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L'Onu parla di crisi idrica, ma tre colossi come MM, A2A e Cap sanno cosa e come fare

Daniele Bonecchi

Grazie al lavoro delle tre aziende di engineering, Milano diventa laboratorio di innovazione e business, utilizzando l'acqua come risorsa strategica. L'obiettivo è aumentare l'affidabilità e la resilienza della fornitura idrica di fronte a eventi metereologici estremi

Mentre l’Onu – con Kaveh Madani, direttore dell’istituto per l’Acqua, l’ambiente e la salute – dichiara la bancarotta idrica planetaria, un nuovo el Dorado cresce a Milano e nella Pianura padana, scoprendo anche un grande business metropolitano: l’acqua, e non solo come fonte di energia. Si può dire che la grande metropoli abbia “inventato” il valore dell’acqua a partire dalla realizzazione del primo depuratore di Nosedo, progettato dal Gruppo Cap, voluto nel 2005 da Gabriele Albertini. Un’opera costata 300 milioni, al servizio di 2,5 milioni di persone. A Milano oggi sono in campo tre colossi dell’engineering: MM spa, Gruppo Cap e A2A. La Banca europea per gli investimenti (Bei) – non a caso – ha deciso di sostenere con un finanziamento di 100 milioni di euro il piano 2025-2029 di MM spa, la società del Comune di Milano che gestisce anche il servizio idrico integrato per circa 1,4 milioni di residenti. L’operazione, la seconda tra Bei e MM dopo quella da 70 milioni siglata nel 2016, è sostenuta dalla garanzia InvestEU, il programma di investimenti dell’Unione europea attraverso cui la Bei ha già attivato oltre 4 miliardi di euro in Italia.

 

 

Le risorse messe a disposizione consentiranno alla società di attuare il proprio piano di investimenti che punta ad aumentare l’affidabilità e la resilienza della fornitura idrica di fronte agli eventi meteorologici estremi. “L’accordo con Bei arriva in un momento molto importante per i gestori idrici – sottolinea l’amministratore delegato di MM Francesco Mascolo – con l’entrata in vigore delle nuove direttive e il varo della Water Resilience Strategy da parte della Commissione europea”. Ma c’è di più. MM è scesa in campo per affrontare la sfida della “città spugna”, che non riguarda solo Milano ma il sistema idrico globale, fino all’ipotesi di un vero e proprio “pianeta spugna”, che possa affrontare in modo significativo le future sfide del cambiamento climatico. La città spugna (sponge city) è un modello di pianificazione urbana su cui è attivo da tempo anche il Gruppo Cap, che gestisce le acque dei comuni metropolitani, e trasforma le città per assorbire, trattenere, filtrare e riutilizzare l’acqua piovana, invece di smaltirla rapidamente, per contrastare allagamenti e siccità, migliorare la qualità dell’acqua e ricaricare le falde acquifere, utilizzando soluzioni naturali e tecnologiche come pavimentazioni permeabili, tetti verdi e giardini pluviali. E’ la concretizzazione del progetto “Milano spugna”, che molti tecnici considerano essenziale per il futuro della città. Così oggi sta lavorando per 27 opere di depavimentazione diffuse in tutti i municipi. Sono interventi che prevedono la sostituzione di aree asfaltate e impermeabili con nuovo verde e superfici drenanti, capaci cioè di assorbire le acque meteoriche. Le opere, realizzate da MM per conto del Comune di Milano, sono utili perché riducono i volumi di acque meteoriche che sovraccaricano la rete fognaria (1.600 km che si trovano sotto i nostri piedi) in caso di eventi meteo di particolare intensità, favorendone l'assorbimento naturale nel terreno, e, di conseguenza, riducendo il rischio di allagamenti in superficie. Un aspetto rilevante di questi interventi è costituito dall'approccio integrato con cui MM pianifica e gestisce l’esecuzione degli interventi.

 

 

 

“Le opere di drenaggio vengono realizzate infatti all’interno del piano di interventi del Servizio idrico integrato con gli altri cantieri cittadini, in modo da ottimizzare tempi e risorse, ridurre i disagi per i cittadini e garantire la migliore funzionalità ed efficacia delle infrastrutture urbane”, spiega Mascolo. Per A2A – che ha deciso di investire al 2035, complessivamente, 23 miliardi, la partita per la transizione energetica vale 4 miliardi di euro di RAB nelle reti elettriche. La crescita della domanda elettrica spinta da elettrificazione dei consumi e dallo sviluppo dei data center trasformerà radicalmente l’attuale sistema energetico. Protagonista della partita è anche il Gruppo Cap col suo piano strategico al 2030, previsto fino al 2033, che si concentra su importanti investimenti (oltre 560 milioni di euro fino al 2029) per modernizzare le infrastrutture idriche e di depurazione nell’area milanese e in Lombardia, migliorare resilienza e sostenibilità, recuperare le perdite idriche, il tutto in linea con l’Agenda 2030. Cap è protagonista della Water Resilience Strategy nei comuni dell’hinterland milanese. Dunque all’orizzonte – anche se il revival un po’ retrò della riapertura dei Navigli langue, economicamente irrealizzabile – l’acqua è diventata un business molto concreto che aiuta la grande Milano a crescere e migliorarsi.  

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