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Il Caso
Le balle internazionali dell'Anm
L’International Association of Judges, che rappresenta i giudici di 93 paesi, ha approvato una risoluzione falsa contro la riforma Nordio. A ingannarli le falsità diffuse dall’Anm sull’Alta Corte disciplinare
La propaganda dell’Anm si è fatta internazionale. La riforma costituzionale, con la separazione delle carriere e il sorteggio, mina i due pilastri su cui si fonda la magistratura associata: l’unità della corporazione e il controllo del Csm, attraverso il processo elettorale dominato dalle correnti. Per questo l’Anm non esita a usare tutti i mezzi e le risorse a disposizione.
Così, nel frangente delicato dell’ultima settimana prima del voto, ha pubblicato un messaggio di solidarietà inviato dal presidente dell’International Association of Judges (Iaj) – l’Unione internazionale dei magistrati: “Cari colleghi e colleghe dell’Anm vi porto un saluto di amicizia e di sincera solidarietà in un momento come questo in cui si presentano alcune incertezze riguardo al futuro assetto istituzionale della magistratura italiana”, dice in perfetto italiano il giudice Walter Rocha Barone, mostrando il sostegno dell’Iaj/Uim “nel comune impegno per la difesa dell’indipendenza della magistratura e dello stato di diritto: non siete soli”.
L’endorsement così esplicito dell’Associazione contro la riforma costituzionale ha degli aspetti surreali, perché in realtà nel mondo è il modello italiano a essere un’anomalia. L’Iaj-Uim, fondata nel 1953 da associazioni di giudici di sei paesi (tra cui l’Italia), oggi comprende gruppi provenienti da 93 paesi di tutto il mondo e nell’80 per cento di questi paesi le carriere tra giudici e pm sono separate. L’Italia è tra i pochissimi stati con carriere unite. Lo stesso Brasile, da cui proviene il giudice Walter Barone, ha carriere separate e un ruolo della politica e del potere esecutivo certamente più forte sulla nomina dei giudici e sul lavoro dei pm rispetto al sistema previsto in Italia dalla riforma qualora prevalesse il Sì nel referendum costituzionale.
Ma i fatti, in questo feroce scontro politico in cui è in gioco la sopravvivenza dell’Anm come struttura di potere, non contano. Né in Italia né all’estero. Tutti sono arruolati nella battaglia propagandistica, inclusa quindi l’Unione internazionale dei magistrati, che attacca la riforma costituzionale italiana come un attentato all’indipendenza della magistratura mentre difende la separazione delle carriere in tutte le altre democrazie rappresentate – anzi, il regolamento dell’Iaj–Uim proibisce che possano essere membri dell’Unione anche le associazioni dei procuratori se ne fanno già parte le associazioni di giudici (come nel caso, ad esempio, della Spagna o del Portogallo).
Ma non c’è solo un problema di incoerenza. La posizione dell’Iaj–Uim, assunta espressamente sotto l’azione di lobbying dell’Anm, si basa su falsità e menzogne. Lo scorso 15 ottobre, in occasione del congresso nazionale che ha nominato come presidente il brasiliano Walter Barone, l’associazione internazionale dei giudici ha approvato una “Risoluzione sulle proposte di modifica della Costituzione della Repubblica italiana”. Dopo aver “attentamente esaminato” la riforma, la condanna era netta: “Un’analisi del quadro costituzionale e giuridico esistente confrontato con le modifiche previste mostra chiaramente che tali cambiamenti altererebbero negativamente l’equilibrio dei poteri tra lo stato e la magistratura, indebolendo così la tutela del cittadino garantita da procedure e decisioni giudiziarie indipendenti e imparziali – si legge nel documento –. E’ evidente che le riforme proposte mirano a indebolire la posizione della magistratura e ad aprire la porta a possibili influenze esterne”. Pertanto, il documento si concludeva con un “appello ai membri del Senato italiano” affinché “non approvino le riforme proposte”.
Una risoluzione così netta, con un’interferenza così pesante sul Parlamento, peraltro scritta da giudici di tutto il mondo, si presume che sia fondata su elementi di realtà. E invece non è così. Tra gli elementi che minano l’autonomia della magistratura, la risoluzione cita l’istituzione dell’Alta corte disciplinare, descrivendola in questi termini nel documento in inglese: “Privare i consigli proposti in sostituzione del Csm di qualsiasi giurisdizione in materia disciplinare, a favore di un organo disciplinare i cui membri non sono soggetti ad alcun requisito che la maggioranza sia composta da magistrati... crea evidentemente numerose possibilità di esercizio di indebita influenza o pressione”. Ma si tratta di un’affermazione palesemente falsa. La riforma prevede espressamente un’ampia maggioranza di magistrati. Secondo il nuovo art. 104, l’Alta corte è composta da 15 membri, tre dei quali nominati dal presidente della Repubblica, tre dal Parlamento e nove magistrati (sei giudicanti e tre requirenti). Pertanto i magistrati sono i 3/5 (il 60 per cento).
Ma la manipolazione non finisce qui. Perché nella traduzione italiana della risoluzione, che non corrisponde all’originale in inglese, il concetto è ancora più falso: “Privare i consigli proposti in sostituzione dell’unico Csm di ogni competenza in materia disciplinare, attribuendola a un organo disciplinare composto in maggioranza da membri non magistrati – c’è scritto – aprirebbe evidentemente molteplici possibilità di indebite pressioni o interferenze”. Falsissimo. Se il testo in inglese dice falsamente che nell’Alta corte non c’è “alcun requisito che la maggioranza sia composta da magistrati”, nella versione tradotta dall’Anm c’è scritto che l’Alta corte è composta “in maggioranza da membri non magistrati”. Il falso del falso.
Qui non si tratta di interpretazioni su scenari futuri o su come possa cambiare in concreto l’equilibrio tra i poteri, ma di una palese menzogna. L’Alta corte disciplinare non sarà composta “in maggioranza da membri non magistrati”, perché la legge costituzionale dice l’esatto contrario. Ma se l’Anm riesce a scrivere il falso in una risoluzione ufficiale, approvata dalle associazioni dei giudici di 93 paesi di tutto il mondo, che dicono di aver “attentamente esaminato” un testo che evidentemente non hanno neppure letto, la faccenda è davvero preoccupante. La riforma vuole separare le carriere di giudici e pm, l’Anm si difende separando la propaganda dalla realtà.