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L'analisi

Xylella, dopo dieci anni sono evidenti le responsabilità dei pm di Lecce

Luciano Capone

Dopo l'archiviazione è chiaro: la diffusione della malattia non è colpa degli indagati che scoprirono il batterio. Ora andrebbe rovesciata l'indagine ma sulla procura che ha fatto saltare il piano di eradicazioni e contenimento. Il risultato? 20 milioni di ulivi disseccati 

In teoria, tutto ha funzionato alla perfezione: la procura chiede l’archiviazione e il giudice la dispone; non c’è stato neppure un processo. In pratica, si tratta del capitolo finale di un clamoroso errore giudiziario lungo dieci anni che andrebbe perseguito.

Gli ultimi fatti. Il gip del tribunale di Bari, su richiesta del pm, ha archiviato il procedimento a carico di Donato Boscia, ricercatore del Cnr, indagato per diffusione colposa di malattia delle piante. A Boscia avrebbero dovuto fare una statua per aver riconosciuto presto, e tentato di arginare, la Xylella fastidiosa, il batterio che ha provocato il disseccamento di decine di milioni di ulivi in Puglia, distruggendo paesaggio ed economia. E invece gli è toccato un calvario giudiziario, con l’accusa infamante – lui, che aveva scoperto il batterio – di esser l’untore della malattia all’interno di un oscuro complotto internazionale. 

Questa follia, che resterà nei libri di storia per l’attacco frontale della magistratura al metodo scientifico, inizia nel 2015. Boscia, ex direttore dell’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, su input del suo vecchio maestro Giovanni Martelli, decano dei fitopatologi italiani nel frattempo scomparso, individua che la causa del misterioso disseccamento di ulivi in Salento è un batterio tropicale sino ad allora sconosciuto in Italia: la Xylella fastidiosa.

Immediatamente scatta la procedura europea per i patogeni da quarantena e il governo – all’epoca il ministro dell’Agricoltura era Maurizio Martina – nomina un commissario straordinario, il comandante della forestale Giuseppe Silletti, per attuare un piano di contenimento che, secondo i protocolli, consiste nell’eradicazione delle piante infette per spegnare i focolai del contagio e, in seconda battuta, evitando l’espansione dell’epidemia verso nord.

All’improvviso si diffondono una serie di teorie cospirazioniste, portate avanti soprattutto da attori e cantanti (su tutti la comica Sabina Guzzanti), che parlano di un fantomatico piano della multinazionale Monsanto per sostituire gli ulivi tradizionali con piante ogm (che non esistono). La pistola fumante sarebbe che Monsanto aveva acquisito un decenio prima una società in Brasile che si chiamava Alellyx: l’anagramma di Xylella!

La tesi comica della comica, oltre che dalla politica con il M5s e i Verdi in testa, viene presa sul serio dalla procura di Lecce che nel 2015 avvia un’incredibile inchiesta sui ricercatori e sui funzionari regionali che si occupano del piano di contenimento per diffusione colposa di malattia delle piante, inquinamento ambientale, falso materiale e ideologico in atti pubblici, getto pericoloso di cose, distruzione o deturpamento di bellezze naturali. La tesi delle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci, coordinate dall’allora procuratore capo Cataldo Motta, oltre che infondata scientificamente era profondamente contraddittoria: l’accusa era che gli indagati avevano cospirato per diffondere una malattia provocata da un batterio innocuo. Da un lato i ricercatori erano accusati di un “incredibile ritardo” nell’affrontare la malattia degli ulivi (per agevolare chissà quali speculazioni economiche) e dall’altro si metteva in dubbio che fosse la Xylella a causare la malattia. Il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, andò in tv a “Presa diretta” su Rai 3 per dire che la Xylella non era poi così pericolosa: gli ulivi potevano essere curati con le buone pratiche di una volta, potatura e tanta acqua. Sulla base di questi ragionamenti, la procura indagò i ricercatori e i funzionari, tra cui Boscia e il commissario Silletti, e sequestrò gli ulivi che dovevano essere abbattuti. Fu la fine del piano di contenimento concordato con l’Unione europea.

Il sequestro fu accolto con giubilo da molti agricoltori – la Coldiretti ha addirittura premiato Motta nominandolo nel suo “Osservatorio Agromafie” –, da iene, attori e cantanti e, soprattutto, dalla politica: il presidente della Puglia, Michele Emiliano, definì l’inchiesta dei colleghi magistrati di Lecce come una “liberazione”. Tutti erano contenti di non dove abbattere gli ulivi malati, come imponevano l’Europa e il buonsenso scientificamente fondato. L’inchiesta portò a nulla. Nel 2019 gli stessi pm chiesero l’archiviazione, seppure con un po’ di fango sui ricercatori nelle motivazioni, e una parte venne trasferita a Bari per competenza. Nel 2023 anche questo troncone è stato archiviato, ma nel frattempo è stata aperta un’altra inchiesta nei confronti di Boscia. Che ora il tribunale di Bari ha di nuovo archiviato, stavolta con parole definitive: “Boscia ha agito in coerenza con la disciplina vigente, sulla scorta delle conoscenze scientifiche all’epoca disponibili”. E’ la procura di Lecce che ha fatto l’esatto contrario. Secondo il consulente della procura, riporta l’ordinanza, “probabilmente se il problema Xylella fosse stato affrontato immediatamente, nel 2013, estirpando rapidamente le piante infette... senza perdere quasi sei anni di tempo, la malattia sarebbe stata localizzata in un’area molto ristretta del Salento e non si sarebbe propagata oramai in ben quattro province della regione Puglia”. In pratica, a far avanzare l’epidemia è stato il sequestro imposto dalla procura di Lecce che ha fatto saltare il piano di eradicazioni e contenimento. Bene l’archiviazione di Boscia ma, vista l’obbligatorietà dell’azione penale, ora bisognerebbe ribaltare l’inchiesta per diffusione colposa di malattia delle piante sugli allora magistrati di Lecce.

 

 

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali