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verso il voto

FdI chiude la campagna per il Sì con Arianna Meloni. Aspettando Giorgia

Giovanni Lamberti

Saranno il capo della segreteria politica e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano a chiudere la campagna referendaria del partito il 19 marzo a Roma. Mentre resta il rebus della partecipazione della premier all'evento del 12 marzo a Milano

Roma. Diciannove marzo, Palazzo dei congressi dell’Eur a Roma. Campeggerà il nome Meloni nella locandina. Ma si tratterà di Arianna, il capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Al momento sarà lei (insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano) a chiudere la campagna referendaria per FdI. Giorgia, invece, sarà a Milano, al teatro Serpenti il 12. Nessuna ufficialità, ma la convinzione nel partito è che la presidente del Consiglio risponderà all’appello della base, che invoca la sua partecipazione alla kermesse in fase di definizione. Si susseguono le riunioni organizzative, potrebbe esserci il suo intervento dopo quello dei capigruppo, dei ministri e degli altri big, oppure potrebbero tenersi dei panel sulla giustizia con la conclusione della premier. “Se lei non ci mette la faccia perché dovrebbero farlo i cittadini?”, la tesi di chi perora la causa della presenza del capo dell’esecutivo. Perché la riforma – ha spiegato Meloni due giorni fa in tv – “riguarda tutti gli italiani”. In ogni caso il partito di via della Scrofa ha fatto sapere che bisogna recarsi in blocco nel capoluogo lombardo la prossima settimana. E ha chiesto che i parlamentari – riferisce una fonte – annullino le manifestazioni singole del 19 per convergere sull’iniziativa al Palazzo dei congressi. Insomma, piena mobilitazione. Ci saranno il ministro Carlo Nordio e l’ex vicepresidente della Corte costituzionale, Nicolò Zanon, ci saranno tanti magistrati che hanno già annunciato il sì alle urne del 22 e 23. Tra i promotori il coordinatore romano Marco Perissa. Il fronte del sì auspica che la kermesse si tenga insieme agli altri alleati, ma per ora ogni partito della maggioranza gioca per sé. La direttiva arrivata ai parlamentari della Lega, ad esempio, è stata quella di condurre la partita in solitaria. “A meno che non arrivi un input dei leader ognuno si organizza come può”, il refrain. Per il partito di via Bellerio a muoversi sul territorio sono soprattutto l’ex magistrato Simonetta Matone e i capigruppo, tantissime le iniziative per FdI (il 9 c’è un evento del senatore Andrea De Priamo che sarà concluso dall’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera. “Io ho riempito una sala di 400 posti”, rivendica il deputato Luciano Ciocchetti e c’è l’anche l’ipotesi di una inizistiva a Napoli) e per FI.

 

Il partito azzurro ha scommesso tutto sulla vittoria del referendum, oggi alla maratona oratoria del sì davanti alla Cassazione interverranno diversi esponenti azzurri (tra cui Enrico Costa), ma anche il leader di Azione, Carlo Calenda (lunedì ha parlato Bobo Craxi). E poi c’è il lavoro dei comitati. Nessuna ricerca di testimonial, ma ieri a radunare un po’ di gente dello spettacolo ci ha pensato l’ex deputata del Pdl Gabriella Carlucci in un dibattito al quale era presente anche Rosario Errico, regista del film del 2016 ‘Prigioniero della mia libertà’ (con Giancarlo Giannini e Lina Sastri), la storia di un giovane architetto che vive una vita tranquilla con la sua famiglia fino al giorno in cui viene ingiustamente arrestato. Traumatizzato dall’errore giudiziario e alla disperata ricerca della verità, mette in atto la sua “vendetta” verso coloro che gli hanno sconvolto la vita. “Quale migliore spot – spiega un esponente del centrodestra –, anche se i nostri veri testimonial sono Di Matteo e Gratteri…”. Ieri si sono schierati anche i cattolici a favore della riforma costituzionale, in un convegno al quale hanno preso parte pure Stefano Ceccanti, di “Sinistra per il sì”, Giuseppe Fioroni, ex ministro e tra i fondatori del Pd, Luigi Salvato, ex procuratore generale presso la Corte di cassazione. “I cattolici puntano alla realizzazione di una giustizia coerente con i principi della dottrina sociale della chiesa”, ha argomentato Mantovano. Il convincimento nell’alleanza del governo è che il risultato si porterà a casa. Ma sull’esito della consultazione pesa adesso l’incognita guerra in medio oriente. “La gente – il timore di diversi big della maggioranza – ora è preoccupata delle conseguenze dell’attacco all’Iran, del calo delle bollette, non dello stato della giustizia”. Ecco perché nel fronte del sì per il rush finale si spera nella spinta di Giorgia e Arianna Meloni.