foto Ansa

Giustizia irresponsabile

Qualche numero utile nel dibattito sul referendum, per smontare le ultime balle rimaste a galla

Enrico Costa

Tra gli slogan e le paure, conviene fermarsi sui dati. Da quelli che dimostrano come i giudici siano appiattiti sulle richieste dei pubblici ministeri, fino alla quasi totalità delle segnalazioni disciplinari ai giudici che vengono archiviate

Nel dibattito sul referendum costituzionale si rincorrono slogan e paure. Ma ogni tanto conviene fermarsi sui numeri, che non risolvono tutto, ma aiutano a non negare l’evidenza. A chi sostiene che i giudici non siano appiattiti sulle richieste dei pubblici ministeri, basta ricordare che il 94 per cento delle richieste di intercettazione viene accolto dai Gip, che diventano il 99 per cento per le proroghe. L’85 per cento delle proroghe delle indagini segue la stessa sorte. Le misure cautelari richieste dai pm vengono nella stragrande maggioranza dei casi confermate, così come quasi tutte le richieste di rinvio a giudizio passano il vaglio dei Gup. A chi sostiene che al Csm le carriere siano valutate nel merito, si può ricordare che il 99 per cento delle valutazioni di professionalità si conclude con esito positivo. Un sistema in cui, di fatto, nessuno sbaglia mai davvero. E poi c’è la responsabilità. Si dice: il magistrato che sbaglia paga. Ma il 96,5 per cento delle segnalazioni disciplinari viene archiviato. Di quel poco che arriva a giudizio, tre su quattro si chiudono con un proscioglimento. E quando arriva una sanzione, si tratta quasi sempre di ammonizioni o censure. Nel frattempo, dal 1992 oltre 32 mila persone sono state risarcite per ingiusta detenzione, per più di 900 milioni di euro. Errori pagati dallo Stato, mentre le responsabilità individuali restano quasi sempre senza conseguenze. Le condanne civili sono rarissime: in media una all’anno. Non è di questo che parla direttamente il referendum, è vero. Ma è anche da qui che nasce l’esigenza di cambiare. Un piccolo promemoria: prima delle paure, guardiamo i numeri. Perché la fiducia nella giustizia si difende anche smettendo di far finta che tutto funzioni già.

Enrico Costa, deputato di Forza Italia

Di più su questi argomenti: