Gran Milano

Ops, la linea rosa. Cosa non torna nel progetto per la sesta metro di Milano

L’input che viene da Roma per una metropolitana “a tutto sud”. Molto da riflettere 

Dell’ipotesi di una nuova linea di metropolitana a Milano, sarebbe la mumero 6, si parla da tempo. E sarebbe un record che anche d’orgoglio per i milanesi. Tra le idee circolate, una delle più logiche era quella di una “circle line”, modello londinese, che girasse ad anello dove un tempo passavano i vecchi scali ferroviari. Ma sì è perduta, forse proprio perché incompatibile con il progetto dei recuperandi “scali ferroviari”. In compenso, qualche giorno fa è giunta, come un temporale di primavera, una novità. Il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Enrico Giovannini ha tirato fuori dal cilindro 732 milioni di euro per rafforzare il trasporto pubblico locale di Milano, a partire dalle metropolitane (tra i fondi del Pnrr, i fondi totali per la “mobilità rapida di massa”, in sostanza le metropolitane, ammontano a 4.8 miliardi). I soldi in arrivo andranno a finanziare la prosecuzione della M1 fino a Baggio-Olmi-Valsesia, il prolungamento della M3 fino a Paullo, l’allungamento della futura M4 (ancora da inaugurare nel tracciato urbano) da Linate a Segrate. Ma la vera sorpresa è stato il cadeau di 4,5 milioni per il progetto di fattibilità tecnica ed economica della M6 rosa, destinata a collegare longitudinalmente i quartieri a sud della città, lungo un tracciato deciso (sembra, da qui un certo freno ai commenti da parte delle autorità meneghine) direttamente negli uffici del ministero. 

   

   
“Sorprende che sia un tracciato totalmente diverso da quello correttamente previsto nel Piano urbano della Mobilità sostenibile di Milano, ovvero una linea diametrale Nord-Sud che si estendesse fino all’asse di via Ripamonti”, spiega Giorgio Goggi, architetto del Politecnico, già assessore ai Trasporti delle giunte Albertini. “Le linee metropolitane sono normalmente tracciate in senso diametrale dall’esterno verso il centro delle città, perché, con la loro elevata capacità, possano sostenere i grandi flussi pendolari che dall’area urbana esterna si riversano sul capoluogo. Le metropolitane trasversali, che servano solo quartieri periferici, non si fanno. Se guardiamo alle grandi metropoli, Parigi e Londra hanno metropolitane interquartiere ma circolari, quella di Parigi lungo la linea dei Bastioni, quella di Londra molto più aderente al centro. Tutte le altre linee circolari o trasversali sono tranviarie, come la circolare esterna di Parigi. Come Milano possa progettare e realizzare una metropolitana di quartiere è un mistero”.

  

 

Perplesso anche Franco De Angelis, assessore ai Trasporti della giunta Pillitteri, profondo conoscitore dell’area metropolitana, tanto da gestirne la transizione durante il tramonto della Provincia presieduta da Guido Podestà. “Se è stata disegnata dal ministero per dare delle risorse a Milano forse potevano tracciare anche la linea 7 e la linea 8”, scherza De Angelis. “Sembra una boutade”, conclude, “oltre tutto manca una seria analisi previsionale dei flussi che precede sempre la scelta di un tracciato”.

  

Spiega però l’assessore alla Mobilità del Comune, Arianna Censi: “Le fermate – e quindi il percorso – della Metro 6 saranno scelte assieme ai cittadini. La prossima settimana è previsto un incontro con i presidenti di Municipio che saranno attraversati dalla linea 6 e poi con i sindaci della città metropolitana per decidere, perché i collegamenti sono da dentro a fuori la città e viceversa”. E aggiunge: “La mia opinione (sul tracciato ndr) è che questa città non può sopportare un altro intervento di penetrazione dentro il suo cuore, ma noi dovremo collegare le linee 1, 2 e 3 alla linea 6. Sulla progettazione, una volta definito e condiviso il percorso, cioè dove deve passare, io credo che nel giro di un anno, un anno e mezzo riusciremo a raggiungere l'obiettivo. Poi dovremo trovare i finanziamenti. Però, se riusciamo a progettare un’opera che tenga anche conto dei costi di realizzazione oltre che di gestione, credo che potremo fare un’opera che non arriverà prima delle Olimpiadi ma che sarà un servizio per la città immediatamente dopo”, conclude l’assessore. E mentre il Comune riflette sul tracciato della M6, l’Atm – dopo aver “prestato” all’Atac di Roma i sui manager migliori (a partire dall’ad Arrigo Giana) per raddrizzare il trasporto pubblico della capitale – tenta la scalata europea. Dopo aver gestito per anni la metropolitana di Copenaghen, Atm ora sfida la potente Ratp (trasporti pubblici) di Parigi, nella gestione delle nuove metropolitane automatiche. (Da. Bo.)

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