Foto Lapresse

l'intervista

Ceccanti: "Bene l'attivismo di Meloni sul Sì al referendum. Ma non si deve estremizzare il dibattito"

Riccardo Carlino

"Le campagne di destra e sinistra non c'entrano niente con il testo, eppure dominano la scena. Così non si fa capire agli elettori il vero impatto che la riforma avrebbe sulla loro vita", spiega il costituzionalista ed ex deputato dem

“Bene il maggiore attivismo di Meloni e Fratelli d’Italia per il Sì al referendum. Ma per vincere bisogna parlare della riforma nel suo contenuto, estremizzare il dibattito è deleterio”. Lo dice al Foglio Stefano Ceccanti, costituzionalista, volto storico del Partito democratico e sostenitore del Sì alle urne del 22 e 23 marzo. Sullo sfondo ci sono alcuni post della premier e del suo partito, entrati ormai a gamba tesa nella campagna referendaria a favore del Sì, senza però troppo badare alle questioni specifiche della riforma. Come ricordiamo qui, negli ultimi giorni Meloni ha criticato fermamente i giudici di Roma per aver condannato lo stato a risarcire un immigrato irregolare trasferito in Albania. Nel bersaglio della premier c’è stato anche il risarcimento disposto dal tribunale di Palermo per l’illegittimo blocco amministartivo della nave Sea Watch 3. La sua comandante, Carola Rackete, in svariati fotomontaggi fatti con AI sul profilo X dei meloniani è ritratta sorridente mentre conta banconote da 500 euro, con sotto il richiamo al referendum: “Sì - deve cambiare”.

 

                                


 
“Questo è un modo di fare diseducativo, perché non aiuta i cittadini a capire quale sia la reale posta in gioco della riforma”, afferma Ceccanti, sottolineando come il dibattito sia stato estremizzato tanto a destra quanto a sinistra. “Da un lato si dice che c’è il rischio che la giustizia diventi subalterna alla politica, dall’altro che la politica possa prendere il primato sulla giustizia. Sono due campagne che non c'entrano niente con il testo, eppure – spiega il costituzionalista – dominano la scena. Non so questa cosa a chi giovì”. Da qui l'appello agli esponenti del Sì, Meloni compresa: “Consiglierei di parlare del referendum sottolineando il cuore della riforma, grazie al quale si creerebbe maggiore pluralismo dentro l’ordine giudiziario e un sistema della giustizia molto più razionale di quello attuale. Bisogna far capire ai cittadini le ricadute che avrebbe sulla loro vita”.
 
In mezzo a un dibattito così confuso ed estremizzato, il rischio è la gente a marzo non vada proprio a votare. In uno scenario del genere, stando agli ultimi dati di Youtrend, il fronte del No avrebbe vittoria facile. Al contrario, con un’affluenza maggiore, il Sì si piazzerebbe al 51 per cento. "Noi sappiamo che fino alla fine l'esito di questo referendum sarà incerto. Per questo serve che che votino più elettori possibili – dice Ceccanti – ma per avere questo risultato occorre evitare una campagna di estremizzazione che fa scappare le persone dalla consultazione”.