Rendering della nuova arena Milano Santa Giulia per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 (Ansa) 

Gran Milano

Slalom (con qualche medaglia) nella legacy olimpica lombarda

Davide Perillo

Opere e iniziative che si fanno grazie alle Olimpiadi, ma restano e portano valore anche dopo. PoliS-Lombardia, ente di ricerca regionale, in “Quattro passi verso il futuro”, certifica le cose fatte (almeno 167) e quel che manca

Ok, c’è la Variante incompiuta di Tirano, entrata persino in un rap che impazza sui social: “Tangenziale di Tirano dove sei? / Sul giornale ci sei stata, ma sull’asfalto mai” (anche se, in realtà, il primo tratto è stato inaugurato per davvero, il 26 gennaio). Ci sono scorciatoie rinviate, qualche svincolo mancante e un paio di rotonde spostate a data da destinarsi, alla faccia del traffico sulle statali 36 e 38 che, anziché snellirsi, per un bel po’ si è gonfiato di camion (in attesa – si spera – dei turisti in slalom verso la Valtellina olimpica). E ci sono, immancabili, le polemiche: sugli appalti, le spese lievitate, il business dei privati… Un po’ comprensibili, in gran parte gonfiate, di sicuro scontate. Ma capaci di portarsi appresso un rischio, italianissimo: lamentarsi di quello che non va dimenticandosi la parte piena del bicchiere. Che è molto più della metà. Perché a conti fatti, le Olimpiadi e Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (si parte il 6 febbraio) lasceranno davvero un patrimonio sul territorio. Almeno sul lato lombardo.

 

E’ quella che tutti, ormai, chiamano legacy, all’inglese. Traduzione: eredità. Ovvero, opere e iniziative che si fanno grazie alle Olimpiadi, ma restano – e portano valore – anche dopo. In Lombardia sono tante: almeno 167. Le ha censite un volume realizzato da PoliS-Lombardia, ente di ricerca regionale: si chiama “Quattro passi verso il futuro”, circola in un migliaio di copie e lo si può trovare sul sito Oltreigiochi2026, accanto alla dashboard che rendiconta in tempo reale i lavori sulle infrastrutture. Scarichi, leggi, e ne viene fuori un’altra storia, capace di far virare la narrazione in positivo.

 

Si comincia dalle venues, le strutture delle gare. Una delle più discusse è l’Arena di Santa Giulia, che i milanesi hanno visto crescere a ridosso della Tangenziale est tra polemiche infinite, dall’interesse pubblico di una proprietà privata al cronoprogramma, ai 51 milioni di extracosti. Be’, ha ancora intorno un po’ di caos viario, manca qualche rifinitura e ha dovuto sistemare un buco aperto nella pista durante i test; ma intanto c’è, è pronta per l’hockey olimpico e rimarrà dopo i Giochi, ribattezzata Unipol Dome, ad ospitare spettacoli e concerti per 16 mila spettatori. Proprio come il Live Dome, nato a Rho dall’unione di due padiglioni della Fiera, il 13 e il 15: oggi ospita il pattinaggio veloce, ma domani resterà come area eventi da 35 mila metri quadri, una delle più grandi d’Europa. Sempre a Milano è stato risistemato l’Unipol Forum di Assago, sede di pattinaggio di figura e short track. E, soprattutto, si è costruito il Villaggio Olimpico di Porta Romana, 60 mila metri quadri di stanze e appartamenti che dopo aver fatto da casa per atleti e staff diventeranno uno studentato universitario da 1.700 posti (privato, ma con una parte a prezzi convenzionati). 
A Bormio è stato aperto lo Ski Stadium, l’edificio ai piedi della mitica pista Stelvio (sistemata a sua volta), si è aggiunto un nuovo bacino per rifornire l’impianto di innevamento, si è allargato il centro sportivo del Pentagono e sta nascendo il Transport Mall, neocapolinea del trasporto pubblico. Mentre a Livigno ci sono una nuova pista per il freestyle, lo Snow Park del Mottolino e due nuovi bacini di innevamento; ma si registrano anche una nuova cabinovia, una seggiovia e una sciovia, oltre all’allargamento del centro sportivo Aquagranda che con le sue strutture in quota e la piscina olimpica più alta d’Europa (siamo a 1.816 metri) ospita stage e ritiri di sport vari, calcio compreso. Poi, le infrastrutture: la cabina Enel sempre a Livigno, il potenziamento della rete elettrica in Valtellina, la copertura telefonica (in via di completamento) delle gallerie.

 

Certo, in Alta Valle tocca arrivarci – e si torna al rap iniziale e ai guai dei cantieri. Ma pure la viabilità qualche medaglia l’ha vinta. A Lecco è venuta su una corsia nuova del Ponte Manzoni, che attraversa l’Adda. Sulla complicata statale 38 sono stati eliminati due passaggi a livello e su altri dieci si sta lavorando. Per restare alle ultime inaugurazioni, sulla 36 funziona il nuovo svincolo di Piona ed è stata consolidata la travagliata galleria di Monte Piazzo. Si sono sistemati parcheggi e stazioni, sono aumentati i treni in circolazione (più di venti tra i nuovi “Caravaggio” e “Donizetti” e altri arriveranno) sulla tratta verso la Valtellina, ma anche da e per gli aeroporti di Malpensa, che ora è collegata con Gallarate e Sempione, e (da giugno) Orio al Serio, che il treno non ce l’aveva ancora. Oltre alla Tav da Brescia a Verona (45 chilometri fatti sui 48 previsti, in estate i primi test). Cose che ai lombardi faranno comodo. 
Altro capitolo: la sanità. Qui il lascito dei Giochi parte dagli spazi allargati e dal nuovo accesso al Pronto Soccorso di Niguarda, che in questo periodo fa da ospedale olimpico e si integra con i presìdi di Bormio e Sondalo (dove sono stati investiti altri 3 milioni e mezzo): vuol dire telemedicina, refertazioni a distanza, campioni e provette pronte a viaggiare via drone e un centinaio di medici milanesi prestati al territorio durante le gare, ma che per contratto si alterneranno in Valle anche dopo, grazie ad alloggi e foresterie dedicate. Mentre a Livigno la Casa della Sanità, dopo il passaggio olimpico, diventerà un mini Policlinico rafforzato con nuove macchine per Tac e risonanze e spazi più larghi per ambulatori ed elisoccorso (investimento: 50 milioni). 
Cose molto concrete, insomma. Che si affiancano all’altra parte della legacy, quella che gli esperti chiamano “immateriale”. Nell’elenco di Regione si parla di mostre, percorsi, iniziative culturali – e qui calcolare l’eredità sarebbe aleatorio. Così come è difficile stimare la spinta che arriverà al turismo e alla promozione dell’enogastronomia lombarda. Di sicuro, però, in connessione con i Giochi sono nati nuovi percorsi di formazione (dal programma Valt per i ragazzi delle professioni turistiche ai corsi di Politecnico e Bocconi sulla managerialità sportiva e dei grandi eventi), centri di ricerca (il Living Lab di Lecco, dove si studiano materiali e tecnologie dedicate allo sport), iniziative sull’economia circolare (Ricircolo a Sondrio, 2,7 milioni investiti), piattaforme digitali che permettono di integrare dati e servizi (E015). Oppure, ancora, iniziative come Varese Sport Commission, consorzio che ha sfruttato il volano dei Giochi per far diventare l’Ice Arena locale, appena ristrutturata, un punto di riferimento per gli sport del ghiaccio, con relativi arrivi di turisti nell’area (più di 6mila quelli già contati). Tutte cose che in gran parte non c’entrano con Milano e Valtellina, ma portano dritti a un altro ambito, dimenticato spesso: le opere fatte fuori dal perimetro delle gare. E anche qui l’elenco è abbastanza impressionante.
I comprensori sciistici, per esempio. In Valchiavenna si sono spesi 40 milioni per rinovare impianti e piste. In Valmalenco altri 20 per sistemare la seggiovia Caspoggio-Sant’Antonio, fare un nuovo impianto che porta al Sasso Nero e altro. In Val di Scalve 25 milioni sono serviti per aggiornare il comprensorio di Colere 2200. Ad Aprica e dintorni se ne sono investiti 24 per una decina di interventi tra completati (la nuova seggiovia Magnolta, una cabinovia, il parcheggio Hub del centro) e in corso d’opera (il bike park, un’altra pista e via dicendo). A Borno-Monte Altissimo, 21 milioni per una nuova telecabina e un rifugio in vetta. Sul monte Maniva ci sono altre dieci opere, tra impianti rifatti, piste ciclabili, potenziamento delle reti digitali (costo complessivo: 17 milioni). E ancora: Montecampione, Piazzatorre, Piani di Bobbio, Valsassina… E tutto in chiave di accessibilità, perché lo slancio delle Paralimpiadi, l’altra metà dei Giochi, ha fatto nascere progetti (Ski-Ability, Adaptive Winter, Squadra G) che hanno abbattuto barriere architettoniche un po’ ovunque. Operazioni cofinanziate da Regione, realtà locali e privati, spesso progettate da tempo, ma messe in moto dall’occasione olimpica. 
Come i rinnovi di tante strutture sparse per la Lombardia. Di un nuovo palasport a Cantù si parlava da vent’anni: ora si sta facendo, e porterà alla Casa del Basket. Tra Valdidentro, Sondrio, Chiavenna e dintorni si sono ristrutturati 8 impianti, tra palestre, palaghiaccio e piste di biathlon. In altri 79 si sono fatti – o si stanno facendo – lavori di efficientamento energetico per 30 milioni. Mentre a Lecco, con poco meno di 2 milioni, è stata rinnovata la Palestra di roccia dei Ragni, il gruppo di scalatori che ha fatto la storia della montagna globale. E l’elenco potrebbe proseguire. Dando più di qualche ragione ad Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, che nella prefazione di quel volume le Olimpiadi le chiama così: “Sono un motore di crescita”. Magari un po’ ingolfato e più lento del previsto, ma bene acceso. E in moto.