(foto Ansa)

L'editoriale dell'elefantino

Stato etico a Palmoli? No, grazie. Questo scandalo deve finire

Giuliano Ferrara

Non esiste legislazione psicologica della felicità e della crescita armoniosa. Tribunali e servizi sociali non dovrebbero poter processare una personalità e considerarsi maestri di pensiero  per bambini parte di una famiglia che ha scelto la vita rurale

Stato etico, dunque illiberalismo, dunque fascismo, se vogliamo, è quando i servizi sociali e un tribunale per i minori, invece di fare il loro delicato e rischioso mestiere, rimediare ad abusi e maltrattamenti su bambini, calibrando ogni intervento in vista del loro benessere, agiscono per strappi culturali, ideologici, e per sentenze giudiziarie in coordinamento con funzionari di una inesistente legislazione psicologica della felicità e della crescita armoniosa della personalità. Siamo come è evidente a Palmoli, nel bosco (che non è incantato né stregato, come scrive Francesco Merlo), e poi nella casa famiglia dove sono stati coattivamente collocati tre bambini in nome di accertamenti e correzioni di stato su obbligo scolastico, igiene, educazione. E poi in un’altra casa famiglia, altra deportazione coattiva, stavolta di nuovo separati da una madre comprensibilmente nervosa, inquieta, stranita dal balletto di funzionari, psicologi e magistrati che improvvisamente hanno sostituito le abitudini di famiglia, bollata come una strega maternale da quasi quattro mesi, espropriata della potestà genitoriale, che non è padronanza di anime e corpi ma una condizione naturale, una responsabilità e un potere, non una facoltà dipendente dalla legge e dallo stato, un potere d’amore da correggere con cura solo in certi casi e a certe condizioni. L’obbligo scolastico nasce come emancipazione, non può essere una prigionia, e va considerato in modo flessibile, intrecciandolo con la libertà dei tempi e dei contenuti di educazione e istruzione su cui la famiglia può avere un peso. Con le sue idee, con i suoi modi di essere che, entro parametri minimi di uno stato che deve essere minimo, determinano una specifica armonia dei sentimenti, delle acquisizioni esistenziali, delle relazioni umane, su cui i servizi sociali e i tribunali, per non essere enti orwelliani di sorveglianza e punizione ideologica, possono operare solo in modo culturalmente neutro, senza violare affetti e equilibri. 

 

Stiamo sempre a cercare dov’è il fascismo in Italia, e ci ritroviamo al centro del paradigma pasoliniano, il fascismo degli antifascisti e la scuola dell’obbligo come custodia pubblica della personalità, contro la famiglia secondo una ispirazione che risale al peggio del ‘68 e della successiva mutazione antropologica. Questo scandalo deve finire. Palmoli è diventata una tappa nel peggior percorso eticheggiante che stato e servizi pubblici essenziali abbiano intrapreso da tempo immemorabile. Non si può procedere oltre con rapporti e sentenze che li ratificano nell’inciprignita volontà di mettere sotto accusa i comportamenti che le decisioni coattive inducono in una madre inquieta, cui è sequestrato il bene prezioso dell’identità sua e dei suoi figli. I tribunali e i servizi sociali non dovrebbero poter processare una personalità, una coppia di genitori perfino troppo disciplinati nel contatto con la freddezza del servizio pubblico, e considerarsi maestri di pensiero e di psicologia per bambini parte di una comunità familiare che ha scelto la vita rurale. Devono poter controllare con limiti stretti e uso di mondo e di bosco, per così dire, in uno spirito di dialogo e di aiuto in cui un asino e un cavallo e un cane e una casetta familiare senza pretese contino come e più delle rilevazioni sull’avanzamento alfabetico o ortografico della capacità di apprendimento di una bambina, come e più degli stereotipi sulla sana vita di relazione dell’infanzia urbana (!), senza forzature semi-poliziesche e ripetute violenze mal dissimulate dal linguaggio increscioso di rapporti e sentenze a sfondo rieducativo di genitori e figli.
 

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.