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Scommettiamoci un brevetto. Oggi Bruxelles decide sul Tribunale

Paola Bulbarelli

L'assegnazione a Milano della Corte centrale del Brevetto Unitario avrebbe un importante risvolto economico per il capoluogo lombardo

Oggi è il giorno. A Bruxelles si deciderà la sorte di Milano, candidata ideale per la sede della Corte centrale del Brevetto Unitario (dedicata ai brevetti del settore chimico-farmaceutico)  fino ad ora basata a Londra, che però dopo la Brexit ha deciso di non ratificare l’Accordo sul Brevetto Unitario. Dopo i tentennamenti se scegliere il capoluogo lombardo oppure Torino per rappresentare l’Italia, la presidenza del Consiglio ha optato per Milano quale “candidata a ospitare il Tribunale unificato dei brevetti”, mentre Torino viene indicata come sede principale per l’Istituto italiano per l’intelligenza artificiale. Una storia scritta nei numeri e nelle cose. E nonostante gli auspici piuttosto fuori luogo, in questa fase, di chi auspica un’agenzia internazionale pure a Roma, come il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, in un’intervista al Messaggero, in un articolo titolato poco sportivamente “Basta fare gli interessi del nord: a Roma un’agenzia internazionale”.

Ma Milano è la città dove vengono in assoluto registrati il maggior numero di brevetti (24 per cento dei brevetti italiani) e in regione Lombardia (il 32 per cento); è la sede giudiziaria in cui si concentrano in misura maggiore (oltre il 70 per cento rispetto al resto d’Italia) le controversie in materia con conseguente alta specializzazione dei suoi magistrati, avvocati, tecnici coinvolti. Non a caso l’associazione nazionale dei Consulenti in proprietà industriale ha sede a Milano. Se la partita andasse a buon fine sarebbe una conquista importante per i mille risvolti positivi che arriverebbero in un momento non certo roseo per la città e la nazione. “Al Comitato preparatorio che si riunisce oggi – spiega Daniela Mainini, presidente del Centro studi Grande Milano, che fa parte del comitato tecnico istituito presso la Corte d’appello di Milano con la già presidente Marina Tavassi, Vinicio Nardo presidente dell’Ordine degli avvocati, Cristiano Bacchini, vice presidente di Aippi, Ferruccio Resta rettore del Politecnico, Camera di Commercio, Confcommercio, nonché il sindaco Beppe Sala e il presidente Attilio Fontana – partecipano tutti gli stati membri firmatari ed è stata annunciata dal governo tedesco una eventuale spartizione tra Germania e Francia. Come comitato tecnico abbiamo predisposto un documento messo nelle mani del rappresentante designato dal ministero degli Affari esteri che avrà il compito di tenere alta la bandiera di Milano. Il sistema è nato con tre corti: Parigi, Londra e Monaco. Non ci sono motivi per nessuna spartizione”.

Abbiamo già perso l’Agenzia del farmaco perché, si diceva, non erano andate le più alte cariche, ora si rischia un’altra volta di non portare a casa il risultato? “Questa è una storia, da quando è nata, di soggetti che non avevano chiaramente idea di quello che dovevano fare. Oggi la delega governativa è forte perché l’input è di portare avanti Milano, perciò chiunque parteciperà se non si opporrà a questa spartizione darà un segnale negativo. L’Olanda sarà preparatissima, pronta a dire che le hanno soffiato Ema, la Spagna scenderà in campo e non per perdere: l’Italia faccia la sua parte visto che la candidatura forte c’è. Nel 2013 fu chiaro il messaggio che sarebbero state premiate le sedi con il maggior numero di brevetti, perciò Parigi (sede centrale), Monaco (meccanica) e Londra. Il quarto paese era l’Italia. Correttamente si porta avanti Milano che è oggi la fotografia del trattato”. Cosa significherebbe il successo in questa partita? “Tantissimo da un punto di vista monetario. Basta guardare quanto la Gran Bretagna aveva valutato in sterline, tre miliardi, il valore dell’intero pacchetto. Significa investimenti stranieri in Italia, posti di lavoro in numero elevato e tutto l’indotto. Il Centro studi ha fatto i conti di cosa vale in termini economici. Oggi sarebbe in grado di parlare di 400 milioni di indotto. Portare a casa un risultato del genere anche se si radicherà fra tre anni sarebbe importantissimo. In più il chimico-farmaceutico è qui. E a Milano partirebbe l’Ufficio unico che consentirebbe uno stretto legame con le aziende consentendo loro un solo deposito valido in tutta la Ue senza ulteriori costi, traduzioni e convalide per ogni singolo paese”. Una battaglia più che mai europea. 

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