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Editoriali
"Petrolgate" e "Totalgate”, scandali che non lo erano
Dopo 16 anni, sono stati assolti Eni e sei suoi dirigenti coinvolti nell'inchiesta dove erano accusati di traffico di rifiuti illeciti per lo smaltimento degli scarti del Centro Olio Cova di Viggiano in Basilicata. La rivincita di Renzi sull'indagine “Totalgate”
A distanza di sedici anni dall’inizio delle indagini e dopo dieci anni di processi, la Corte d’appello di Potenza ha assolto Eni e sei suoi dirigenti coinvolti nell’inchiesta “Petrolgate”, accusati di traffico di rifiuti illeciti per lo smaltimento degli scarti del Centro Olio Cova di Viggiano in Val d’Agri, in Basilicata. La sentenza ha annullato le condanne in primo grado emesse nel 2021 nei confronti degli imputati e ha revocato anche la confisca di 44,2 milioni di euro che era stata disposta, quale profitto del reato, ai danni di Eni. L’inchiesta deflagrò nel marzo 2016 con gli arresti domiciliari per cinque dipendenti Eni e il sequestro di alcuni impianti funzionali all’attività produttiva in Val d’Agri, che conseguentemente è stata interrotta.
Quasi contemporaneamente, sempre nel marzo 2016, la procura di Potenza lanciò anche l’indagine “Totalgate”, incentrata su un presunto giro di mazzette per gli appalti collegati al giacimento petrolifero Tempa Rossa, sempre in Val d’Agri. Anche questo processo si è concluso a distanza di anni con l’assoluzione di tutti i principali imputati, ma la vicenda ebbe un risalto nazionale, tanto da portare alle dimissioni l’allora ministra Federica Guidi per il coinvolgimento dell’ex compagno, Gianluca Gemelli (la cui posizione fu poi archiviata), e in seguito all’indecente pubblicazione sui giornali di alcune conversazioni private tra i due, intercettate dai pm. Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, che all’epoca guidava il governo, ora attacca “il silenzio” che ha avvolto le assoluzioni. Proprio ieri, inoltre, ha incassato una sentenza della Corte costituzionale che dichiara insindacabili le dichiarazioni da lui rese nel 2022 in televisione nei confronti di Francesco Basentini, uno dei pm dell’indagine “Petrolgate”, poi diventato capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. “Partendo da una presunta ipotesi di reato è stato protagonista di un buco nell’acqua e come premio è andato al Dap”, disse Renzi criticando la nomina di Basentini da parte dell’allora Guardasigilli di M5s Alfonso Bonafede.
L'editoriale del direttore