pubblico) della coordinatrice cittadina Cristina Rossello, che pure dovrebbe governare la partita. Chissà, magari lo fa in privato, nelle segrete stanze, parteggiando per un civico che però non è Antonio Civita.
Comunque Ronzulli apre a Lupi. E lui ne approfitta: parla da candidato sindaco, e anche lui tira una bordata all’alleanza con Carlo Calenda. Il quale, a stretto giro, risponde a muso duro: “Caro Maurizio, non vuoi l’alleanza con me perché sai che non ti sosterrei nella tua corsa a sindaco”. A questo punto le posizioni anche non note si chiariscono. Per esempio quella della Lega, con Samuele Piscina. Piscina è giovane, ma è di fatto la proiezione dei vertici nazionali della Lega in città: capogruppo e segretario cittadino. Scandisce che Lupi no, Lupi non va bene. Bisogna parlare del programma e bla bla bla, ma il sunto è che Lupi non va bene. Quindi la Lega vuole un civico. Pare che la proposta di Alessandro Spada sia venuta da là, ma che l’ex presidente di Assolombarda – che opportunamente sta copertissimo – potrebbe essere più utile in incarichi più immediatamente operativi. Si vedrà.
A proposito di civici, Antonio Civita è stato sponsorizzato fortemente da Gabriele Albertini (che non ha un buon rapporto con Maurizio Lupi da anni) e da Forza Italia, che quindi si trova appaiata alla Lega sul civico, ma non sul nome del civico. In tutto questo pare che Matteo Salvini abbia dato indicazioni ai suoi di chiudere, e chiudere in fretta: si parli con Ignazio, Giorgia, Marina o chiunque abbia un potere su Milano, ma non si aspetti il centrosinistra. Che, intanto, sta facendo la cosa più furba: rimanda alle calende greche (notoriamente, una festa romana) le primarie. Si faranno più in là, l’anno prossimo. Sempre che alla fine non si trovi una quadra che ad oggi sembra assai difficile senza passare dalle urne interne alla coalizione.

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