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Giustizia paramafiosa. Gli audio dei violenti interrogatori della procura di Trani
Dopo il caso dei pm condannati per violenza sui testimoni, ecco le registrazioni degli interrogatori. I magistrati condannati? Uno ora fa il giudice, l’altro lo farà a breve. Un’indagine con prove
Come pubblicato in esclusiva dal Foglio, il caso della procura di Trani e dei suoi metodi ben oltre i limiti è emblematico di tutte le disfunzioni della magistratura. Dal comportamento irresponsabile dei magistrati fino alla perversione del funzionamento del Csm condizionato dalla nefasta logica correntizia.
Questa storia inizia il 20 dicembre 2014, quando scatta l’operazione giudiziaria “Sistema Trani”. Il pm Michele Ruggiero (che tra un mese farà il giudice a Torino) arresta sei persone, tra cui il sindaco della città Luigi Riserbato, e ne indaga altre sette. I magistrati convocano persone informate dei fatti, quindi non indagate e senza assistenza di un avvocato. I testimoni vengono interrogati non perché i pm abbiano delle prove, ma perché le cercano come fondamento delle accuse che hanno formulato. O dite quello che vogliamo o andate in galera, questa è l'alternativa offerta dai magistrati.
E' il caso di Roberto Scarcella, amministrattore di Italtraff, società che aveva vinto un appalto al comune di Trani, e di Antonio Marzo, suo cognato di 80 anni, fondatore dell'azienda, convocati per incastrare il capo della polizia municipale, Antonio Mudigno, accusato dai pm di essere "un tangentaro mortale": Il messaggio del magistrato è chiaro: vi mando in galera se quello che mi direte non converge con la verità che io già conosco.
"Le cose che vi dobbiamo chiedere, noi le sappiamo già" , dice il pm Ruggiero: "Vi abbiamo convocato per capire se ciò che ci dite converge con le nostre risultanze. Se non converge, lei (ndr, Scarcella) se ne va in galera veloce".
Poi, iniziano gli interrogatori singoli. L'interrogatorio a Scarcella è un susseguirsi di minacce e insulti da parte dei pm per estorcere confessioni o accuse. Il pm anche qui è diretto: io ti posso mandare in galera, ho tutte le carte; ma se accusi questa persona, ti lascio libero.
"Tu sei di un'ignoranza totale, mettiti nelle mani di chi le sa le cose. Noi prenderemo le carte che abbiamo e vi manderemo al supercarcere" , viene detto a Scarcella nel corso dell'interrogatorio. Ma "oggi sono io che ho voluto dire al mio collega 'diamogli una possibilità'. Così abbiamo fatto con altri. E altri si sono convinti. Chi perché la famiglia, chi perché ha problemi di salute. (...) Lei, Scarcella, ha questa possibilità: ci chiarisce questa cosa e potete andare. Se voi non ci chiarite questa cosa, voi queste cose le spiegherete, in manette, davanti a un giudice".
Non solo nell'interrogatorio si ripete un metodo minatorio, ma emergono anche dei particolari impressionanti. Come il sadismo con cui i pm trattano Marzo, un signore di 80 anni con seri problemi di cuore.
"Marzo, noi le vogliamo così bene che vogliamo farla tornare a Trani… guardi che meraviglia… guardi qui – dice il pm Ruggiero indicando il panorama che si vede dalla finestra – Lei la conosceva la città di Trani? E’ bellissima… dal carcere di Trani c’è una visuale sul mare stupenda, e secondo me a lei col problema che c’ha (al cuore, ndr) le fa pure bene stare un po’ tranquillo"
Ma i magistrati non avevano preso in considerazione il coraggio del signor Marzo, che non cede al ricatto. Tra la rovina economica, la galera o l'accusa a un altro uomo, lui sceglie la rovina.
La risposta di Marzo è eroica: "Ma com’è, a ottant’anni uno fa andare in galera una persona? E senza che sia vero? Ma come ragioniamo? Giudice, mi dispiace. Non posso fare come mi chiedete, state facendo pressione. Io non mi piglio la responsabilità di rovinare una persona se non è vero..,l’azienda è mia e posso rovinarla… l’altra persona no… sono una persona corretta"
Ma le minacce non si fermano agli imprenditori. Arrivano anche ai lavoratori. E' il Caso di Paolo Ciraselli, un giovane dipendente di una cooperativa che lavora per il comune di Trani. Anche lui viene minacciato di andare in galera se non accusa, come pretendono i pm, un funzionario comunale, Sergio De Faudis, di prendere soldi dalla cooperativa. Il ricatto fa leva sui sentimenti familiari: la minaccia è l'arresto che gli avrebbe impedito di assistere al matrimonio della sorella, che si sarebbe tenuto due giorni dopo l'interrogatorio.
"Paolo, tu i cazzi che sai li devi dire se no sono cazzi tuoi, hai capito qual è il problema?” , dice il pm Ruggiero. Ai ripetuti dinieghi del giovane teste, che diceva di non essere a conoscenza di alcuna dazione di denaro, il pm attacca: “Noi lo sappiamo per certo. Domani ti daremo la prova e ti metterai a piangere, quindi o piangi mo’ o piangi dopo, perché una cosa è essere libero e una cosa è essere detenuto, e ti sei rovinato".
Molto più drammatico è l’interrogatorio di Giuseppe Fortunato, un collaboratore esterno dell’azienda che ha seguito l’appalto a Trani, a cui viene chiesto di accusare i titolari dell’azienda con cui era entrato in contrasto per questioni economiche dichiarando di essere a conoscenza delle tangenti. Ma anche lui nega.
La minaccia, ancora una volta è la galera e la rovina economica familiare, con conseguenze anche sui giovani figli: “Lei vuole rispondere di concorso di turbativa d’asta o di concorso in corruzione e turbativa d’asta? Esistono delle misure cautelari devastanti. Non è il fatto di stare in galera, ma tutto quello che comporta”.
Ma Fortunato nega di essere a conoscenza di qualsiasi tangente: “Dottore, io ho fatto sempre il mio lavoro onestamente, non ho fatto nulla e non mi sento coinvolto in nulla; se dovesse succedere quello che dice lei, finiremo in galera. Più che un colpo di pistola non possiamo fare, ci spariamo e abbiamo finito la storia”.