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La svolta possibile del referendum
Maratone su La7 a favore del “Sì” per evitare una multa a Cairo per i troppi “No” sulla sua rete
L'Agcom ha deliberato un ordine di riequilibrio alla tv di Cairo per la smisurata sovrarappresentazione del "No". Ma per ristabilire la par condicio La7 dovrebbe organizzare intere serate a favore della riforma Nordio, a poche settimane dal voto
Certo, c’è soprattutto il danno reputazionale. Ma anche quello economico è da tenere in conto. Non si tratta di cifre enormi, anzi, è noto che di fatto la legge sulla par condicio è un’arma spuntata: la sanzione massima, per il mancato rispetto dell’ordine dell’Agcom, è di circa 250 mila euro. Ma un editore come Urbano Cairo, che lascia massima libertà editoriale ed è però particolarmente attento ai costi, probabilmente farà in modo da evitare una figuraccia e una multa del genere. Come avevamo evidenziato sul Foglio, dai primi dati del monitoraggio dell’Agcom relativi al periodo 12-21 febbraio, La7 è nettamente la tv più squilibrata sul referendum. I dati della settimana successiva, quella fino al 28 febbraio, non hanno migliorato la situazione. Così l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deliberato un ordine di riequilibrio per La7 e canale Nove (Discovery) perché i dati mostrano “una sottorappresentazione della posizione del Sì” e pertanto “il riequilibrio dovrà avvenire entro il 7 marzo”, pena “l’adozione dei conseguenti provvedimenti”.
Anche Rete 4 fino al 21 febbraio mostrava uno squilibrio a favore del Sì, con un tempo di parola riparametrato del 64,2 per cento (35,8 per il No). Ma nella settimana successiva, fino al 28 febbraio, il canale dell’informazione di Mediaset ha fatto un importante aggiustamento con il Sì sceso al 55,85 per cento e il No salito al 44,15 per cento: il divario è così prossimo alla soglia di tolleranza del 10 per cento che, secondo la norma, esenta da qualsiasi addebito. Per La7 il divario è rimasto amplissimo: complessivamente il No ha avuto il 65,7 per cento del tempo a disposizione, mentre il Sì solo il 34,3. Il problema non è tanto il Tg, diretto da Enrico Mentana, che presenta un equilibrio quasi perfetto (il No ha avuto 30 secondi in più), ma i programmi di informazione e approfondimento. Sebbene la differenza in percentuale sia diminuita, in realtà il divario in termini assoluti è ulteriormente aumentato. Fino al 21 febbraio, su La7 il No aveva avuto quasi 6 ore e mezza di parola in più del Sì. Aggiungendo la settimana fino al 28 ottobre, il distacco è salito a quasi 8 ore di parola in più per il fronte del No. Insomma, lo squilibrio di La7 a favore dell’opposizione è sei volte più grande dello squilibrio di Rete 4 a favore del governo (1 ora e 15 minuti).
Questa situazione porta a una situazione un po’ paradossale. Per ristabilire la par condicio, come ordinato dall’Agcom, La7 dovrebbe organizzare delle maratone a favore del Sì: intere puntate dei programmi di Floris, Formigli, Gruber e Gramellini in cui si alternano Carlo Nordio, Nicolò Zanon, Augusto Barbera, Antonio Di Pietro, Gian Domenico Caiazza... tutta gente finora praticamente sconosciuta al pubblico de La7, abituato a dosi massicce di Gratteri & Grosso, che improvvisamente verrebbe catapultato in una versione agli steroidi di Rete 4. In pratica, il canale televisivo che finora ha fatto abbondantemente propaganda per il No si troverebbe, suo malgrado, a tirare la volata al Sì nelle settimane finali e decisive della campagna referendaria. E’ probabile che i conduttori che finora hanno combattuto a fianco all’Anm tenteranno di non piegarsi all’ordine dell’Agcom e alla legge sulla par condicio, ma in tal caso la sanzione dovrà pagarla Cairo. Quella reputazionale soprattutto, ma anche quella monetaria.