Gran Milano
Il patto di Lupi. Il congresso di Noi moderati sembra il lancio della corsa a sindaco
I primi manifesti in giro per la città, l'evento a Milano con La Russa e Fontana e la vetrina per il partito. La candidatura dell'ex ministro come primo cittadino milanese potrebbe iniziare a breve. I numeri a destra
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16 APR 26

Il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi a Genova a un incontro sulle ragioni del Sì al referendum sulla riforma della giustizia. Genova, 17 marzo 2026. ANSA/LUCA ZENNARO
Diciassette punti di differenza. E’ quello che separa il No dal Sì al referendum, nella città di Milano. A favore della sinistra, che però è alle prese con le sue scelte interne. Nel centrodestra invece quei 17 punti sono una batosta e basta. Inattesa, pesantissima. Tanto da dare per perdente chiunque, tra i bookmaker, nella corsa per il prossimo sindaco.
Eppure, proprio dopo il referendum, a Milano sono iniziati ad apparire dei giganteschi cartelloni. C’è il volto di Maurizio Lupi. E – tra i vari slogan – uno che sembra preludere a un nuovo attivismo: “Milano merita risposte”. In effetti è il payoff del congresso regionale di Noi Moderati il 18 aprile, al Marriott Hotel di via Washington. Ma sembra – oltre che una convention di partito – l’inizio di una campagna elettorale da parte del leader di Noi Moderati. Anche il congresso ha persone e titoli di panel quantomai evocativi di un progetto cittadino. Apre Ignazio La Russa, primo vero e grande sponsor di Maurizio Lupi, seguito da Attilio Fontana (che ha dichiarato recentemente di aver partecipato anche al lancio dell’associazione di Antonio Civita perché “chiunque si metta in gioco merita attenzione”). Poi, sempre nel programma, i segretari regionali dei vari partiti. E’ importante il titolo (e soprattutto il punto di domanda): “Il centrodestra torna protagonista?”. Così come è importante il focus su Milano e il lavoro, con i sindacati e la Cdo. E poi, ancora, gli enti che rendono importante questa città (Fondazione Fiera, Fondazione Cariplo, le università e la Chiesa, Fondazione Feltrinelli). E poi, ancora, il focus sulla casa, sia popolare sia invece legata al caos urbanistica. Insomma, se vuole essere un antipasto della campagna elettorale, gli ingredienti ci sono tutti.
Rimane il quesito: ma perché mai Maurizio Lupi vorrebbe cimentarsi in una campagna per lui difficilissima? Quesito da aggiungere al velenoso ex Formigoni che a ogni piè sospinto gli ricorda il consenso del suo partito “uno zero virgola”. Secondo i fini analisti della politica meneghina sta nel fatto che Lupi sa far di conto sui tempi delle elezioni. Prima delle amministrative previste per la primavera 2027 è difficile che si possano tenere le politiche: i parlamentari matureranno la pensione a metà aprile. Dopo le amministrative, dunque. A scadenza naturale: ottobre 2027. Quale miglior traino per il partito di Maurizio Lupi di una campagna elettorale in un feudo della sinistra, ma di grandissima visibilità, una battaglia nella quale Lupi potrebbe giocare su un campo larghissimo (l’idea è evidentemente che tutto il centrodestra lo appoggerebbe unito: forse un tantino azzardata, sussurrano gli osservatori più cinici) ma anche in splendida solitudine (difficile pensare che i leader nazionali ci metteranno la faccia). Tanto più che – altro calcolo ipotetico – se di fronte ci fosse Pierfrancesco Majorino potrebbe far valere il confronto tra moderazione e radicalismo (e non a caso i manifesti di oggi già preannunciano: “Moderati per natura”).
Infine, terzo dato: la debolezza del centrodestra. Ad oggi in campo sono in due. Da una parte il civico Antonio Civita. Dall’altra, il politico Maurizio Lupi. Forza Italia, terremotata dalla diatriba Tajani-Marina continua a propendere per un civico. E non è un caso che all’evento presso Galdus di Civita ci fosse tutto lo stato maggiore locale degli azzurri. Fratelli d’Italia, da parte sua, insiste per un politico, tirando la volata a Maurizio Lupi. Poi c’è la Lega, che aveva provato a gettare nella mischia il nome di Ferruccio Resta. L’ex rettore del Politecnico tuttavia non è disponibile, in queste condizioni, a correre una partita non difficile ma impossibile. Non è un caso che abbia dato il suo endorsement proprio a Civita. Il Carroccio però un altro nome molto spendibile ce lo potrebbe avere, quello di Marco Giachetti. Architetto, presidente della Fondazione Ca’ Granda, che sta ultimando in questi mesi il nuovo Policlinico: un’opera gigantesca, parte della quale realizzata con i fondi dei privati, di persone o aziende che hanno voluto donare – come avveniva un tempo – per il principale ospedale cittadino. Il Policlinico dovrebbe essere pronto entro i prossimi mesi. Vale tuttavia per Marco Giachetti la domanda di tutti gli altri: ma davvero il gioco vale la candela? Oppure è già persa in partenza?