Per sempre fake
Gratteri arruola Sal Da Vinci nel fronte del No senza accorgersi di aver citato di nuovo un meme falso
Il procuratore di Napoli ci ricasca dopo aver letto le dichiarazioni inventate di Giovanni Falcone, questa volta arruola per il No il vincitore di Sanremo. Peccato che quest'ultimo abbia smentito. Resta da capire come Gratteri verifichi i fatti se conduce così la campagna referendaria
Nel celebre incipit dell’opera sul colpo di stato di Luigi Bonaparte, Karl Marx scriveva che la storia si presenta due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. E’ più o meno ciò che sta accadendo alle falsità della campagna referendaria di Nicola Gratteri: la prima volta si presentano come Giovanni Falcone, la seconda come Sal Da Vinci.
Il procuratore di Napoli era ospite a “In altre parole” su La7 per esporre – come d’abitudine senza contraddittorio – le sue ragioni contro la riforma della giustizia. In chiusura d’intervista, Massimo Gramellini gli porge una domanda innocente e scherzosa sulla canzone che ha vinto il Festival di Sanremo il cui titolo sembra uno spot a favore della riforma della giustizia (“Per sempre sì”), e il magistrato calabrese arruola il cantante nel fronte del No.
“Volevo chiudere con un sorriso: da procuratore di Napoli è contento che Sal Da Vinci abbia vinto il festival?”, chiede Gramellini. “Mi creda, non ho visto Sanremo”, dice Gratteri. “Sa perché glielo dico? Perché il titolo della canzone è ‘Per sempre sì’”, è l’arguta osservazione del conduttore. Pronta la risposta di Gratteri: “Però lui ha detto che voterà No!”. Applausi e sorrisi. E’ un déjà-vu, in versione farsesca, della tragica scena di qualche mese fa, quando Gratteri, allora ospite di Giovanni Floris a “DiMartedì”, decise di “sfatare questa leggenda” secondo cui Giovanni Falcone era favorevole alla separazione delle carriere e sfoderò il suo smartphone per leggere un’intervista del magistrato ucciso dalla mafia “del 25 gennaio 1992”: “Falcone dice questo – leggeva il procuratore di Napoli – Una separazione delle carriere può andare bene se resta garantita l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero ma temo che si voglia, attraverso questa separazione, subordinare la magistratura inquirente all’esecutivo. Questo è inaccettabile”.
Il piccolo problema era che la citazione era falsa: non esiste alcuna intervista in cui Falcone dica quelle cose e non esiste alcuna intervista di Falcone in quel giorno. Si trattava, semplicemente, di una di quelle foto farlocche che circolano sui gruppi Facebook o attraverso le catene su WhatsApp, fino ad arrivare sui giornali o in bocca a un procuratore della Repubblica in prime time. In quel caso Gratteri – pur senza mai chiedere scusa – confessò proprio al Foglio che era stato un amico giornalista a inviargli quel messaggio che lui aveva ripetuto a pappagallo, senza alcuna verifica.
Ora accade una cosa analoga. Durante il Festival di Sanremo, sui social network è iniziata a circolare una foto di Sal Da Vinci con su scritto “La mia canzone si intitola ‘Per sempre sì’ ma al referendum costituzionale voterò No alla riforma Nordio”. Si trattava chiaramente di una falsa citazione, che però aveva avuto una così ampia diffusione da meritare una smentita del cantante: “Non ho mai dichiarato questo, perché penso che fino all’ultimo momento ognuno può decidere di fare e dire quello che vuole. Non ho mai parlato di questo, quindi è una fake news”, ha detto dieci giorni fa nella conferenza stampa da vincitore del Festival. Rispetto alla tragedia dell’uso politico di un falso Falcone, stavolta Sal Da Vinci ha potuto smentire. Ma, evidentemente, per Gratteri più della parola del diretto interessato fa fede qualche meme inviatogli da qualche amico o visto per caso sui social network. Resta il dubbio, atroce, su come un procuratore verifichi i fatti e le prove se è capace di condurre una campagna referendaria che pare ispirata da Marx (stavolta Groucho): “Citatemi dicendo che sono stato citato male”.