Claudio Levorato (foto Ansa)

verso le urne

“Voto Sì al referendum”. Parla Claudio Levorato, ex re delle coop rosse

Ermes Antonucci

Intervista al presidente di Manutencoop, per decenni tra le più importanti cooperative rosse d'Italia: “La riforma Nordio contribuisce ad affermare lo stato di diritto. Chiunque ha avuto a che fare con la giustizia non può non dirsi favorevole"

Si allarga il fronte degli esponenti di sinistra, spesso postcomunisti, che voteranno Sì al referendum. Ormai a esporsi non sono più soltanto politici e giuristi, ma anche imprenditori di peso. Uno di questi è Claudio Levorato, ex funzionario del Pci, dal 1984 a capo di Manutencoop, per diversi decenni una delle più importanti cooperative rosse d’Italia. La principale società del gruppo, Rekeep, specializzata nel facility management, realizza 1,2 miliardi di euro di fatturato all’anno e conta oltre 27 mila dipendenti in  Europa. “Voterò Sì”, annuncia Levorato al Foglio: “Chiunque ha avuto a che fare con la giustizia non può non dirsi a favore della riforma, che va nella direzione dell’affermazione dello stato di diritto, in cui il cittadino indagato o imputato è sottoposto al giudizio di un giudice pienamente terzo e imparziale”.

 

Negli anni Settanta Levorato, classe 1949, è stato funzionario del Partito comunista italiano. Poi nel 1984 viene nominato presidente di Manutencoop, storica cooperativa di Bologna fondata nel 1938. Sotto la guida di Levorato, Manutencoop diventa il principale gruppo italiano nel settore del facility management, cioè nell’insieme dei servizi legati alla manutenzione, alla pulizia, alla logistica e alla sicurezza degli immobili e dell’attività sanitaria. Nel 2018 ha ufficializzato la rottura con il sistema cooperativo rosso, uscendo da Legacoop, a causa di divergenze strategiche legate anche al ruolo di Unipol. Nel 2003 la tappa finale: il gruppo ha abbandonato la formula della cooperativa e si è trasformato in una società per azioni, mentre Manutencoop Facility Management ha preso il nome di Rekeep. 

 

Per Levorato sono stati anni di successo, di polemiche (con chi rappresentava il mondo delle coop rosse), ma anche di inchieste giudiziarie. Su di lui si sono abbattute tre grandi indagini. “La prima nasce a Brindisi nel 2012 – racconta Levorato –. Vengo indagato insieme ad altre cinquanta persone in una maxi inchiesta che riguardava gli appalti alla Asl, con l’accusa di aver turbato una gara. Il processo inizia nel 2014 e finisce nel 2020 con una sentenza di assoluzione”. Sei anni di dibattimento per arrivare a una sentenza di primo grado. Cosa può pensare un cittadino? “Che questo non è un paese normale. E’ un paese in cui il cittadino ha diritti limitati”, risponde Levorato. 

 

Sempre nel 2014 il presidente di Manutencoop viene indagato dalla procura di Milano nell’ambito della maxi inchiesta Expo. “Anche qui mi viene rivolta l’accusa di turbativa d’asta e la procura chiede l’arresto nei miei confronti”. La libertà di Levorato finisce al centro di un lungo procedimento cautelare: il gip respinge l’arresto, la procura fa appello, il Riesame accoglie la richiesta di arresto, la Cassazione infine la respinge. “Poi non ho più avuto notizie del procedimento – dice Levorato –. Nel 2020 chiedo al mio avvocato di andare a verificare di persona che fine avesse fatto questa vicenda e lui torna e mi porta un decreto di archiviazione nei miei confronti che risaliva al 2017 e che non mi era mai stato notificato”.

 

Proprio nel 2017 scoppia un’altra indagine: Levorato viene accusato di aver dato vita a un “accordo di cartello” con altre due imprese per spartirsi i principali lotti della gara Fm4 nell’appalto Consip da 2,7 miliardi di euro. La stessa inchiesta, in un altro filone, giunge a coinvolgere addirittura il padre dell’allora premier Matteo Renzi (poi assolto). La rilevanza mediatica dell’inchiesta costringe Levorato a dimettersi dalla presidenza del gruppo. Non solo: sulla base degli atti di indagine, l’Antitrust sanziona Manutencoop con una multa di circa 100 milioni di euro per aver dato vita a un’intesa restrittiva della concorrenza. Al termine del processo, però, Levorato viene assolto  “perché il fatto non sussiste”. La sentenza non viene neanche impugnata dai pm. Ma la schizofrenia della giustizia italiana non ha limiti: Levorato torna alla guida del gruppo e impugna la multa dell’Antitrust, ma il Consiglio di stato la conferma. “I giudici amministrativi ci hanno sostanzialmente detto che non possono ritornare sui propri passi. Nonostante l’assoluzione, la sanzione non può essere cancellata”, spiega Levorato.

 

La decisione di votare Sì al referendum nasce quindi anche dall’esperienza vissuta sulla propria pelle. “La riforma Nordio non risolve certo tutte le disfunzioni della giustizia italiana, ma rappresenta un passo in avanti per vedere finalmente applicato il principio del giusto processo nel nostro paese”, afferma Levorato, che aggiunge: “Ancor più della separazione delle carriere, a convincermi a votare Sì è il sorteggio per l’elezione del Csm. In questo modo si depotenziano le correnti che determinano i percorsi di carriera dei magistrati”. 
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]