La lettera

"Voto Sì perché ci tengo all'autonomia della magistratura. Non solo dalla politica"

Ci scrive il giurista palermitano Bartolomeo Romano, già membro laico del Csm (2010-2014) e consigliere giuridico del ministro Nordio

Al direttore - La riforma costituzionale che siamo chiamati a confermare il 22 e il 23 marzo ha due lati opposti, che dobbiamo leggere insieme. Da un lato, è una riforma garantista, perché – se vincesse il Sì – i cittadini avrebbero un modello processuale più giusto, con la separazione delle carriere. Ma, dall’altro lato, è una riforma capace di rafforzare l’azione della magistratura nei confronti della criminalità. Cerco di spiegarmi. Devo però premettere che io voterò Sì perché voglio una magistratura, tutta, libera, autonoma e indipendente. Giudici e pm. Da siciliano, sono grato a tutti i magistrati per averci aiutato – e per farlo anche oggi – a contrastare un fenomeno terribile come la mafia. E tengo a che la magistratura sia autonoma e indipendente dalla politica. Ma ogni giudice e ogni pm deve potersi sentire libero all’interno del suo stesso ordine professionale. Cioè, affrancato dalle pressioni che le correnti esercitano su qualunque aspetto della sua carriera. Lo dico con piena consapevolezza, perché ho trascorso quattro anni e mezzo, dal 2010 al 2014, al Consiglio superiore della magistratura. Dunque, la riforma renderà finalmente operativo il processo accusatorio voluto nel 1988 da Giuliano Vassalli e completerà l’art. 111 della Costituzione, approvato nel 1999 a larghissima maggioranza. Avremo così, finalmente, un vero processo di parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ma, al contempo, il pubblico ministero, restituito all’effettivo ruolo di parte, sarà necessariamente più specializzato. La sua capacità, la sua efficienza, la sua produttività saranno giudicate da un Consiglio superiore dedicato a valutare esclusivamente quanto avrà fatto. E allora andranno avanti i più bravi, i più seri: i pubblici ministeri che faranno indagini approfondite e in grado di reggere il vaglio del giudice. Non chi è appoggiato dalle correnti. Altro che ostacolare i pm e le indagini, come dice Saviano! E lo stesso vale per i giudici, che dovranno concludere i processi in tempo e scrivere sentenze motivate e fondate, in grado di non essere ribaltate nei successivi gradi di giudizio. Ma tutto questo avverrà se si comprenderà che il Csm, organo di rilevanza costituzionale, non coincide con l’Anm, che invece è il cosiddetto sindacato delle toghe. Oggi difficilmente chi non appartiene a una corrente fa una carriera degna dei propri meriti. Lo ha detto, in passato e più volte, lo stesso Gratteri. Ecco perché la riforma introduce il sorteggio per i membri del Csm. D’altra parte, il sorteggio in passato era voluto dallo stesso Gratteri e oggi dal gruppo dei Centouno. E quando nel 2022 l’Anm chiese agli iscritti di esprimere la loro opinione, ben il 41,8 per cento dei magistrati si dichiarò favorevole al sorteggio. Dopo i tentativi del passato, finalmente il Parlamento – non con il solo voto dell’attuale maggioranza, ma anche con il contributo di parte delle opposizioni – ha avuto la forza e il coraggio di far approvare la riforma costituzionale che ora siamo chiamati a promuovere o bocciare. Se vince il Sì, come auspico, l’Italia sarà come tutti i paesi occidentali. Avrà una giustizia più garantista e più giusta, ma anche più efficiente e in grado di proteggere meglio i cittadini onesti.

Bartolomeo Romano