Ansa

GranMilano

L'ultimo regalo olimpico per Milano, una tecno sanità già pronta per il futuro 

Davide Perillo

Niguarda è stato scelto come ospedale olimpico. Ed è qui che, adesso, la “centrale olimpica” rimane come nuova Centrale operativa: un salone con due grandi monitor alla parete in cui compaiono in tempo reale tutti i numeri degli ospedali di Milano, Bormio, Livigno e Sondalo con dati raccolti in tempo reale

L’ultimo lascito è una piscina. Bizzarro, per un’Olimpiade di neve e ghiaccio, ma vero: nella legacy che Milano-Cortina 2026 ha lasciato alla Lombardia c’è anche la nuova vasca dell’Unità Spinale Unipolare dell’Ospedale di Niguarda, inaugurata giusto a ridosso dei Giochi paralimpici. Serve a potenziare riabilitazione e recuperi funzionali, si aggiunge alla palestra e alla piscina aperta due anni fa e segna un’altra tappa del rinnovamento di un reparto che a fine anno avrà 39 posti letto. Ma soprattutto è un esempio della spinta che da queste parti le Olimpiadi hanno dato pure alla sanità. Il centro è stato proprio Niguarda, scelto come ospedale olimpico. E’ da qui che si è coordinato il lavoro durante le gare. Ed è qui che, adesso, la “centrale olimpica” rimane come nuova Centrale operativa: un salone con una decina di postazioni e due grandi monitor alla parete in cui compaiono in tempo reale tutti i numeri dell’ospedale: i medici in servizio e i letti vuoti nei reparti, gli infermieri in turno e i pazienti in dimissione, la situazione delle 42 sale operatorie e il flusso del Pronto soccorso.

 

Il tutto allargato ai dati di Bormio, Livigno e Sondalo: dalla sala di Milano si monitorano anche gli ospedali della Valle, gli altri pezzi del puzzle olimpico. E collegato alla sala operativa di Soreu, che da due porte più in là gestisce emergenza e urgenza e flussi delle ambulanze nell’area metropolitana. Dal punto di vista tecnico è una semplice dashboard, ma il valore aggiunto sono i dati raccolti in tempo reale: “Siamo passati da un’analisi statica a una gestione real time di tutte le risorse critiche”, dice al Foglio Giuseppe Sechi, direttore sanitario di Niguarda. Si può governare l’ospedale da qui, senza passare dal viavai continuo di chiamate e attese, richieste in reparto e corse per i letti liberi. Un salto in avanti, per chi deve gestire la programmazione. E qualcosa che può allargarsi ad altri ospedali: “L’idea è di poter avere, un domani, un sistema di monitoraggio unitario su tutta la macroarea, per gestire con più precisione i posti letto”, aggiunge Sechi: “Abbiamo visto che si può, basta organizzarsi”. 

 

Ma i Giochi, qui, lasciano anche un nuovo accesso al Pronto soccorso (dove arrivano in media 300 persone al giorno), con una admission room da 12 postazioni e un percorso che smista i pazienti su quattro canali, “per ridistribuire i flussi ed evitare soste in corridoio”. E una piattaforma di telemedicina avanzata dalle potenzialità enormi: si chiama Aurora e permette ai medici dell’ospedale milanese di vedere da remoto (anche da casa loro: bastano un’app e uno schermo) i referti e di fare visite e consulti come se fossero sul posto. Durante le gare, per dire, ha permesso di visitare da Milano gli atleti di stanza a Livigno, mettendo insieme i medici sul posto e i colleghi che magari stavano in Cile o in Australia. Domani, può aprire strade impensabili alla famosa “medicina sul territorio”. Che, nel frattempo, dalle Olimpiadi ci ha già guadagnato. Tra Bormio e Sondalo si sono potenziati polo radiologico e Pronto soccorso. A Livigno la Casa della Sanità ha un reparto diagnostica allargato, con una nuova Tac e Risonanza magnetica. Il piano destinato alla “famiglia olimpica” ha ampliato il poliambulatorio per la popolazione locale: in pratica, c’è un nuovo mini-ospedale, con medici che arrivano anche da Milano per passare periodi in Valle, con foresterie dedicate. “Abbiamo iniziato due anni e mezzo fa con i concorsi al 50 per cento”, racconta Sechi: “Gli assunti da noi si impegnavano a lavorare per metà dei primi tre anni a Sondrio e Sondalo”. Pratica estesa anche dopo, e che finora ha messo a disposizione dei presìdi lontani un centinaio di medici di Niguarda. Dove, intanto, i Giochi hanno dato una spinta anche alla ricerca.

 

Grazie agli studi sui paratleti sono nate nuove terapie (via elettro-agopuntura) per lesioni e ulcere da pressione. Mentre un’altra sperimentazione, avviata in Chirurgia maxillo-facciale, sta portando alla produzione di un casco per la protezione degli sciatori, ma non solo. Fanno il paio con gli studi del Lecco Living Lab, che assieme al Politecnico studia tecniche e materiali per la riabilitazione: protesi, esoscheletri, attrezzi per l’allenamento e il recupero. Roba che serve alla performance, ma soprattutto a curare.

Di più su questi argomenti: