Ansa
La lettera
Caro Andrea Orlando, il “no” contro Meloni sulla giustizia si capisce, essere ostaggi del M5s e dell'Anm no
L'ex ministro della Giustizia dovrebbe spiegare perché completare il passaggio al rito accusatorio abbia suscitato la contrarietà della sinistra che lo ha considerato, se fosse passato, un avallo alle tendenze autoritarie della destra. La lettera di Ranieri
Al direttore - I riformisti che hanno sostenuto la separazione delle carriere rifletteranno sulle ragioni dell’insuccesso della loro difficile battaglia politica. Rifletteranno sugli errori e magari sulle ingenuità presenti nella loro iniziativa. Ma un uomo come Andrea Orlando, non all’oscuro della materia, dovrebbe spiegare perché completare il passaggio al rito accusatorio con la separazione delle carriere già riconosciuta in Costituzione con l’articolo che delinea “il giusto processo”, abbia suscitato la contrarietà della sinistra che lo ha considerato, se fosse passato, un avallo alle tendenze autoritarie della destra!
E' paradossale ma l’esito referendario renderà inattuabile quanto previsto nell’articolo 111 della Carta che così suona: “Ogni processo si svolge, nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”. Ancora una osservazione: nella crociata contro la proposta dell’estrazione a sorte dei componenti dei due Csm, senza scomodare Montesquieu, possibile che un uomo colto e addentro alla materia non consideri che il Consultive Council of European Judges, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa, ritiene il sorteggio un metodo di composizione del Consiglio della Magistratura funzionale alla salvaguardia della sua indipendenza? Veramente Andrea ritiene che muovere in queste direzioni avrebbe significato “dare una botta alla magistratura”? Ne avrebbero leso il principio di indipendenza e autonomia? Se ci fosse stato un rischio del genere, la legge poi sottoposta a referendum non l’avrebbe fatta passare l’acuta vigilanza del Presidente della Repubblica.
Diciamo la verità: il Pd è apparso impossibilitato anche solo a discutere di separazione delle carriere perché paralizzato dal timore di subire critiche dall’Associazione Nazionale Magistrati da un lato e l’assalto di 5Stelle dall’altro. Questo comportamento ha facilitato l’atteggiamento ottusamente chiuso a cambiamenti della legge da parte della destra che ha mostrato la sua inconsistenza culturale e la pochezza della classe dirigente. “Sinistra per il Sì” nasce per scongiurare che di una riforma di stampo liberale, che intende tutelare gli interessi dei cittadini, cui la sinistra storicamente ha guardato con interesse, se ne appropri la destra e ne distorca la natura e il carattere. In una situazione del genere, cosa avrebbero dovuto fare i riformisti? Tacere? Rinunciare a dire come stavano le cose? Hanno deciso di condurre una battaglia tesa a far emergere e conoscere la reale natura storica della separazione delle carriere. Una impresa difficile. Forse illuminista. Non mancherà la riflessione critica dei riformisti. C’è da augurarsi tuttavia che non manchi, dopo i sacrosanti festeggiamenti, nel Pd la riflessione su un punto cruciale. Dimostrare che vi sono strade alternative alla separazione delle carriere per affrontare i rischi di deviazioni corporative della magistratura, rischi che si sono abbondantemente manifestati negli ultimi decenni. Decenni in cui vi è stata una tenace opposizione a ogni proposta di rivedere anche i sistemi di elezione dei membri del Csm. Insomma, i vincitori del referendum, il Pd prima di tutti, dovrebbero fare emergere che la loro opposizione alla riforma non significa lasciare le cose come stanno. Mi auguro ci riescano.
Colpisce infine che Andrea, di cui ricordo il garbo di anni lontani, conduca il confronto nel Pd ricorrendo a uno stile d’altri tempi. Sostenere che i riformisti siano mossi dall’ansia di “avere spazio sui giornali” o siano “bastian contrari interessati a dire sempre qualcosa di diverso da quanto esprime il loro partito” non è solo segno di intolleranza, è la spia di una ignoranza dello stile di lavoro dei riformisti e in particolare di una associazione come Libertà Uguale che ha promosso “la sinistra per il Sì”. Una associazione presieduta da Enrico Morando che ha come proprio obiettivo contribuire a un arricchimento programmatico e culturale della sinistra italiana e del Pd sulla base di un ancoraggio ideale e politico alle imprescindibili lezioni della democrazia liberale e del socialismo democratico e dei diritti. Temo che tutto ciò, ormai, sfugga ad Andrea. Ed è un peccato.
Umberto Ranieri