GranMilano - Una poltrona che scotta / 5
L'autocandidatura di Antonio Civita a sindaco di Milano può dare la sveglia al centrodestra
Il proprietario della storica catena Panino Giusto ha avuto il merito di smuovere le acque paludose di un centrodestra che pare occupato ad ammirare immobile come si sta organizzando il centrosinistra per comporre le enormi divisioni interne
Nella grammatica politica, l’autocandidatura è sempre gesto volitivo (e a volte di eccessivo). Soprattutto è rischiosissima: è come provare il decollo con la contraerea già puntata. Eppure il proporsi di Antonio Civita, il proprietario della storica catena Panino Giusto, ha avuto il merito di smuovere le acque paludose di un centrodestra che pare occupato ad ammirare (immobile) come si sta organizzando il centrosinistra per comporre le enormi divisioni interne. O – al massimo – a discettare di Calenda sì, Calenda no, civico sì, civico no. Tra candidato politico e civico intanto è spuntato Cìvita (mi raccomando all’accento sdrucciolo). Ma – come diceva il Manzoni – chi è costui? E’ un ammiratore, a quanto si dice in giro, dell’operato di Gabriele Albertini. L’ex sindaco, non a caso, si è fatto “presentatore” di Civita a Letizia Moratti, Alessandro Sorte e Cristina Rossello: ovvero i tre che comandano Forza Italia a Milano. I livelli nazionali, invece, Civita lo conoscono da un pezzo: non fosse altro perché Berlusconi lo aveva convocato per i famosi “casting” di volti nuovi, oltre dieci anni fa.
Ma quello era il tempo dell’imprenditoria, non della politica. Romano, classe 1971, ha scelto Milano 25 anni fa insieme alla moglie, con la quale ha avuto tre figli. Il padre era il rettore del Convitto nazionale per ragazzi audiolesi. Lavoro onesto e di prestigio, ma di certo c’era da darsi da fare: così fin dai 18 anni Civita si scopre imprenditore. Fonda un’azienda nel settore elettrico, che venderà nel 2004. Con quei soldi, insieme a Elena Riva, l’attuale presidente del cda di Panino Giusto – nonché sua moglie – prima prende in concessione il marchio, e poi nel 2010 acquisisce l’intera azienda. E’ un anno importante, perché corona anche l’obiettivo personale della laurea in Economia e commercio. Mentre a Milano Moratti viene battuta da Giuliano Pisapia, lui incardina un nuovo percorso di business per il celebre Panino: lo lancia all’estero come valorizzazione del made in Italy di qualità. Londra, Hong Kong, Tokyo e Cupertino: tutto sembra andare a gonfie vele, investimenti imponenti. Ma arriva il Covid, che si abbatte pesantemente sul gruppo. Il bilancio racconta di perdite per tre anni di fila. E’ un rallentamento importante, però due anni fa torna l’utile, e così lo scorso anno: come al solito, nel campo della ristorazione, i margini sono sempre risicati. Ma la fase più complicata è finita: oggi Panino Giusto ha 40 ristoranti e mezzo migliaio tra dipendenti e collaboratori. A livello societario ripiana anche le perdite degli anni della pandemia.
Verso la primavera del 2025 Antonio Civita inizia a riorganizzare: prende un direttore generale da Luxottica e inizia un nuovo percorso personale. Nel quale include la politica locale. Obiettivo: provare a diventare sindaco. E’ un testone, Civita. A cui piacciono i motti. Due, in particolare. Il primo è che non bisogna confondere lo stile con la debolezza. Il secondo è che non bisogna confondere quello che si fa con chi si è. Applicati alla politica, raccontano di un percorso abbastanza chiaro: non si rassegnerà a fare una figuraccia come l’ultima volta fece Bernardo. Niente campagna elettorale in emergenza, perché il tempo c’è, così come la sua candidatura; niente campagna elettorale senza una pianificazione finanziaria. La politica, prima o poi, deciderà. Ma se sarà troppo tardi, e non ci saranno chance, sarà colpa di altri e non sua, e Antonio Civita parlerà chiaro e forte. Intanto il suo lo sta facendo: tesse la tela delle relazioni, che sono molte. Con i commercianti, gli imprenditori di Milano, con i vertici politici di Roma, sportivi e creativi. “Mi piace mettere insieme persone”, dice sempre. Sfrutta le tante iniziative create in questi anni: a partire dal padel, di cui è campione italiano senior. Gli avevano detto che era impossibile vincere contro Roma. Dalla serie D, invece, la Milano Padel arriva alla serie A, e vince il titolo con la squadra femminile e arriva seconda con la maschile. Sul fronte associazionistico ha una fondazione chiamata Cucinare per Ricominciare: serve i ragazzi rifugiati con corsi di formazione di 6 mesi. Tifa Napoli, senza grossa passione dopo Maradona. Della città pensa che sia insicura, che sia peggiorata. E pensa che sia contendibile dal centrodestra. Non facile, ma neppure impossibile: in ampio disaccordo con chi invece ritiene che se dovesse gareggiare Mario Calabresi la partita sarebbe già chiusa e si potrebbe andare tutti al Panino Giusto a farsi un Diplomatico e una birretta.