Ansa
Editoriali
La sconclusionata tesi dei “sette articoli” della riforma della magistratura
Un altro argomento falso e sbagliato. L’errore sta nel fatto che le modifiche alla Costituzione non si contano, ma si pesano. E soprattutto gli articoli riformati sono solo due: l'art. 104 che introduce la separazione delle carriere e l'art. 105 che istituisce un’Alta corte disciplinare
Tra i tanti argomenti sconclusionati contro la riforma costituzionale della magistratura, ultimamente se ne fa strada uno di tipo quantitativo che viene recitato, da politici e anchorman televisivi (anchorwoman, talvolta) con una certa enfasi: “La riforma Nordio modifica ben sette articoli della Costituzione!”. E’ un argomento che riesce a essere al contempo falso e sbagliato. L’errore sta nel fatto che le modifiche alla Costituzione non si contano, ma si pesano. Cambiare un solo articolo può avere un impatto sulla vita civile e democratica superiore a quello di dieci modifiche. Si pensi solo, ad esempio, se venisse soppresso o stravolto l’articolo 21 sulla libertà d’opinione e di stampa o l’articolo 27 sulla presunzione d’innocenza.
Ma la tesi dei “sette articoli” è anche falsa sul piano sostanziale. Perché, in realtà, gli articoli della Costituzione riformati dalla legge costituzionale sottoposta a referendum sono due: l’art. 104, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, istituisce i due rispettivi Csm e stabilisce il sorteggio come metodo per la loro nomina; e l’art. 105, che istituisce un’Alta corte a cui è affidata la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati sia giudicanti sia requirenti. Niente di più, niente di meno. Gli altri cinque articoli vengono cambiati semplicemente per rendere coerente e consequenziale il testo costituzionale con la separazione delle carriere: gli articoli 87, 102, 106, 107 e 110 vengono aggiornati solo nei riferimenti al Csm e alla magistratura, per precisare che ci sono due carriere (giudicante e requirente) e due Csm (non più uno). La tesi dei “sette articoli” è quindi propaganda di bassa lega, ma se davvero chi lo propone ritiene che nel giudizio sulla riforma sia determinante il numero di articoli modificati, ora ha cinque motivi in meno per votare No.