Screenshot da YouTube ChiesadiMilano
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La “Crocifissione” di Hans Memling al Diocesano dialoga con quattro artisti
L'esposizione non è una mostra-focus sull'artista fiammingo, ma su come alcuni bravi artisti di oggi, scrutando la sua opera, possano ragionare in chiave attuale sul tema complesso della Crocifissione, ridefinendo i confini dell’arte sacra contemporanea
Strana combo che queste Olimpiadi invernali – con il loro coté di tifo caldo e colorato, di code per accaparrarsi la spilletta-omaggio e di video virali (ché alla fine Milano ha conquistato anche gli scettici) – passino il testimone alla Quaresima ambrosiana. Ed è quindi azzeccata, nel cuore di questa settimana di passaggio carnevalesco, l’apertura, oggi, di una mostra che invita al tempo lento della contemplazione. Accade al Museo diocesano, al solito efficace con proposte espositive che coniugano bellezza e senso, come questa mostra che ruota attorno alla Crocifissione di Hans Memling, prestito prezioso dal Museo civico di Palazzo Chiericati di Vicenza. Piccola e intensa come solo sa esserlo certa pittura fiamminga, questa raffinata opera giovanile “fotografa” l’ultimo respiro di Cristo e ci invita a “stare”, ovvero a star fermi e saldi di fronte al mistero, al pianto e al senso della vita. Vediamo allora il dolore intimo di Maria con la mano destra sul cuore, la Maddalena in ginocchio, il Battista che regge un agnello, San Bernardo di Chiaravalle, protettore dell’abate cistercense che commissionò il dipinto intorno al 1470.
E poi, sullo sfondo, appare un paesaggio da fiaba, ritratto con quella meticolosità che è tipicamente nordica. “Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro”, a cura di Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi, non è una mostra-focus su Memling, ma su come alcuni bravi artisti di oggi, scrutando Memling, possano ragionare in chiave attuale sul tema complesso della Crocifissione, ridefinendo i confini dell’arte sacra contemporanea. L’opera del fiammingo è al centro della scena: attorno a lei, in un percorso pensato con Casa Testori per muoversi liberamente da uno spazio all’altro, si affacciano le quattro sale con gli interventi degli artisti coinvolti nel progetto. Stefano Arienti riprende la Crocifissione in sé, Matteo Fato riflette sulla pittura del dolore, Julia Krahn sulla figura di Maria, mentre Danilo Sciorilli propone un trittico di video con una performance. La mostra è visitabile fino al 17 maggio.