Sergio Scalpelli - foto Ansa

Gran Milano

Da Milano agli Stati Uniti d'Europa. Riformisti cioè ricostruttori

Maurizio Crippa

Intervista al coordinatore milanese di Italia Viva Sergio Scalpelli sulle prossime elezioni europee: "Io credo che Milano sia la capitale dell’economia della conoscenza, di giovani e studenti proiettati come aspettative a livello continentale"

Da dove partire, in questo viaggio non così semplice né scontato verso l’Europa, verso l’Europarlamento? “Dalla consapevolezza che nel 2022, alle elezioni politiche, in questa città, città come poche altre davvero europea, quello che era il Terzo polo aveva avuto il 16 per cento, e quella volta senza Bonino e radicali. Oggi quel polo, quel progetto politico, in Italia potrebbe essere al 10 per cento, e dunque cruciale, e qui a Milano e in Lombardia sarebbe al 16-18 per cento”. Altro che quorum. Una vita con la bussola ambrosiana del riformismo lib-dem sempre in tasca, Sergio Scalpelli oggi è il coordinatore milanese di Italia viva e al nuovo step europeo del riformismo, e alle sue possibili ricadute nazionali, ci crede. “Oggi questo progetto si chiama Stati Uniti d’Europa – spiega al Foglio –  Ma è un peccato, un vero peccato, che un progetto politico serio come è stato il Terzo polo oggi non ci sia più. E, ritengo, per responsabilità di una persona, Calenda, e non di altre”. Capitolo chiuso. Il voto che qui in città – ma in modo diffuso in tutta la regione – ha sempre dimostrato di cercare uno sbocco riformista e moderato, europeista e anti sovranista  rischia di venire cannibalizzato. “Altro peccato, ma io credo che la proposta degli Stati Uniti d’Europa abbia oggettivamente più peso, più prospettiva, più progettualità. Si mettono insieme componenti diverse, dalla sinistra liberale ai renziani, a una parte del mondo cattolico che in questi anni ha scommesso sulla sussidiarietà, alla componente laica e radicale. Qualcuno dice troppe anime, io invece creso che sia meglio così, e lo dico pensando anche al futuro”.
 

Molti nomi noti in lista, il sogno Champions è di eleggerne almeno due nel Nord-ovest, ma si vedràe dipenderà dal contesto nazionale. “Ci sono Emma Bonino e Matteo Renzi, che l’eurodeputato lo farà davvero, lui. Ma ci sono nomi che rappresentano appunto un’offerta vera, rispettosa delle componenti: Raffaella Paita, Marco Taradash, Gianfranco Librandi”. Stati Uniti d’Europa può davvero aspirare a un ruolo politico, che vada oltre il veicolo elettorale con la solita accusa di lista-taxi? “Penso di sì, per più motivi. E il primo, se posso dirla così, è la pervicace volontà di un elettorato, che qui conta anche più che altrove, di volere una proposta politica così: riformista, aperta, europea. Anzi, vorrei aggiungere: una pervicace volontà ‘nonostante’ le molte delusioni che il progetto riformista ha subito in questi anni: e non parlo soltanto della parabola di Renzi, o del naufragio del Terzo polo, ma anche di un riformismo moderato che nel centrodestra è evaporato. Si può ricostruire da lì. Più che riformisti, potremmo dire che siamo ricostruttori”. È indubbio che non sia facile, questo ennesimo nuovo inizio che Scalpelli tratteggia e che negli auspici ha in Iv il suo motore d’avviamento. C’è qualche maceria da rimuovere sul percorso.
 

“Più che agli errori guardo alle occasioni perse, ma che possiamo recuperare. In questi due anni una aggregazione riformista avrebbe avuto un ruolo ad esempio anche nei confronti di un Pd che con Schlein è diventato, da ipotetico partito pigliatutto, un confuso partito supermercato in cui ognuno prende quello che vuole. Non è difficile vedere che una parte dell’elettorato è un po’ smarrito”. A quale Pd bisogna guardare? “C’è, per stare qui a Milano, un Pd molto valido, concreto e attento sulle questioni internazionali: Quartapelle, Maran. Ma appena cambi ‘scaffale’ ti ritrovi con una federazione e giovanile che rischia gravemente di trasformarsi nella federazione giovanile di Hamas… Gli Stati Uniti d’Europa possono essere un polo d’attrazione anche per costringere il Pd a fare chiarezza su cosa voglia essere e rappresentare in Europa”. L’altra direzione cui guardare è l’area che a lungo si è riconosciuta in Silvio Berlusconi, “e che credo sia naturalmente destinata in futuro a immaginare alleanze diverse dalle attuali”.
 

Ma Scalpelli preferisce guardare ai dati di oggi: “Io credo che Milano sia il luogo ideale per far crescere un progetto come lo abbiamo in mente. È la città capitale dell’economia della conoscenza, di giovani e studenti proiettati come aspettative a livello continentale. È la città con un mercato del lavoro che nel 2023 ha prodotto un milione e mezzo di occupati, ha un dato di occupazione del dieci per cento superiore al dato nazionale, questa è l’area a maggiore attrazione europea. Non è solo una ipotesi politica, c’è una realtà sociale, economica e civile che aspetta questa proposta”.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"