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Il Colloquio

"Woodcock è garantista". Parla Larosa, avvocato del pm e capo del comitato per il Sì

Luciano Capone

“Henry non è come sembra”, dice il legale, che è il presidente del Comitato “Mario Pagano” per il Sì. "Può chiedere a tutti gli avvocati a Napoli, scoprirà che ne hanno grande stima"

Tocca a un avvocato che si sta battendo senza sosta a favore del Sì alla riforma della magistratura difendere Henry John Woodcock, celebre pubblico ministero tornato alla ribalta nelle ultime settimane per la sua campagna per il No alla riforma. “Vi sembrerà strano, ma Henry è tra i magistrati più garantisti che esistano”, dice l’avvocato Bruno Larosa, presidente del comitato “Mario Pagano” per il Sì. Il giudizio di Larosa è certamente informato ma anche di parte, perché è l’avvocato di Woodcock in molte cause (spesso con i giornali). E le recenti uscite del pm napoletano in netto contrasto con l’articolo 27 della Costituzione sulla presunzione di non colpevolezza (“La mia idea è che il processo serve a dimostrare non la colpevolezza, ma l’innocenza dell’imputato”), oltre che il track record del pm dai tempi di Potenza, fanno pensare il contrario. Ma l’avv. Larosa sostiene che in questo caso non è l’amico a parlare, “può chiedere a tutti gli avvocati a Napoli, scoprirà che ne hanno grande stima, perché ritenuto di parola. Franco Coppi lo ha definito come il più insidioso degli inquisitori, per come svolge seriamente il suo lavoro”. E’ una descrizione che collide con le dichiarazioni e l’immagine di Woodcock, divenuto noto con le megainchieste nazionali dalla periferica Potenza, le intercettazioni spiattellate, i vip indagati e arrestati, poi spesso assolti. “Per tutti noi c’è sempre un’evoluzione, una crescita professionale e alla foga di quando si è giovani subentra la responsabilità”. 

In effetti negli anni, almeno in diversi articoli e interventi pubblici, Woodcock ha criticato alcuni totem della magistratura organizzata: l’unità delle carriere, l’obbligatorietà dell’azione penale, l’ergastolo ostativo descritto come una “tortura”. Insomma, Larosa, da ciò che dice pare quasi che non sarebbe stato assurdo trovarsi Woodcock a fare campagna per il Sì. “Posso solo dire che le nostre posizioni non sono così lontane come sembra”.

Napoli è diventata il centro della campagna per il No, in parte per le apparizioni di Woodcock, ma soprattutto per la presenza massiccia sui media del procuratore della città Nicola Gratteri. Fino ad arrivare a Sal Da Vinci, involontario protagonista per la canzone “Per sempre sì” che ha vinto il Festival di Sanremo. Larosa, che è calabrese come Gratteri ma ormai è un napoletano adottivo, sostiene che molte semplificazioni nel dibattito non fanno onore alla tradizione giuridica di una capitale europea come Napoli. Non a caso il comitato che presiede, e di cui fanno parte penalisti e professori universitari, è dedicato a Mario Pagano: fondatore della “scuola napoletana del diritto” insieme a Gaetano Filangieri, esponente di spicco dell’effimera Repubblica napoletana del 1799 di cui scrisse la Costituzione e ideò una prima proto Corte costituzionale. Mario Pagano era un massone (e questo confermerà alcuni pregiudizi del procuratore Gratteri sui sostenitori del Sì) e venne condannato a morte dopo un processo sommario (i Borbone, dopo la restaurazione, fecero così i conti con i repubblicani).

“Noi cerchiamo di portare avanti quella tradizione giuridica illuminista, liberale e garantista”, dice al Foglio Larosa. E le iniziative sono sia alte sia popolari. Qualche settimana fa il comitato Mario Pagano ha organizzato un convegno sulla figura di Giuliano Vassalli, il partigiano socialista padre del nuovo codice di procedura penale insieme a Gian Domenico Pisapia (un altro figlio della scuola napoletana): tra i presenti l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli, che ha parlato degli attacchi “eversivi” dell’Anm a qualsiasi riforma e a Giovanni Falcone; e Torquil Dick Erickson, il giornalista autore nel 1987 di un’intervista in cui Vassalli si espresse a favore della separazione delle carriere e criticò il potere d’interdizione dell’Anm (“abbiamo una sovranità limitata dalla magistratura, come nei paesi dell’Est”). “Dicevano che era un’intervista falsa – dice Larosa – ma abbiamo fatto parlare l’intervistatore, un distinto giornalista inglese, che ha mostrato tutte le prove”. Tra le iniziative più pop c’è la pubblicazione sul settimanale distribuito allo stadio di una pagina che invita i tifosi del Napoli a votare Sì “perché l’arbitro, come il giudice, deve essere imparziale sempre!”. “E’ il principio costituzionale del giusto processo – dice l’avv. Larosa – ma la terzietà è un concetto innato di giustizia che il tifoso di calcio comprende immediatamente”. Alla fine il referendum nella Napoli giuridica e giudiziaria è anche una sfida tra il pensiero garantista di Mario Pagano e quello giustizialista di Nicola Gratteri, con Woodcock a metà strada (anche se non sembra).

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali