Foto ANSA

L'editoriale del direttore

Spunti pazzi e spericolati per convincere a cena i sostenitori del No a votare Sì partendo dalle loro tesi

Claudio Cerasa

Più indipendenza, meno fascismo. Qualche elemento utile per dire ad amici e colleghi contrari alla riforma che per arrivare ai loro obiettivi votare No alle urne potrebbe essere la scelta peggiore da fare

Capiterà anche a voi, in questi giorni, a tavola con i vostri amici, al bar con i vostri colleghi, di ritrovarvi a discutere, nei ritagli di tempo concessici dalla guerra in Iran, dalla volata scudetto, dai postumi di Sanremo, sull’altro tema dei temi: perché Sì e perché No. Il referendum si avvicina, mancano meno di due settimane, la situazione del Sì è così precaria che Giorgia Meloni ieri ha scelto di scendere in campo per provare a mobilitare la base. Ma più passa il tempo e più nelle conversazioni private i sostenitori del Sì potrebbero avere un argomento interessante per provare a far riflettere gli amici desiderosi di votare per il No. Una chiave su tutte: spiegare perché per difendere le proprie idee devono votare l’opposto di quello a cui stanno pensando. Le principali argomentazioni con cui i sostenitori del No provano a dimostrare la bontà delle proprie tesi sono sostanzialmente quattro. Bisogna votare No per evitare che venga dato un colpo all’indipendenza della magistratura, per proteggere la Costituzione più bella del mondo, per evitare che il paese assuma una postura fascista e per evitare che il governo possa uscirne rafforzato. Con un po’ di creatività si potrebbe dire che per arrivare a questi obiettivi votare No potrebbe essere la scelta peggiore da fare.

La prima questione è la più semplice. Per garantire alla magistratura di essere più indipendente rispetto a oggi occorre fare qualcosa per renderla meno dipendente dall’unica forza politica che ne condiziona la vita. E se si sogna una magistratura più indipendente, più forte, meno vulnerabile, non ci vorrà molto a capire che proteggere un sistema, quello di oggi, in cui le carriere sono dominate da correnti organizzate non rafforza l’autonomia dei magistrati ma semplicemente la indebolisce, perché il vero elemento che rende la magistratura dipendente da qualcosa non è il suo eventuale assoggettamento al governo (i togati resterebbero la maggioranza nel Csm e i membri laici sarebbero eletti dal Parlamento con maggioranza qualificata) ma è il suo dover essere sottomessa al controllo delle correnti.

La seconda questione è la più suggestiva. E’ vero, naturalmente, che la riforma modifica alcuni articoli della Costituzione (il 104 e il 105, gli altri articoli verrebbero cambiati solo per rendere coerente il testo costituzionale). Ma è anche vero che grazie a questa riforma vi sarebbero diversi articoli della Costituzione, oggi calpestati, che verrebbero finalmente attuati fino in fondo. L’articolo 111, per dire, che chiede di avere un giudice più terzo e imparziale: una riforma il cui obiettivo è rendere più visibile e sostanziale la neutralità del giudice quell’articolo lo rafforza o lo indebolisce? L’articolo 27, ancora, che chiede di considerare ogni cittadino innocente fino a prova contraria: avere ruoli più distinti tra accusa e giudice rafforza l’idea che un processo debba servire a verificare un’accusa e non semplicemente a confermarla, sì o no? La terza questione è quella più clamorosa. Se si vuole fare di tutto per allontanare l’Italia dalla stagione del fascismo, dare un colpo a uno degli ultimi retaggi della legislazione fascista, ovvero la presenza di un corpo unico per giudici e pubblici ministeri, come previsto dal regio decreto del 30 gennaio 1941, votare per eliminare quel passaggio aiuta o no a rifiutare il fascismo? A tutto questo si potrebbe aggiungere anche il fatto che considerare l’irresponsabilità del pubblico ministero come l’unico modo per vedere la magistratura tutelata significhi difendere un principio che il fronte del No vuole combattere, ovvero la presenza di una qualche istituzione dotata di “pieni poteri”. Ma se volete offrire un elemento in più, molto spericolato, ai vostri interlocutori del No potreste provare a porre una domanda provocatoria: se si vota No per dare un colpo al governo, sicuri che rafforzare l’attuale leadership del campo largo sia davvero la strategia più astuta per creare un’alternativa credibile a Meloni & Co.? Chissà. Buon fine di campagna elettorale a tutti.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.