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Tanti lavori in corso anche nei musei di Milano, una mappa ragionata 

Francesca Amé

Dopo le Olimpiadi continuano i progetti per rinnovare Milano. Dal Museo del Novecento fino alla sezione egizia del Museo de Castello sforzesco. In mezzo la riorganizzazione degli spazi del secondo piano della Galleria d'Arte Moderna

Eppur (Milano) si muove. Neanche il tempo di prendere il fiato tra Olimpiadi e Paralimpiadi, vera prova del nove per capire se spazi, servizi e strutture pensate nella città del design rispondano davvero a quello che tutti chiamano “design for all”, design inclusivo. Eppur si muovono anche i musei cittadini, in questa frenesia da lavori in corso che sarebbe ingeneroso non mappare. Cominciamo allora. E’ ragionevolmente ottimista Sonia Calzoni, l’architetta che si è aggiudicata l’interessante riqualificazione del Secondo Arengario, con conseguente ampliamento del Museo del Novecento e avveniristica passerella sospesa tra i due edifici costruiti tra gli anni Trenta e Cinquanta su progetto firmato Portaluppi, Muzio, Galmanini, Magistretti e Griffini. “E’ stato tutto uno stop-and-go per i vari ricorsi fatti dalle imprese successivamente alla gara d’appalto relativa ai fornitori, ma ora dovremmo esserci: in questi giorni il Consiglio di Stato si pronuncerà in merito (ovvero stabilirà tra i contendenti quale azienda sarà incaricata, ndr) e da lì potremo iniziare”. Tempi? “Da cronoprogramma due anni”, risponde prudenziale. A spanne, avremo la passerella non prima dell’estate 2028 (sarà inaugurata dal prossimo sindaco). Calzoni sta lavorando anche a un altro “infinito cantiere”, quello dell’ex Pad. 3 della Fiera Campionaria in piazza VI Febbraio, poi diventato palazzetto dello sport, poi Palazzo delle Scintille (molti lo ricorderanno, in epoca Covid, come centro vaccinale) e dal 2019 acquistato in asta da Generali. La prima fase della riqualificazione, quella della grande hall centrale, è pronta (la settimana scorsa Gucci l’ha usata per la sfilata-evento di Demna). Restano da sistemare il primo e il secondo livello interno. Calzoni lo farà – dice – rispettando la visione di Paolo Vietti Violi, che nel 1923 progettò questo enorme spazio dall’aria ibrida (facciata con decori Art Nouveau, interni urban-industriali in cemento armato). Una “rigenerazione urbana” che sarà interessante seguire, considerato che l’accordo di vendita prevede parti a uso pubblico della struttura.


Riqualificazione anche per altri due musei civici: apre finalmente (era chiusa dal 2017, avrebbe dovuto riaprire nel ‘22) la sezione egizia del Museo del Castello sforzesco col nuovo nome di Galleria Antico Egitto”: progetto affidato all’architetto meranese Markus Scherer che ha ripensato in maniera più scenografica (pareti di pietra chiara, luci soffuse) la sala ipogea sotto la Rocchetta per valorizzare la collezione civica, figlia di donazioni da parte di studiosi, egittologi e appassionati milanesi: non siamo dalle parti del Museo Egizio di Torino, ovvio, ma ci difendiamo con 3mila pezzi, di cui 300 esposti ora al pubblico. Spicca il raramente visto Papiro Busca, giunto in città due secoli fa grazie all’intraprendente marchese Carlo Ignazio Arconati Busca.


Lavori appena avviati alla GAM Galleria d’Arte Moderna dove la conservatrice Paola Zatti ha già in agenda una efficace riorganizzazione degli spazi del secondo piano, che riapriranno in autunno. Al momento si sta lavorando alla risistemazione del tetto per poi passare alle sale colpite da infiltrazioni d’acqua dopo le tempeste di tarda estate di due anni fa: qui troveranno spazio le preziose collezioni Carlo Grassi (Ottocento italiano: da Fattori a Boldini, con alcuni pezzi impressionisti notevoli di Manet, Van Gogh e Cézanne) e Giuseppe Vismara (con perle di Matisse, Picasso, Modigliani), donate in passato al Comune. Saranno allestite recuperando l’originale progetto di Ignazio Gardella e c’è da scommettere che sarà un bel vedere. Non c’è ancora un “cronoprogramma” ufficiale, ma Maria Paola Borgarino, direttrice del nascente MNAD Museo d’Arte Digitale negli ex caselli daziari di Porta Venezia e nell’ex Albergo Diurno (quest’ultimo spazio particolarmente complesso), si mostra fiduciosa che questa primavera sia la volta buona, mentre il Mudec –  e qui parliamo di “cantiere diplomatico” – ha appena siglato con il Musée des Confluences di Lione (entrambi già musei etnografici, ora si dice “Musei delle culture”) un accordo di collaborazione settennale (dal ’27 al ’34) per mostre in coproduzione e studi congiunti.

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