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Medaglia al lavoro: la contrattazione di secondo livello funziona
La sola Lombardia rappresenta oltre il 25 per cento di questa forma di contratti e sono circa 4.000 quelli depositati e attivi. L'altro dato che conferma l'efficacia di questo metodo è che nel 2025 l'importo medio del premio di risultato ha raggiunto circa 1.580 euro, superando la media nazionale
La Lombardia da sola rappresenta oltre il 25 per cento di tutta la contrattazione di secondo livello italiana, circa il 30 per cento delle aziende regionali ha stipulato questa forma di contratti sottoscritti sul piano locale che rafforzano le retribuzioni dei lavoratori rispetto a quanto prevedono i contratti nazionali. Si contano circa 3.800- 4.000 contratti depositati e attivi, c’è poi un altro dato importante che conferma l’efficacia di questo metodo: nel 2025, l'importo medio del premio di risultato ha raggiunto circa 1.580 euro, superando la media nazionale. Un primato non trascurabile che però non suscita moti d’orgoglio perché appare più evidente quel 70 per cento non coperto, e poi c’è la pressione del costo della vita più alto d’Italia che rende le integrazioni salariali quasi una necessità. Chi invita a vedere il bicchiere mezzo pieno è il segretario generale della Uil Lombardia Enrico Vizza che spiega al Foglio come il fenomeno sia in crescita: “E’ il risultato di un processo virtuoso che vede insieme Regione, imprese e la rete del sindacato. Gli accordi di secondo livello non hanno nulla a che vedere con le gabbie salariali, sono uno strumento per implementare i salari ma soprattutto per fornire benefit essenziali per chi vive in un territorio dove il 50 per cento delle retribuzioni è assorbito dagli affitti: con questi accordi le imprese si impegnano a contribuire per le spese su casa, asili nido, buoni spesa, trasporti e sanità dei loro dipendenti stipulando convenzioni con aziende pubbliche e private”. Un welfare moderno che per produrre maggiori risultati ha bisogno che la politica faccia la sua parte: “La Regione può svolgere un ruolo molto importante, ad esempio fissando nei bandi premialità per le aziende che hanno previsto contratti di secondo livello, stesso discorso vale per l’erogazione dei fondi Ue. Come sindacato penso che non si debba essere ideologici, va bene quando il governo stabilisce la detassazione degli aumenti contrattuali perché significa che il netto in busta paga cresce, va bene la mozione presentata lo scorso anno in consiglio regionale da Fdl che promuove l’applicazione del secondo livello”. In quest’ultima c’è da segnalare il progetto di creare un Fondo regionale per la contrattazione di qualità per finanziare, tra le altre cose, le iniziative che favoriscono la stabilizzazione occupazionale e avviare una cabina di regia regionale.
Il tema della debolezza retributiva di fronte al costo della vita in crescita si fa ancora più critico a Milano. Nell’area milanese, la contrattazione di secondo livello coinvolge circa 1.500-2.000 aziende in modo strutturato, riguarda soprattutto le medie e grandi realtà. A Milano e provincia si stima che oltre 400 mila lavoratori siano coperti da un contratto integrativo aziendale, i settori dominanti sono il metalmeccanico con quasi il 40 per cento degli accordi, seguito dal settore chimico, dal terziario avanzato e dai servizi. Nel complesso il secondo livello arriva al 30 per cento, in linea con la media regionale, poco per Vizza che sottolinea come il costo della vita sia superiore ai centri lombardi più ricchi: “Siamo arrivati a siglare contratti di terzo livello nell’edilizia, per Expo e M4, dove abbiamo ottenuto tra le altre cose il sostegno al trasporto per i lavoratori pendolari: riusciamo a farli solo nelle grandi opere. Restano settori importanti come il turismo o i servizi, microimprese con 1-2 dipendenti, in cui è difficile anche il secondo livello”. C’è molto da lavorare ma il leader della Uil è ottimista, al punto da considerare possibile una crescita del secondo livello dall’attuale 30 al 45 per cento: “Per le aziende che sostengono il welfare c’è una ricaduta positiva in termini di aumento dei consumi. Ci sono anche vantaggi diretti come la possibilità di tassare al 5 per cento i premi di produttività, nelle cooperative sociali è ormai una componente retributiva aggiuntiva che viene erogata in presenza di risultati economici positivi. C’è anche un aspetto culturale che si può osservare nell’area milanese dove oltre il 60 per cento dei nuovi contratti di secondo livello prevede misure di flexible benefit: per attrarre forza lavoro è necessario incrementare questo tipo offerta che consente di conciliare meglio i tempi del lavoro con quelli della vita privata”. Un discorso che non riguarda solo il privato ma anche il pubblico con la contrattazione decentrata che si sta caratterizzando per la sempre maggiore presenza di benefit nei nuovi contratti.
GranMilano - Una poltrona che scotta /6