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Meloni prepara l'appello al voto al referendum: “Serve al paese”

Giovanni Lamberti

La data cerchiata in rosso è quella del 12 marzo: da Milano (a meno di soprese romane) la premier lancerà la mobilitazione per portare gli italiani alle urne il 22 e 23 marzo. La kermesse servirà a far capire all'elettorato del centrodestra l'importanza della partita

Roma. Un appello ad andare a votare. Con un messaggio semplice: “Questa è una riforma che serve al paese, non al governo”. La data cerchiata in rosso è quella del 12 marzo, la kermesse che i gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, salvo sorprese romane, dovrebbe tenersi a Milano. Sarà, spiegano in FdI, l’occasione per Giorgia Meloni per lanciare la mobilitazione dei cittadini al referendum del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere dei magistrati. Nessuna intenzione di politicizzare il voto, l’obiettivo è portare gli italiani alle urne. Soprattutto quelli disorientati dallo scontro in atto. La premier lo ha spiegato anche al Guardasigilli Carlo Nordio, viene riferito dalle stesse fonti, “non bisogna cadere nelle provocazioni” della sinistra e dell’Anm. Il rischio non è solo destabilizzare il sistema ma anche quello di allarmare tutti coloro nel campo della sinistra che vogliono cambiare la giustizia. L’appello al voto servirà a far capire all’elettorato del centrodestra l’importanza della partita. Perché è vero che Meloni vuole tenere fuori l’esecutivo dalla tempesta che si sta scatenando ogni giorno di più, ma è chiaro – come sottolinea un dirigente del partito di via della Scrofa – che qualora perdessimo il referendum “il governo ne uscirebbe azzoppato”. Insomma, la coalizione non si può permettere l’astensionismo del centrodestra. E di lasciare a casa quei moderati che in questo clima di tensione potrebbero essere tentati di disertare la consultazione. Il ‘mantra’ resta sempre quello di tenere i toni bassi, di restare nel contenuto della riforma. “La sinistra vuole politicizzare il voto per dare una spallata al governo, per far capire ai riformisti del Pd che il 22 e il 23 marzo devono votare no per mandarci a casa”, sottolinea un altro esponente di FdI, “non lo permetteremo”.

 

 

Il vertice di due giorni fa a Palazzo Chigi, alla presenza dei vicepremier Tajani e Salvini e del leader di Noi moderati Maurizio Lupi, ha smosso le acque. Si è deciso, tra l’altro, che ci sarà un coordinamento delle iniziative dei comitati e dei partiti dell’alleanza sul referendum. Insomma che la regia del ‘dossier giustizia’ sarà a Palazzo Chigi. Ci sarà presto un’altra riunione ad hoc, ma il convincimento in maggioranza è che “arriverà l’impegno della premier”. Quando? Al momento utile, dieci giorni prima della data fatidica. “Aspettiamo tutti – dice il deputato di FI Pietro Pittalis - l’intervento di Meloni. A vincere si vince, ma per ora ci sono i focosi da una parte e dall’altra, si deve puntare agli indecisi”. “Tutti gli indicatori danno la vittoria del sì”, sottolinea l’altro azzurro Enrico Costa. “Le minacce di morte nei miei confronti – spiega la leghista Simonetta Matone – hanno fatto capire a tutti noi che lo scontro si è alzato. Perfino l’avvocato Coppi mi ha chiamato per dirsi indignato da questa violenza contro di me”. Nel fine settimana a Bologna ci sarà un convegno organizzato dai gruppi di FdI, alla presenza dei ministri  Nordio e  Piantedosi. Ci saranno altre kermesse sul territorio, poi ci sono le iniziative dei comitati, come quello del ‘Sì riforma’ che ieri ha radunato giuristi e professori nell’Aula magna del tribunale di Milano.

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