Ansa

GranMilano

La guerra ai data center in Lombardia

Daniele Bonecchi

La richiesta di nuove strutture arriva per il 60 per cento alla regione, che pensa a una nuova legge capace di mettere il turbo allo sviluppo del settore e all'esigenza di tutela di ambiente e territorio. Ma le truppe del No sono al lavoro, a partire da sinistra e M5s. Aziende in allarme

TDo ut des”. Ormai le infrastrutture di ogni tipo, anche in Lombardia, seguono il modello mercato delle vacche. Se vuoi fare un’autostrada, un impianto industriale, un depuratore, c’è subito chi ti chiede qualcosa in cambio. E se si mette di traverso l’ideologia tardo ambientalista son dolori: può rischiare di saltare il progetto. Questa volta è il caso dei data center (ne ha già parlato GranMilano), il motore della crescita digitale: una scelta tanto necessaria quanto irreversibile. E in Lombardia si affacciano il 60 per cento delle richieste di nuove strutture. Ma le truppe del No sono al lavoro, a partire dai grillini. Sui social il M5s costruisce barricate: “Da alcuni giorni è cominciata in commissione Territorio e Infrastrutture la discussione sul Pdl 150 per regolamentare l’insediamento dei data center in Lombardia, settore lasciato nell’anarchia totale in questi anni, con impatti importanti su diverse comunità. Il loro sviluppo dovrà passare però da una legge regionale, capace di mettere nero su bianco l’esigenza di tutela di ambiente e territorio”. Dietro ci sono le “realtà” ascoltate in Commissione: Legambiente Lombardia, Wwf, Italia Nostra Lombardia, Federparchi Coordinamento Lombardia, Parco Agricolo Sud Milano. “Serve una norma che prescriva limitazioni, non con maglie larghe, come la possibilità di insediare i data center su suoli vergini pagando solo il 50 per cento in più degli oneri previsti. I “famosi effetti negativi” sono il consumo di suolo e acqua e i consumi energetici. Senza dimenticare l’inquinamento e l’impatto paesaggistico. Ecco, appunto, le barriere d’ingresso. A Bollate, dove dovrebbe sorgere un nuovo impianto, è nato il “comitato no data center” che ha promosso un ricorso al Tar perché “alla base della variante urbanistica, approvata dal Comune, ci sono delle forzature”. Ammette Damiano Di Simine, di Legambiente, che “la zona di Bollate è una zona urbanizzabile”, ma  “sarebbe bene tutelarla come area di compensazione ecologica”. Poi c’è il Pd. Il consigliere regionale Simone Negri: “Le richieste di insediamento di data center nel sud Milano sono davvero tante e concentrate. E’ dovere della Regione arginarne e distribuirne la diffusione con una normativa adeguata”. E si augura che nella futura legge “almeno questi insediamenti nel Parco sud vengano obbligati a pesantissimi oneri”. E tanti saluti allo sviluppo di un settore chiave per il futuro economico. Nei giorni scorsi Confindustria e Confcommercio hanno partecipato alla “consultazione”. Se per Confindustria il tema è quello delle procedure “che vanno semplificate”, Giovanna Mavellia, segretario regionale di Confcommercio spiega: “E’ necessario, in questo processo che vede Milano e la Lombardia diventare un vero e proprio grande hub digitale, favorire il mondo delle Pmi, sia in termini di utilizzo delle risorse energetiche che di incentivi territoriali”.

 


Ma a che punto è la legge regionale, che dovrebbe mettere un punto fermo? Jonathan Lobati (FI), relatore della legge regionale (che dovrebbe arrivare in aula nel giro di un paio di mesi) spiega: “C’è molta attenzione, nella legge, a limitare il consumo di suolo, grazie anche a delle agevolazioni che spingano gli investitori in aree da rigenerare o bonificare. Sostenendo le tecnologie che vanno in direzione della riduzione del consumo di acqua o del recupero del calore. Sarà una norma per i data center perché servono alla crescita e noi, a livello europeo, siamo più indietro: vogliamo accompagnare questo mercato in modo ordinato”. Ma le imprese non hanno tempo da perdere e hanno accettato la sfida dell’innovazione. A Milano è nata la prima partnership industriale in Italia per il recupero di calore dai data center destinato al teleriscaldamento: grazie ad A2A, in collaborazione con DBA Group e Retelit, l’energia generata da “Avalon 3”, il più recente data center iperconnesso e sostenibile della società di telecomunicazioni leader in Italia nel B2B, alimenterà la rete cittadina nel Municipio 6. Il progetto permetterà di servire 1.250 famiglie in più all’anno, consentendo un risparmio energetico di 1.300 tonnellate equivalenti di petrolio. Il calore di scarto sarà immesso nell’infrastruttura di teleriscaldamento gestita da A2A. 

Di più su questi argomenti: