Ansa
C'è chi dice sì
Una detenzione ingiusta in Puglia ricorda perché quando la giustizia sbaglia pagano solo gli innocenti
La Corte d'Appello di Taranto ha assolto l'ex presidente della Provincia jonica Martino Tamburrano perché il "fatto non sussiste". Eppure per più di un anno era stato privato della sua libertà: cinque mesi in galera e dieci ai domiciliari
Assolto “perché il fatto non sussiste”. Questo il verdetto della Corte d’Appello di Taranto nei confronti di Martino Tamburrano, ex presidente della Provincia jonica. Eppure per più di un anno era stato privato della sua libertà: cinque mesi in galera e dieci ai domiciliari. Una condizione che ti rovina la vita, totalmente: lavorativa, familiare, sociale, fisica, umana. E che dovrebbe essere inflitta solo a condanna certa e definitiva. E invece a Martino Tamburrano, come per migliaia di cittadini innocenti, i magistrati lo hanno condannato alla galera, sbattendolo in carcere appena aperta l’indagine. Un errore che però viene pagato da chi lo ha subito, e non da chi lo ha commesso. Mentre resta la colpa nell’immagine pubblica, perché se la condanna arriva subito, la difesa ci mette una vita per affermarsi. Spesso, quando non sei più nessuno, la vita è già rovinata, ed è ormai troppo tardi.
All’epoca, era il 2019, ne parlarono tutte le emittenti nazionali, a cominciare da Striscia la notizia. Tamburrano era il capo del centro destra in provincia di Taranto, destinato al Parlamento dopo tutta la gavetta da sindaco e presidente di Provincia. Ma la scelta (sbagliata) dei magistrati gli ha rovinato la reputazione, bloccando per sempre la sua carriera politica. Contestualmente all’assoluzione piena, ieri la Corte ha revocato le confische e le riparazioni pecuniarie precedentemente disposte per 250 mila euro. Misure cautelari che mettono al lastrico una persona che non può neanche più lavorare. Come si può privare così ingiustamente un uomo innocente dei suoi beni e della sua libertà? Quanto cambia la vita di una persona in questo modo? Quanto potere hanno oggi i magistrati sulla vita delle persone? E quali garanzie ha lo stato di diritto per limitare questi poteri? Anzi, questo potere, contro le persone? Quanti casi Tamburrano ci sono in Italia, e quanto facilmente potrebbe capitare a ciascuno di noi? E noi che potere abbiamo per difenderci? Non è di questo che parla il referendum, è vero. Però una locandina che gira sui social lo spiega facile: un giorno si fece un referendum tra gli animali della fattoria per ridurre il numero delle volpi. I polli votarono NO.
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