LaPresse
Gran Milano
Ballando su Trenord. Tra potenziamento olimpico e carenze strutturali i pendolari sbuffano
In vista delle Olimpiadi, l'azienda del trasporto pubblico regionale effettuerà 120 corse in più ogni giorno, ma quest'impegno preoccupa i pendolari. I ritardi sembrano ormai essere un male cronico dovuto in larga misura a una rete sovraffollata e vetusta
Una medaglia a due facce, o forse tre. Questa è Trenord, l’azienda del trasporto pubblico regionale, da sempre “attenzionata” dai pendolari per disagi ritardi e cancellazioni quotidiani, che vorrebbe però vincere la scommessa olimpica. Nonostante i famosi progressi strutturali promessi per il grande evento non si siano praticamnte visti. Arrivare in Valtellina è sempre stata un’impresa ardua, la viabilità è complicata e i treni, che arrivano fino a Tirano, per proseguire costringono i passeggeri a montare sui bus diretti a Bormio e Livigno. Ma per le Olimpiadi, che tra oggi e domani entreranno nel vivo, Trenord si è impegnata a fondo. Anche perché è la prova decisiva per i nuovi vertici aziendali, con Andrea Severini, ad, voluto fortemente da Fdi e Emanuele De Santis, direttore generale imposto dalla Lega per “raddrizzare” l’azienda. In vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Trenord ha messo a punto un potenziamento del servizio che servirà i luoghi delle gare in Valtellina e a Milano, incluso il Villaggio Olimpico, infatti durante la manifestazione effettuerà 120 corse in più ogni giorno, per un’offerta complessiva di 2.500 corse.
Il collegamento fra Milano e la Valtellina sarà attivo dalle 4.20 del mattino alle 3 di notte con una corsa ogni 30 minuti; un servizio che sarà messo a disposizione di tecnici e spettatori. Ma l’impegno di Trenord per le Olimpiadi paradossalmente preoccupa i pendolari: “Temiamo – spiegano da Italia Verde – che la già grave carenza di personale e questo ulteriore potenziamento del numero delle corse possano provocare grossi disagi ai pendolari e ridurre le condizioni di sicurezza della circolazione dei treni”. Non basta, Trenord si presenta in “pessime condizioni organizzative e in presenza di una conflittualità sindacale senza precedenti, con già due scioperi in effettuati in un mese”. E lunedì sera dalla stazione di Cadorna ha fatto cilecca anche la “fascia protetta” serale. Com’è noto i pendolari hanno ottimi motivi per essere imbufaliti. Trenord infatti, dal 2024, ha fatto “sparire”, con un gioco di prestigio, il bonus ritardi che veniva riconosciuto ai viaggiatori vittima di ritardi e soppressioni. Fino all’anno scorso quando i disservizi di una linea, in un mese, superavano un valore indice, agli abbonati veniva riconosciuto automaticamente uno sconto del 30 per cento sul rinnovo dell’abbonamento. Dal primo gennaio 2023 le cose sono cambiate: via il “bonus” è entrato in vigore l’indennizzo, calcolato questa volta sui ritardi di oltre 15 minuti anziché 5 e da richiedere espressamente a cura dell’abbonato, mentre in passato era riconosciuto automaticamente. Se nel 2023, attraverso i bonus, ai pendolari sono stati riconosciuti 5,74 milioni di euro (in sconti sugli abbonamenti) nel 2024 – unico anno finora completo – con il sistema degli indennizzi, hanno avuto restituiti poco più di centomila euro (100.619,51). Un rapporto di 57 a 1. Inoltre, se nel 2023 i bonus erogati ai pendolari relativamente al 2023 erano stati quasi 107 mila, nel 2024 gli indennizzi sono crollati a 5.213, lamenta anche il Pd.
Quello dei ritardi sembra un male cronico dovuto in larga misura a una rete sovraffollata e vetusta. Ma Trenord non si arrende, infatti, grazie a FNM (la holding del gruppo), tra i progetti di ammodernamento stava lavorando ad una linea ferroviaria, la Brescia, Iseo, Edolo, totalmente rinnovata con treni e centrale a idrogeno, che entro l’anno potrebbe entrare in servizio. Ma una tegola è caduta sui binari: Alston, l’azienda che sta costruendo i 14 treni destinati alla Lombardia, ha informato che sospenderà la produzione di questi convogli a causa dei tagli governativi (in Francia) al settore. Manterrà fede però ai contratti sottoscritti. Dunque i treni arriveranno ma su ricambi, manutenzione e futuro dell’idrogeno resta un grosso punto interrogativo.