L'intervista

Il prof. Maiello: “Cinturrino? Arrestato anche con il decreto Sicurezza”

Gianluca De Rosa

Pd e Avs chiedono al governo di ritrattare la norma. Ma come erano false le promesse dei partiti di maggioranza sullo "scudo" per i poliziotti, tanto lo sono adesso le grida contro una regola che non cambia nulla. "La legge ordinaria non può cambiare il principio di legalità", dice il titolare della cattedra di Diritto penale alla Federico II di Napoli

“Cinturrino? Le indagini e il suo arresto ci sarebbero stati anche con le nuove regole del decreto sicurezza. Le ragioni che hanno indotto il governo a varare quella norma non le capisco, ma in ogni caso questa nuova regola è totalmente neutra rispetto al potere/dovere del pm di fare chiarezza su quello che è accaduto. Questo è fuori discussione”. A parlare è Vincenzo Maiello, avvocato e professore ordinario di Diritto penale all’università Federico II di Napoli. Al Foglio spiega come l’ormai celebre “scudo penale per le forze dell’ordine” – uno dei piatti forti del decreto Sicurezza del governo Meloni – non avrebbe cambiato niente nel procedimento penale a carico dell’ormai ex poliziotto Carmelo Cinturrino, accusato di omicidio volontario dopo aver ucciso, sparando, uno spacciatore nel quartiere Rogoredo, a Milano, lo scorso 26 gennaio. In un primo momento era sembrato che Cinturrino avesse sparato per legittima difesa. Ieri però è stato lui stesso a confessare come la pistola finta trovata accanto al pusher ucciso fosse stata messa da lui sul luogo del delitto.

 

Dopo queste novità, le opposizioni, da Avs al Pd, chiedono ora di cancellare lo “scudo”. E d’altronde la regola era stata inserita dai partiti di centrodestra nel decreto proprio nei giorni successivi ai fatti di Rogoredo per scongiurare che in casi di legittima difesa – come appariva in quelle ore la vicenda di Cinturrino – i poliziotti non si trovassero più ad affrontare ingiuste indagini. Ma come spiega il prof. Maiello mentivano allora i partiti di maggioranza, e lo fanno oggi, in modo uguale e contrario, quelli di opposizione. Le regole inserite nel decreto sicurezza non avrebbero evitato le indagini. La norma – che non riguarda solo gli agenti ma tutti coloro che commettono un potenziale reato in presenza di una di quelle che il diritto penale chiama cause di giustificazione (legittima difesa, stato di necessità, uso legittimo di armi, esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, consenso dell’avente diritto) – prevede che: “Quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, il pm procede all’annotazione preliminare, in separato modello”. Insomma, l’iscrizione nel registro degli indagati avviene lo stesso, seppur su una sorta di addendum al normale registro. Lo scopo sarebbe quello di velocizzare le indagini, invitando i pm a darsi una mossa. Il decreto sicurezza infatti prevede per gli iscritti in questa speciale sezione che il pm decida sull’eventuale archiviazione entro 30 giorni. Ma per il magistrato resta comunque salva “nei casi in cui lo ritenga necessario” la possibilità di “procedere al compimento di ulteriori accertamenti” anche oltre quel tempo. Come sarebbe avvenuto anche nel caso di Cinturrino.

 

Dice Maiello: “Dalla previsione di registri differenziati di iscrizione non può discendere alcuna implicazione negativa sulla doverosità e sull’ampiezza delle indagini riservate al pm. Se così non fosse si andrebbe a incidere sull’obbligatorietà dell’azione penale. C’è una meccanica di momenti di accertamento – prosegue il prof. – che è imposta dal principio di legalità: occorre prima ricostruire la conformità di un fatto a una precisa disposizione incriminatrice e, solo successivamente, calare la sonda dell’accertamento per verificare la configurabilità di una eventuale scriminante, e cioè di una causa oggettiva che esclude il carattere antigiuridico di quel fatto che tipicamente costituirebbe invece un reato. Nessuna legge ordinaria può cambiare questa meccanica”. Non solo. Aggiunge ancora Maiello: “Se qualcuno provasse a escogitare qualche soluzione eversiva di questo ordine, quella soluzione sarebbe costituzionalmente illegittima”. Insomma la sensazione è che a destra con la redazione del decreto, e a sinistra con la contestazione, si stia facendo solo teatro. “Esatto”, risponde Maiello. “Il garantismo ha messo così bene le radici nel nostro sistema costituzionale che certi livelli resistono anche a delle sortite improvvide di qualche maggioranza di governo e agli speculari tentativi di strumentalizzazione delle opposizioni. Siamo sufficientemente blindati, per fortuna”.