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verso il voto

La procura indaga sui manifesti per il No al referendum. Spangher: "È un segnale contro le fake news dell'Anm"

Riccardo Carlino

Dopo l'esposto del presidente del “Comitato Pannella-Sciascia-Tortora” è stato aperto un fascicolo sui cartelli propagandistici secondo cui la riforma Nordio porterebbe la magistratura sotto il controllo della politica. Ma il rischio disinformazione rimane alto

Dalle strade pubbliche alle carte bollate. La procura di Roma ha aperto un fascicolo sui manifesti propagandistici promossi dal Comitato del No dell’Anm su cui campeggia la domanda: "Vorresti giudici che dipendono dalla politica?", sottolineando poco sotto che "con la riforma Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati". Come spieghiamo qui, si tratta di una chiara e consapevole menzogna, ma c'è chi parla addirittura di reato. 

A gennaio Giorgio Spangher. presidente onorario del “Comitato Pannella-Sciascia-Tortora” per il Sì, ha presentato un esposto alla procura per fare chiarezza. Adesso, scrive Il Dubbio, la pm romana Nadia Plastina dovrà accertare che i manifesti integrino o meno il reato di “Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico”. 

"Naturalmente i tempi saranno lunghi", spiega al Foglio Spangher, ma poco importa: "L'iniziativa è nata nel tentativo di mandare un cartellino giallo, un segnale a quelle correnti della magistratura che diffondono notizie senza fondamento". E di casi di eccessi e scivoloni, nella campagna referendaria per il No, se ne sono visti parecchi: dagli sponsor putiniani ai video immediatamente rimossi, fino ad accusare i sostenitori del Sì di essere fascisti, mafiosi e membri della massoneria deviata. Menzogne che però rischiano di fare presa, quanto meno per la pubblicità che poi ricevono. "I comitati per il No e il centrosinistra hanno cavalcato abbastanza bene la campagna referendaria, mobilitando la base con molte iniziative. E pure le parrocchie – sottolinea il professore – Dal centrodestra è stato fatto molto più lentamente, nonostante abbiano messo in piedi molti comitati".

                                      

Qualche altro segnale però sembra essere arrivato. Quantomeno per riequilibrare la presenza sul dibattito pubblico. Come scriviamo qui, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha infatti ordinato a La7 e Discovery di dare più spazio alle ragioni del Sì, che dai monitoraggi risultano infatti sottorappresentate rispetto a quelle del No. Una maggiore presenza video aiuta, ma i rischi della disinformazione sono sempre dietro l'angolo. "Non mi stupirebbe se utilizzassero il tema dell'Iran come ulteriore argomento di aggregazione – ragiona Spangher – anche se sicuramente è meno spendibile della questione palestinese, dato che è noto a tutti che il regime di Khamenei sia sanguinario e abbia massacrato il popolo iraniano".

Il fronte del No sembra essersene già appropriato. Per le strade di Roma sono spuntati dei manifesti rosa che danno appuntamento al 14 marzo per la manifestazione nazionale contro la riforma. E oltre al "No alla referendum", si invita anche a dire "No al riarmo, alla guerra, alla complicità di Meloni con Trump e Israele". Sempre per convogliare quante più persone possibili nelle piazze romane, su Instagram l'Arci Roma ha utilizzato come sponsor il volto del premier spagnolo Pedro Sànchez, vicino al quale combare la scritta: "Vota no al referendum". Il primo ministro oggi è evocato e celebrato dal centrosinistra proprio per la sua linea dura contro l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele in Iran, ma anche per aver negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran. Adesso è anche testimonial involontario del No al referendum, e poco importa se la Spagna è uno di quei paesi in cui la separazione delle carriere inquirente e giudicante c'è da tempo. 

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