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Olimpiadi business, però la super tassa di soggiorno vola a Roma

Mariarosaria Marchesano

Il capoluogo lombardo ha portato la tassa di soggiorno a 10 euro (per alberghi di lusso). Il 50 per cento del gettito aggiuntivo però andrà nelle casse dello stato

In occasione delle Olimpiadi invernali, il Comune di Milano potrà incrementare per tutto il 2026 da 5 a 10 euro la tassa di soggiorno. Ma rischia di suonare come una beffa perché Palazzo Marino dovrà staccare una “cedola” olimpionica al governo Meloni, sulla base delle norme straordinarie che sono state emanate a fine 2025. E circolano già le prime stime dell’obolo: circa 30-35 milioni, vale a dire il 50 per cento del gettito aggiuntivo che si prevede sarà di una settantina di milioni. Infatti, lo scorso anno il Comune ha incassato 105 milioni dalla tassa di soggiorno, avendo un tetto a 5 euro, e quest’anno ne incasserà circa 180. Ma la differenza si divide con Roma. Eppure la città sopporta i costi aggiuntivi per i servizi pubblici necessari a far fronte all’enorme massa di turisti arrivata per i Giochi – pulizia urbana, smaltimento dei rifiuti, trasporti e sicurezza. Vero è che, come già scritto da questo giornale, S&P ha detto che gli indici di bilancio di Milano e della Regione Lombardia non saranno influenzati negativamente dai Giochi – e questo nonostante entrambi gli enti abbiano dovuto accantonare circa 113 milioni di euro ciascuno a copertura delle eventuali perdite della Fondazione Milano Cortina (ma qui i conti si faranno alla fine) – ma non si capisce perché i maggiori introiti della tassa di soggiorno non debbano restare agli enti locali.

È come se lo stato usasse i comuni come propri “esattori”. Infatti, le somme serviranno al governo sia per integrare gli investimenti realizzati per Olimpiadi e Paralimpiadi sia per alimentare un fondo per l’infanzia. Fini pubblici e meritevoli, senz’altro, ma non dovrebbero pensarci le casse centrali? Comunque, Milano in festa per le Olimpiadi invernali è bella e stracolma di gente: la città, come capitato anche a Roma per il Giubileo (ma il Campidoglio gode di una deroga permanente sulla tassa di soggiorno), è attraversata da un’ondata di turisti che si sposta dall’Arena di Santa Giulia al Forum di Assago, passando dal centro per lo shopping. Una folla itinerante: chi se lo può permettere fa anche un salto a Cortina per le gare di sci e chi, più modestamente, fluttua tra la zona napoleonica per una foto alla fiamma olimpica e alla Triennale per un break davanti ai maxi schermi per seguire le competizioni o per dare un’occhiata alle mostre tematiche dei Giochi. Non tutti sono disposti a sborsare centinaia e centinaia di euro per ogni gara, magari una sì e poi si va in giro per la città. Tra l’altro, per i turisti americani i prezzi dei biglietti sono anche parecchio più salati visto che da quando c’è Trump l’euro al cambio è diventato più forte del dollaro. Così, per tanti, le Olimpiadi invernali sono anche un pretesto per godersi una vacanza nel nord Italia. Che tutto questo gran movimento potesse far venire il mal di testa agli amministratori locali (non solo di Milano) era previsto. Infatti, il dl Economia del 30 ottobre 2025 ha consentito ai comuni della Lombardia e del Veneto situati entro 30 km dalle sedi delle gare olimpioniche di poter applicare un’imposta di soggiorno fino a 10 euro prevedendo, appunto, che la metà venga poi trasferita allo stato e vincolando la parte che resta a interventi in ambito turistico, manutenzione dei beni culturali e servizi pubblici legati al turismo. Inoltre, la legge finanziaria 2026 ha previsto la possibilità di aumentare l’imposta di altri 2 euro (rispetto alle tariffe già applicate e in aggiunta ai 10 euro) ma destinando un terzo del maggior gettito allo Stato per il fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e per l’assistenza ai minori.

Al momento, Milano ha già portato la tassa a 10 euro (per alberghi di lusso) e valuta di aggiungere gli altri due euro. Finito il 2026, tutte queste eccezioni dovrebbero decadere e quindi si tornerà al tetto dei 5 euro, tranne che per le città (Firenze, Venezia, Pisa, Rimini e Verbania) che ne potranno sempre incassare 10 poiché hanno il parametro previsto dalla legge e cioè un numero di turisti di 20 volte superiore a quello dei residenti. Parametro che, per fortuna, Milano non ha e non ha neanche Roma, che però, godendo di una legislazione speciale, è l’unico comune che può sempre applicare il tetto massimo.

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