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la nota
L'ordine dell'Agcom sul referendum: La7 e Discovery devono riequilibrare i palinsesti a favore del sì
Sulla rete di Cairo e sul canale Nove le ragioni del No superano lo spazio consentito. Per evitare sanzioni, ora le due emittenti dovranno intervenire sui palinsesti entro il 7 marzo
Nella campagna per il referendum sulla giustizia La7 e Discovery devono dare più spazio alle ragioni del sì. Lo ha ordinato l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) con due distinte delibere adottate ieri. "Dai dati del primo ciclo di monitoraggio (12-28 febbraio 2026) è emersa una sotto rappresentazione della posizione del sì sui canali Nove e La7'", ha rilevato l'Agcom sulla base dell'attività svolta e di cui Il Foglio aveva dato conto ieri.
Ora le due reti televisive dovranno intervenire per evitare sanzioni. "Il riequilibrio dovrà avvenire entro il 7 marzo 2026", si legge nel comunicato stampa diffuso al termine della riunione del consiglio. Questo perché l'Autorità verificherà l'osservanza degli ordini attraverso le attività di monitoraggio del periodo 1-7 marzo. In caso di mancata ottemperanza, continua la nota, l'Agcom si riserva "l'adozione dei conseguenti provvedimenti".
Come abbbiamo già scritto qui, la rete di Urbano Cairo è quella più squilibrata in assoluto, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza.
Oltre al referendum, c'è poi un altro aspetto che l'autorità ha rilevato e che riguarda la presenza di membri del governo nei telegiornali. Per questo ha adottato una "raccomandazione rivolta a tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, pubbliche e private, inclusa la Rai, sulla corretta rappresentazione dei soggetti istituzionali nei programmi di informazione". Dai dati relativi al periodo 14 gennaio - 23 febbraio 2026 è emersa "una presenza particolarmente elevata del governo nei telegiornali nazionali in modo trasversale su tutte le emittenti monitorate". L'Autorità raccomanda, conformemente alla normativa vigente, che "la presenza del governo sia limitata al tempo strettamente necessario alla trattazione dell'attualità, nell'esclusivo esercizio delle rispettive funzioni, riservandosi in caso di persistente inosservanza l'adozione di ordini di riequilibrio e sanzioni".