Natalia Ceccarelli (foto da Facebook)
toghe per il Sì
“Ecco come si smontano le bufale del No”. Parla la giudice Natalia Ceccarelli
La giudice della Corte d'appello di Napoli racconta lo scontro con il pm Ardituro: "Mi ha anche offesa. Mi ha detto 'sei patetica'. Quando si spiega perché il sorteggio serve a liberare il Csm dalle correnti perdono la testa"
“La mia strategia per sostenere le ragioni del Sì al referendum è molto semplice. In esordio faccio notare che votando No si difende un sistema profondamente malato, in cui delle associazioni private, con iscritti segreti, si sono appropriate di un’istituzione di rilievo costituzionale qual è il Csm e gestiscono la vita dei magistrati attraverso le decisioni sulle carriere ispirate a criteri di appartenenza piuttosto che a criteri di trasparenza e di merito. Se parti già così, li smonti in partenza. Se introduci questo principio di verità in ogni discussione che riguarda il referendum, tutto ciò che loro diranno dopo, snocciolando tutto il repertorio della propaganda del No, diventa vuota retorica, perché loro su questo piano non rispondono mai”. A parlare è Natalia Ceccarelli, giudice della Corte d’appello di Napoli e componente del comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. Da settimane Ceccarelli partecipa ai confronti pubblici per sostenere il Sì al referendum (come lei, oltre 60 magistrati si sono schierati a favore della riforma Nordio). Il piglio dialettico, il temperamento pugnace, l’inflessione campana hanno reso Ceccarelli una magistrata combattente per il Sì.
Nei giorni scorsi è diventato virale il video di uno scontro tra Ceccarelli e il pm Antonio Ardituro durante un dibattito a Casal di Principe. Gli animi si sono scaldati quando Ceccarelli ha spiegato come il sorteggio serve a liberare il Csm dal sistema correntizio. Ardituro (oggi alla procura nazionale antimafia e in passato proprio membro del Csm per la corrente di sinistra Area) ha aggredito verbalmente Ceccarelli e ha cercato di non farla parlare. “Il collega mi ha anche offesa lontano dal microfono. Mi ha detto ‘sei patetica’, ‘a te non ti voterebbe nessuno’, e cose di questo genere”, racconta Ceccarelli. “Si è avuta la rappresentazione plastica delle due posizioni: da un lato c'è chi spiega gli argomenti per il Sì con dati alla mano e con riferimenti normativi precisi, dall'altro lato c’è chi invece non ti vuole far parlare perché, in fondo, rappresenta quel potere correntizio che si sta cercando di riformare”, aggiunge.
“Quando si tratta di separazione delle carriere fanno tutto il discorsetto sulla riduzione dell’indipendenza del pm, sull’indebolimento della funzione di controllo sui poteri dello stato, sul pericolo che la magistratura finisca assoggettata all’esecutivo. Ma ti lasciano parlare. E lì basta far notare che il testo della riforma costituzionale dice tutt’altro: il nuovo articolo 104 della Costituzione blinda l’autonomia e l’indipendenza del pubblico ministero. Quando però si arriva alla questione del sorteggio e cominci a spiegare le ragioni per le quali è positivo, e a sottolineare il fatto che il Csm non è un organo rappresentativo e che fino a oggi non ha funzionato come avrebbe dovuto, a quel punto gli interlocutori del No perdono la lucidità, perdono la testa”, afferma Ceccarelli.
Per oltre un decennio, Ceccarelli è stata giudice delle indagini preliminari al tribunale di Avellino. La riforma Nordio mira proprio a riformare il ruolo del gip, eliminando la tendenza all’appiattimento alle richieste del pm. “Ciò che ho notato nella mia esperienza professionale è stata una certa sciatteria nell’esercizio della funzione inquirente – dice Ceccarelli – Di fronte a questa sciatteria, il gip, che è organo di controllo, talvolta è indotto ad adottare un atteggiamento buonista, paternalistico, tollerante proprio in ragione dell’unicità di carriera con il pm e dei carichi di lavoro che affliggono entrambe le funzioni. Inoltre, non si può negare che attorno ad alcune grandi e importanti indagini le procure investono molto sul piano dell’immagine e maturano alte aspettative. Si giocano la reputazione. E io credo che i gip molto spesso avvertano questa pressione derivante dalle aspettative della procura”.
“Con la separazione delle carriere, e quindi la creazione di due governi autonomi, l’organizzazione giudiziaria potrà tutelare a pieno la serenità e l’indipendenza del giudice sia nella fase delle indagini sia nel dibattimento, senza affidarsi all’onestà e alla sensibilità del singolo magistrato”, conclude Ceccarelli.